Weltbilden - Visioni del mondo di Davide Coppes e Maurice Pepellin

Marcel, scrittore

 

Quel giorno la metro era particolarmente affollata. I turisti avevano invaso la città approfittando del bel tempo per godere di un week-end di svago.

Alla fermata di Stephansplatz le persone si riversarono nella metro, come se fossero attratte da una forza oscura che le guidava in quel labirinto sotterraneo. Non un solo spazio era lasciato libero: carne umana, zaini e borse avevano riempito quel luogo così angusto rendendo difficoltoso il seppur minimo movimento.

Immersa nella folla, un'anziana signora aveva perso l'equilibrio e, cadendo contro un grasso signore, aveva causato una sorta di domino umano. Nel turbinio di sguardi e urla venutosi a creare, il fiore di Ruppert urtò la borsa di Fenchurch: si gualcì così il regalo destinato alla donna tanto gentile e tanto onesta che attendeva alla fermata successiva.

Parte della bellezza di quel fiore così candido e puro sfumò nel labirinto del tempo, rendendo forse felice Venere, la quale, in un punto sconosciuto di quello stesso labirinto, aveva maledetto il fiore che, con la sua bellezza, osava sfidarla.

Ruppert osservò premurosamente il fiore: sebbene fosse leggermente sciupato, la sua delicatezza originaria era ancora intatta. Il suo lieve profumo, dolce ma con una sfumatura sensuale, gli infuse un senso di tranquillità: era la stessa fragranza di quando, bambino, soleva trascorrere l'odoroso maggio correndo nei campi fioriti.

In quel momento, la metro si fermò stridendo e Ruppert fu riportato alla realtà dalle urla lancinanti della bestia metallica: si affrettò a scendere non appena si aprì uno spiraglio verso l'agognata libertà. In quello stesso istante una giovane dama si avviò agile e nobile nella sua direzione: non una parola, non un saluto ma un tenero bacio segnò il loro incontro.                       

 

 

 

Albert, fisico

 

Ero in ritardo. Non volevo far attendere i miei studenti, i quali sicuramente erano ansiosi di iniziare la lezione introduttiva sulla relatività ristretta.

Balzai sulla metro appena una frazione di secondo prima che le porte iniziassero il loro movimento di chiusura. Avevo appena aperto l'articolo sui gluoni, datomi il giorno prima da un mio collega, che la metro iniziò il suo moto. L'accelerazione del convoglio colse impreparate quelle masse che, assoggettate al principio di inerzia, si opposero al movimento. Data la posizione verticale, il loro baricentro si collocava ad un'altezza media di 0,95 metri. Considerando inoltre una base d'appoggio di circa 0,075 metri quadri, si può facilmente calcolare che i corpi, raggiunta un'inclinazione di pressappoco 15 gradi, sarebbero caduti rovinosamente. Questo è ciò che puntualmente accadde: un'anziana signora, la cui massa era all'incirca di una sessantina di chilogrammi, si sbilanciò a tal punto che il suo baricentro uscì dalla esigua base d'appoggio. Essendo la sua velocità di un paio di metri al secondo, la quantità di moto fu sufficiente a far sbilanciare anche il corpo su cui pesantemente cadde. Tutto ciò avvenne concordemente al terzo principio della dinamica.

A questo punto successe un fenomeno simile a quello di una singola molecola in movimento circondata da molecole stazionarie rispetto ad essa: pian piano, la sua velocità si distribuisce a tutte le molecole, conformemente al principio di conservazione dell'energia. In questo caso, la caduta di un singolo corpo causò la caduta di tutti gli altri. Ogni corpo trasmetteva parte della propria energia, in un urto anelastico, al corpo successivo, sbilanciando anche questo e causando una reazione a catena che colse tutti impreparati. L’entropia del vagone aumentava a vista d’occhio: circa il sessanta per cento dei passeggeri si trovava a terra, mentre il restante quaranta per cento aveva vincolato un proprio arto ai pali appositamente collocati e aveva così evitato la caduta.

