La storia si ripete di Francesco Carino, Francesco Maria Colurcio e Vincenzo Lipardi

Riflessioni in punto di morte.

Vi siete mai chiesti se gli atomi hanno la facoltà di pensare, immaginare e se hanno il bisogno di ricercare il senso della propria esistenza? A me piace pensare che invisibili corpuscoli che ci compongono e che portano (secondo i sostenitori della teoria delle stringhe) dentro di sé altre dimensioni della realtà da cui noi siamo preclusi abbiano dei sentimenti.

Se riflettiamo, ci accorgiamo che non vivono una vita così diversa dalla nostra. La loro condizione politica è dettata dallo stato della materia che compongono; così risultano, proprio come noi, alcuni liberi e altri costretti a rimanere sempre nello stesso corpo. Dal punto di vista giuridico, nonostante siano governati dalla Costituzione della Chimica-Fisica, devono piegarsi alla legge del più forte, in quanto l’atomo più forte si appropria degli elettroni che gli necessitano a scapito del più debole. Per non parlare poi della condizione sociale che sono costretti a vivere: se sono gas nobili, a cui non dispiace la solitudine, sono a posto, ma tutti gli altri sono costretti a cercare qualcun altro che voglia condividere con loro i propri elettroni e sperare che questo sia un atomo simpatico (non tutti hanno una fama da altruista, soprattutto il gruppo degli alogeni, che tende a instaurare i rapporti affermando la propria superiorità, dettata dal numero elevato di elettroni che si ritrovano nel livello energetico esterno).

Infatti, come se non bastasse, hanno dei figli irrequieti e vivacissimi. Quanti genitori si lamentano dell’iperattività dei loro figli? Quante volte abbiamo sentito parlare di teppistelli, capaci di mettere a soqquadro casa in tempi brevissimi mentre i genitori non riuscivano a definire la loro posizione nello spazio? Be', la relazione degli atomi mamma e papà con i figli è più impegnativa di qualsiasi altra relazione tra umani. Pensate che non c’è momento in cui mamma e papà atomo possano conoscere contemporaneamente posizione e velocità dei figli. Ogni giorno imprecano contro Heisenberg per quel maledetto principio di indeterminazione che dà una sorta di privacy ai loro piccoli. Una privacy che prima di trasferirsi dalla fisica classica alla meccanica quantistica potevano sognarsi. Il nome dei teppistelli? I quanti!

A questo punto vi chiederete: se anche gli atomi, come noi, non vivono sempre una vita felice, perché precludergli la possibilità di chiedersi qual è il loro scopo nell’universo? E se lo stessero già facendo? E se avessero già trovato la risposta e stessero cercando di comunicarla a noi?

Ecco, a proposito di questo, una sera, mia nonna mi raccontò una storia che potrebbe interessarvi. Ella esordì così:

«Vedi a nonna, tutto ciò che siamo e facciamo avviene grazie all’esistenza di piccoli corpuscoli che chiamiamo atomi, i quali interagiscono tra loro grazie a particelle elementari ancora più piccole: i bosoni. Gli atomi hanno la facoltà di pensare proprio come te, anzi ti dirò di più: sono molto più intelligenti di tutti noi. Però hanno un difetto: una forte sensibilità d’animo. Questa è ciò che ha determinato la nostra nascita. Infatti, essi per sostenersi moralmente iniziarono a unirsi insieme e a formare grossi ammassi di stelle. Come si dice… l’unione fa la forza! La loro convivenza inizialmente riuscì a colmare le depressioni a cui portava la loro condizione di vita difficilissima, di cui quando crescerai ti renderai conto. Poi però realizzarono che avevano bisogno di qualcun altro che potesse comprenderli. Decisero, quindi di creare un essere intelligente. Noi, gli umani.

