La scissione dell'anima di Chiara Gnoffo

Sono diventato Morte, il distruttore di mondi.

Perdonatemi, vi ho tradito; volevo solo la pace.

Questa bomba era quasi irrealizzabile, ma io volevo arrivare a un obiettivo apparentemente impossibile, cercando di fare del mio meglio.

Ricordo ancora quando incaricarono me, Julius Robert Oppenheimer. Che onore! Alcuni fisici avrebbero ucciso per avere la mia posizione e il rispetto che meritavo. Come rinunciare? Era mio dovere verso la patria, verso gli Stati Uniti d’America. Ma chi poteva immaginare un tale seguito?

È stato “The Gadget” a riempire ogni momento degli ultimi tre anni della nostra vita. Nostra, perché noi tutti abbiamo dato il nostro contributo, rompendoci la testa giorno e notte su calcoli e teorie.

Era stata un’estate terribilmente calda quella del 1942 in California, anche se chiusi nell’università a nessuno importava. La “cascata”: quella era la nostra unica preoccupazione. Dopo aver scoperto che poteva funzionare, accadde tutto così in fretta che non avreste creduto ai vostri occhi.

Provate a immaginare quanto sia potuto costare un progetto del genere: riunire le menti più brillanti del Paese e costruire impianti per la produzione di uranio-235 e plutonio-239, soprattutto in un periodo così difficile. Tutta l’America ha rinunciato a qualcosa per finanziarci, nonostante la guerra, la povertà e la diffidenza nel risultato finale. Il governo ci ha sostenuto sin da subito, con sicurezza.

Siamo stati affiancati a generali valorosi, che ci consultavano e ci spronavano nel nostro lavoro.

La prima delusione è stata scoprire che nonostante la nostra dedizione completa al progetto, i capi del governo ci mentivano.

La paura è dilagata quando ci è stato annunciato che i tedeschi stavano costruendo una bomba come la nostra, ma che erano notevolmente più avanti nella sua realizzazione.

Eravamo terrorizzati. Era una corsa contro il tempo. Non potevamo essere sconfitti, dovevamo fare di tutto per superare i fisici al servizio di Hitler e arrivare al risultato finale prima di loro.

Risultato! Come se fosse un’equazione matematica, un mero calcolo senza alcuna conseguenza.

Ci affannammo rinchiusi a Los Alamos, nel Nuovo Messico, un posto dimenticato da Dio e dagli uomini. Da Dio sicuramente: quando facemmo ciò che facemmo, Lui non era con noi.

Passammo anni a rincorrere ipotesi nella più totale segretezza. Immaginate se i tedeschi ci avessero scoperti? Sarebbe stato tutto inutile. O se Stalin ne fosse stato informato? Forse sarebbe stato ancora peggio: avrebbe rubato i nostri calcoli, diventando una minaccia. Eravamo ossessionati: dovevamo essere i primi, gli unici e i più veloci a raggiungere qualcosa del genere, qualcosa di così potente ma al contempo così spaventoso.

Sì: spaventoso. Dannata sezione d’urto. Dovevi essere sempre più ampia, più distruttiva. La tua energia doveva divorare tutto.

Ma ora è la colpa che divora me. Guardo questo luogo desolante e riesco a immaginare solo distruzione, orrore e morte. Abbiamo ottenuto i risultati che volevamo, ce l’abbiamo quasi fatta.

Abbiamo deciso di prendere in mano il destino di centinaia di migliaia di persone, senza averne diritto. Ci siamo creduti onnipotenti. Ma cosa più grave, siamo sempre stati perfettamente consci di ciò che stavamo creando: un mostro. Ciononostante non ci siamo mai scoraggiati né pentiti (come vorrei che anche solo una parvenza di vergogna avesse toccato i nostri cuori! ).

Il rimorso mi dilanierà per il resto dei miei giorni. Non riuscirò mai a perdonare le azioni commesse e nemmeno i buoni propositi che mi mossero inizialmente.

Sono uno dei fisici più famosi al mondo, avrei dovuto avvistare il pericolo, mettere in guardia il mondo da ciò che stava per avvenire. Ora invece sono solo il complice silenzioso di una tragedia che cambierà per sempre la storia dell’umanità.

Dicono che otterremo onore, gloria e fama. Se invece ci fossimo condannati con le nostre stesse mani alla disapprovazione, al biasimo e al rammarico?

– Dottor Oppenheimer, ha funzionato.

I fisici hanno conosciuto il peccato e questa è una conoscenza che non potranno perdere