Una volta terminata la fase di accelerazione, tutti si trovarono nuovamente in un sistema di riferimento pressappoco inerziale e poterono così rimettersi facilmente in piedi. Il silenzio calò nel vagone; si udiva soltanto il fruscio del pantografo sui cavi che fornivano l'alimentazione ai potenti motori, sfruttando la corrente elettrica alternata.

Spesso mi occupo di fisica assai complessa, come quella trattata nell'articolo che non ero ancora riuscito a leggere, mi stupii quindi di come una tale situazione potesse essere perfettamente descritta dai semplici principi della dinamica newtoniana e dell'elettromagnetismo. Le leggi che governano questi fenomeni non hanno nulla a che vedere con la meccanica quantistica, con la quale lavoro quotidianamente, ma mi permettevano ugualmente di spiegare ciò che accadeva. Eppure sapevo che, senza le fondamentali interazioni a livello subatomico di cui essa si occupa, non sarebbe stato possibile nulla di tutto ciò. Compresi che quelle leggi sono una rete nascosta e intangibile, ma al tempo stesso fondamentale e necessaria, al punto da essere alla base di tutto il mondo fisico.

 

 

 

Carl, botanico

 

Stavo rientrando a casa dopo una lunga nottata passata a cercare di concludere il lavoro. Non sono abituato a lavorare a scadenza e dover finire il trattato prima della conferenza di Klagenfurt mi faceva lavorare in un perenne stato di ansia.

Ero sulla metro quando vidi, nel mio stesso vagone, un ragazzo che teneva in mano un fiore reciso. Mi stupii perché si trattava proprio di una zantedeschia, un'aracea sulla quale verteva il mio trattato. In particolare, il ragazzo era in possesso di una zantedeschia aethiopica, comunemente nota come calla. È stupefacente pensare come questo fiore, originario del Sudafrica e del Malawi, sia ora coltivato in tutto il mondo in virtù della sua bellezza.

Io lo studiavo per altri motivi beninteso, era infatti la sua struttura così particolare ad attirare la mia attenzione. Quella parte che si potrebbe identificare come pistillo di fatto è il fiore intero e ciò che potrebbe sembrare un petalo in realtà è una brattea, ossia una foglia incurvata che protegge il fiore dal gelo e dalle malattie. Lo spadice centrale è il luogo in cui, in primavera, si formano delle piccole infiorescenze bianche, che permettono l'inseminazione vera e propria. Nella parte superiore si formano i fiori maschi che fecondano i fiori femminili sbocciati più in basso.

Alla fermata successiva vidi il ragazzo scendere e andare incontro a una giovane donna. Osservai con la coda dell'occhio, mentre il treno già ripartiva, un sorriso spalancarsi sul volto della ragazza mentre questa annusava il fiore. Erano gli oli essenziali in esso contenuti a renderne così piacevole l'odore. In effetti il loro scopo è proprio quello di attirare gli insetti impollinatori, oltre a diffondere vapore acqueo per limitare la dispersione idrica del fiore.

 

 

 

Rachel, biologa

 

Quel giorno finalmente lo avrei rivisto.

La mattina mi svegliai presto; l’emozione mi impediva di dormire ulteriormente. Andai a correre, così da impiegare quelle poche ore che mi separavano dal tanto atteso incontro. Non lo vedevo da sei mesi, dal giorno in cui partì per catturare l’essenza del mondo nei suoi scatti.

Mentre scendevo le scale della stazione per raggiungere la fermata, le ginocchia iniziarono a tremarmi a tal punto da farmi inciampare, rischiando di cadere. Il solo pensiero di rivederlo aveva fatto alzare i valori di noradrenalina nel mio sangue: ecco spiegato l'improvviso tremore.