Indirizzarono subito le capacità intellettive del nuovo essere verso lo studio della natura, per fare in modo che la nuova creatura si rendesse conto dei suoi creatori. Ne sono un chiaro esempio i primi filosofi, i naturalisti, e i matematici; i primi indagavano sul principio della natura stessa e i secondi studiavano la lingua con cui dialogare con essa. Gli atomi videro i primi frutti con le intuizioni di Democrito, il quale riuscì a infondergli un forte senso di fiducia. Così i secoli passavarono e le scoperte si susseguirono. Fino a quando si arrivò a un periodo cruciale per lo studio dell’atomo e delle sue componenti. Per il nostro calendario era tra la fine XIX e l’inizio XX secolo, quello dei creatori probabilmente indicava il 13810000900° anno.
Teorie sempre più precise si susseguirono in questi anni e l’euforia degli atomi era alle stelle: sentivano che il momento che aspettavano da miliardi di anni stava giungendo. 

Ma un evento sconvolse tutto. Accadde ciò che gli atomi non avevano assolutamente previsto. Alcune menti umane corrotte sfruttarono le avanzate ricerche scientifiche per usarle a scopo politico. Era il 6 Agosto del 1945 e l’energia interna degli atomi fu liberata da alcuni uomini per distruggere altri esseri dell’omonima specie. L’incosciente creatura antropomorfa distrusse non solo una città e la vita di migliaia di persone, ma anche l’unica speranza per gli atomi di avere un sostegno morale.

E così, caro mio, i creatori persero definitivamente il controllo sulla propria creatura».

«Ma, nonna, gli atomi saranno costretti per sempre ad essere incompresi?» chiesi.

«Per fortuna no, mio caro. Sappi che gli atomi rimangono sempre dei signorotti buoni e sensibili, e offrono a tutti – e dico tutti – la possibilità di essere individuati, studiati e capiti. Però ricorda una cosa: ci saranno sempre persone che li studieranno per pura passione della conoscenza e che metteranno la scienza al servizio del bene mentre altri che guarderanno alla scienza come uno strumento di potere e…»

«E…?»

«E a te ciò non deve importare, perché tu sei buono e un giorno riuscirai a dimostrare questa storia, così tutto il mondo potrà capire».

«Ho capito dovrò sconfiggere i cattivi come i supereroi nei film».

«Esatto, proprio così».

Dopo più di trent’anni, mi rendo conto degli stupendi insegnamenti che mia nonna riusciva a trasmettermi; la consapevolezza delle grandi potenzialità della nostra mente e l’incanalamento del lavoro di questa verso un fine moralmente accettabile sono solo alcuni dei tanti.
Tutt’ora però un grandissimo dubbio mi assale. Quando mi disse che avrei dimostrato a tutto il mondo della coscienza degli atomi, non mi rendevo conto che problema mi stesse ponendo. È un problema che ancora non sono riuscito a risolvere e che, a questo punto, non risolverò mai. Perciò inizio a pensare che lei intuisse che questo fosse irrisolvibile, e la sua esortazione fosse quella di far conoscere non la soluzione del problema ma il problema stesso, in modo tale che questo possa essere anche attualizzato o adattato a determinate situazioni.

Chissà cosa si auspicava ella realmente! Riflettiamo. Lei voleva che lo spirito della ricerca scientifica divenisse puro come era all’inizio per i filosofi naturalisti le cui doti speculative erano indirizzate, dagli atomi, nello studio della natura. Per fare questo dovevano suscitare curiosità nelle nostre menti. Sicuramente la curiosità viene stimolata più da una domanda che da una risposta. A questo punto dovrei attualizzarla…

Attualizzare la domanda "Gli atomi hanno una coscienza?”: che stupenda eredità mi è stata lasciata dalla nonna, vero?

Ho una brutta notizia per voi: sono riuscito a farlo. E non avendo nipoti, lascio a voi la mia eredità: gli umani hanno una coscienza?

Mi auguro che riusciate a rispondere a questa domanda ma soprattutto spero non facciate come me. Altrimenti un giorno, verrà trovato un racconto, uguale a questo, in cui una nonna non narrerà al proprio nipote della distruzione della speranza degli atomi affidata agli umani ma della distruzione della speranza degli umani affidata ai robot.