La storia si ripete di Alessia Gavaudan

Le palpebre di Anna sbattevano incredule guardando nel microscopio... Non ci poteva credere, ci era riuscita, insieme a Amy, sua sorella e collaboratrice. Da bambine, le due sorelle, appassionate di genetica, ogni volta che guardavano quel piccolo quadretto nel salotto del nonno contenente un frammento della sacra sindone, tramandato di padre in figlio dai tempi dei Templari, sognavano di poter utilizzare le tracce ematiche per poter compiere l'atto più eclatante di tutti i tempi... clonare Gesù.

L'embrione era pronto, ora una delle due doveva portare avanti la gravidanza. La scelta cadde necessariamente su Anna, perché Amy era già incinta e, strana combinazione, il suo futuro nascituro sarebbe stato battezzato con il nome di Giovanni.

Ci fu un attimo di esitazione: è giusto? è blasfemo? avremo delle critiche? sconvolgeremo il volere del Creatore?
Ma erano sempre più convinte di poter portare avanti questa strana esperienza.

La maternità venne portata a termine tranquillamente e così nacque un bambino come tanti, buono, altruista, volenteroso, insomma crebbe sano (d’altronde non ci si poteva aspettare diversamente) appassionato del cosmo, prossimo a laurearsi in ingegneria aerospaziale.

Un giorno, tornando dall'Università, disse alla madre: «Sai mamma, oggi mi è capitata una cosa strana... Mentre stavo camminando, ho assistito a una scena in cui una ragazza stava attraversando la strada guardando il telefono. Quando una macchina stava per investirla, ho alzato la mano come per dirle di fermarsi e, proprio in quel momento, la ragazza ha fatto un balzo indietro come spinta da qualcosa. Ho avuto l'impressione di essere stato io a far accadere il tutto!».

La madre sorrise, coccolandosi dentro il segreto che portava e domandandosi se era degna di essergli madre.

Gli anni passarono, il ragazzo si laureò. A 30 anni già colonnello ed esperto pilota dell'Aeronautica Militare. Essendo ingegnere aerospaziale, collaborava alla progettazione e alla realizzazione de "Il Pianeta di mezzo" (una mega stazione spaziale completamente autonoma interposta tra la Terra e la Luna), un vero Paradiso.

Dopo due anni, per un vile atto terroristico, questo pianeta minato rischiò di scoppiare schiantandosi contro la Terra con effetti catastrofici. Abbatterlo era improponibile, per dimensione e vicinanza. Il giovane ingegnere, in un gesto eroico s'impossessò di un mezzo speciale con il quale trascinò il più lontano possibile dalla terra il suo sogno di un mondo migliore e con lui scomparve nell'enorme scoppio.

Da quel giorno non si seppe più nulla di quel ragazzo che si sacrificò per l'umanità per colpa della stessa. 10 anni più tardi il cielo restituì alla Terra la navicella in cui tutti pensavano ci fossero i resti mortali del salvatore. Vi trovarono solo la tuta vuota, al suo interno, sul tessuto, i segni della passione e la sua immagine impressa come sulla Sacra Sindone. Pochi giorni dopo le autorità conferirono un'onorificenza alla madre e le fecero dono di un piccolo quadretto contenente un frammento della tuta.

Tutt'oggi lo conserva appeso accanto al piccolo quadretto del nonno.