Arrivai alla fermata appena in tempo: la metro si stava arrestando proprio in quel momento. Le porte si aprirono. Il cuore iniziò a battere frenetico; veloce, sempre più veloce, sembrava voler irradiare la sua euforia a tutto il corpo, portando sangue a tutti i muscoli. Quel vecchio furbacchione, in realtà, stava preparando tutto l'organismo ad un possibile rapporto sessuale. Come se quella fosse la mia prima preoccupazione!

Quando le porte si aprirono la gente si riversò fuori. Lui non c'era. Che avesse cambiato idea e non volesse più vedermi? Magari aveva trovato un'altra, dimenticandomi. No, eccolo mentre scendeva qualche scompartimento più in là.

Quando lo vidi, così tenero e dolce con un fiore in mano, il tempo rallentò fino a fermarsi. Il luogo, prima affollatissimo, ora mi sembrava deserto. Non vedevo che lui; non c'era più nulla oltre a noi, tutto il resto del mondo era scomparso. Eh sì, anche questo è uno dei tanti effetti della noradrenalina: è lei che ci consente di focalizzarci solo sul qui e ora, ovattando tutto il resto.

Lui era emozionato quanto me; lo capii dai suoi occhi, così sfavillanti e luminosi, quasi fossero due stelle scese dal cielo. Non era magia, ma ci si avvicinava: era l'effetto della dopamina, che dilata le pupille e contrae le palpebre.

Lo raggiunsi velocemente, ma senza correre poiché le gambe ancora faticavano a reggermi. Presa com'ero dal turbinio di emozioni che mi assalivano in quel momento, dimenticai il bel discorso scritto giorni e giorni prima e non fui in grado di proferire parola.

Giunta dinnanzi alle sue labbra fui inebriata dal suo profumo travolgente; in quel momento non potei trattenermi e lo baciai. Un'ondata di cortisolo mi attraversò tutto il corpo, cancellando ogni segno di stanchezza e di stress. Ero lì, assieme a lui, ci baciavamo, ero felice. Tanto mi bastava nella vita, non chiedevo altro. Sarà stato l'effetto di quell'ormone o il profumo tenero di quel fiore stupendo, ma in quell'istante null'altro aveva più senso: tutte le preoccupazioni che mi avevano tormentata fino a quel momento erano scomparse, come se quel bacio le avesse fatte svanire.

La dopamina arrivò al cervello procurandomi una tale euforia che quasi mi girò la testa. Una sensazione di piacere puro mi invase tutta: ero veramente in paradiso. Non so perché ci piaccia tanto, ma cosa c'è di più travolgente, appassionante e allo stesso tempo dolce e romantico di un tenero bacio? Così espressivo, così caratteristico; non solo ci inebria, ma ci permette di capire chi stiamo baciando. Infatti la distanza diventa nulla, i due corpi si fondono in uno solo. Ci si ascolta, si respira il profumo dell'altro, se ne sente il gusto delle labbra, umide e delicate. Attraverso la saliva, con i suoi batteri, capiamo molto di chi ci sta accanto: se è in salute o in malattia, cosa ha mangiato e cosa ha bevuto. È così che il più semplice gesto d'amore, con tutte le sue sfaccettature e i suoi molti modi d'essere, riesce a svelarci più di mille parole.

 

 

 

Postfazione

 

Una delle critiche che più spesso muoviamo alla scienza è di essere arida e fredda. In realtà, la scienza analizza ciò che la letteratura evoca, aumentando così la meraviglia del fenomeno. Capire le ragioni di ciò che accade non può che accrescere il nostro stupore e la nostra voglia di conoscere e di ammirare. Inoltre, la molteplicità delle scienze permette di studiare la realtà da più punti di vista, dando origine a quella visione globale che è tipica dei grandi artisti.

Scienza e letteratura sono soltanto due sfaccettature di una stessa curiosità sul mondo, soddisfatta attraverso due percorsi diversi. L'una analizza i fenomeni e ne cerca le cause; l'altra li evoca, creando immagini sublimi.