Il mistero del Lago di Natron di Angie Bregu e Vittoria Spada

Tanzania settentrionale, ore 12.08.

 

Le distese di sabbia color antracite scintillano sotto i raggi del sole.

Il vulcano di Ol Doinyo Lengai, Montagna di Dio, si erge imponente nei pressi della Rift Valley africana. Dalle sue pareti scende lava bianca e fredda, composta da carbonatite di sodio e potassio. Ai suoi piedi, in una depressione, si estende il lago di Natron, dal colore rosso scuro, alimentato da sorgenti sotterranee provenienti dal vulcano stesso.

Una numerosa colonia di fenicotteri rosa abita indisturbata le sue rive.

In una giornata piuttosto calda e afosa, un gruppo raschia il fondale del lago alla ricerca di alghe commestibili, quando scopre diversi cadaveri di animali. Alcuni giacciono sulle rive del lago, altri nel basso fondale, tutti ricoperti da uno strato calcareo biancastro che li fa apparire di pietra, intrappolati per sempre nella posizione assunta nei loro ultimi istanti di vita.

I fenicotteri chiamano le forze dell’ordine al comando del lemure Selassie.

 

– Capitano, ho appena ricevuto una richiesta urgente. Dobbiamo dirigerci subito nella zona nord del lago… sono stati rinvenuti diversi cadaveri! – esclama il lemure tenente Badou infilandosi di soppiatto nello studio del commissario.

– Non mi pare di averti dato il permesso di entrare Badou, è possibile che tu debba sempre essere così importuno? – risponde irritato il capitano, il quale non era mai stato un lemure particolarmente affabile e, soprattutto negli ultimi anni, era sempre nervoso e intrattabile per via del gran carico di lavoro a cui era sottoposto. Nonostante ciò era un valido capitano, rispettato e apprezzato da tutti: portava sempre a termine le indagini che gli venivano affidate.

 

Selassie e la sua squadra sono appena giunti nel luogo del ritrovamento.

– Che scherzo è mai questo? Perché sono qui questi animali imbalsamati? – chiede ingenuamente un lemure poliziotto, stupefatto di fronte a quello scenario agghiacciante.

– Taci, – lo interrompe Selassie. – E voi, ditemi, li avete trovati in queste condizioni? – rivolgendosi al gruppo di fenicotteri.

– Sì, proprio così. Stavamo cercando cibo nelle acque del lago quando ci siamo imbattuti nei loro corpi senza vita. Alcuni erano stati trasportati dalla corrente e li abbiamo trovati distesi sulla riva.

– Incredibile, – risponde il capitano, esterrefatto alla vista di quei cadaveri.

– Grazie per la vostra testimonianza, ora abbandonate la zona, dobbiamo perlustrarne ogni centimetro.

 

Le ricerche prendono subito inizio e l’intera area viene recintata.

– Badou, porta subito quei cadaveri in laboratorio per l’autopsia, – ordina Selassie.

– Va bene capitano, mi occupo di quelli sulla riva. Domani manderò una squadra affinché recuperi quelli sul fondale, – risponde il tenente.

Il referto del medico legale riporta che alcuni animali sono deceduti per morte naturale, mentre altri per morte violenta, eppure tutti sono incrostati di calcare in grado di mummificarli.

 

Il capitano Selassie assieme a Badou si reca al laboratorio del RIS di Natron per analizzare di persona i cadaveri.

– Salve dottore, ho letto il referto. L’autopsia si è rivelata inutile per la risoluzione del caso!

– Capitano, mi dispiace. Su alcuni corpi abbiamo rinvenuto segni ed ematomi provocati da urti, ferite di grave entità provocate forse da predatori e su altri, invece, nulla. Dunque, l’unico elemento che accomuna questi decessi è il loro stato di “imbalsamazione”, perciò dietro non c’è un unico assassino e nemmeno un medesimo modus operandi si giustifica il medico.

– Mmmh, l’unica cosa che possiamo fare è cercare di comprendere le cause della loro imbalsamazione, – suggerisce Badou.

– Ottimo! Domattina voglio che mi porti in ufficio i risultati dell'analisi di un campione del calcare che incrosta i corpi degli animali, – dice Selassie al medico. – Ora torno in commissariato. A presto.

 

Il giorno dopo, la squadra di ricerca, guidata dal tenente Badou, parte molto presto per recuperare i corpi che giacciono nel basso fondale, evitando le ore più calde della giornata.

È pomeriggio ormai. Il capitano Selassie attende. Il tenente e le sue truppe non hanno fatto ancora ritorno. Ciò preoccupa non poco Selassie.

Badou è sempre stato puntuale, deve essergli successo sicuramente qualcosa.

Selassie lascia il suo ufficio. Mille preoccupazioni e cupi pensieri si affollano nella sua mente. Sono le ore 14.28 e il sole splende ancora alto nel cielo limpido.

 

Il capitano raggiunge le sponde del lago: gli attrezzi della squadra sono proprio lì, sulla riva, ma di Badou non vi è alcuna traccia.

Comincia a guardarsi attorno nella speranza di veder apparire uno dei suoi lemuri, ma purtroppo ciò non accade. Selassie, dopo aver perlustrato in lungo e in largo la zona, smette di cercare e si lascia cadere sulla sabbia.

All’improvviso, mentre osserva il tramonto sull’orizzonte, riconosce qualcosa di familiare adagiarsi sul bagnasciuga, trasportato dalle onde. Si avvicina all’acqua rossastra e raccoglie l’oggetto: si tratta del cappello del tenente Badou. Rabbrividisce. Un senso di smarrimento e desolazione, mai provato fino ad allora, lo pervade.

Cosa è successo al suo compagno? E che fine ha fatto l’intera squadra di ricerca?

Non sa darsi una risposta, ma una grande inquietudine gli fa presagire il peggio.

Sperando di trovare qualche altro indizio, immerge la mano nell’acqua bassa per raschiare fra i sassi. La ritrae di colpo. L’acqua è incredibilmente calda: gli pare quasi un ferro rovente. Selassie si osserva la zampa: un’evidente ustione copre i suoi polpastrelli.

Chiama subito in commissariato:

– Pronto, è il capitan Selassie. Mandami subito una pattuglia nella zona di Natron: Badou e la sua squadra sono dispersi da stamattina.

Nel giro di pochi minuti le truppe lo raggiungono e cominciano a setacciare la zona.

Nel frattempo, la scientifica recupera un campione dell’acqua su richiesta di Selassie, ancora scosso. Le ricerche non portano a nulla.

L'indomani gli vengono consegnati i risultati delle analisi...

– Santiddio! – si rivolge al maresciallo. – Fa’ ritirare tutte le truppe e sospendi subito le indagini.

– Ma come capitano! E che ne sarà degli animali morti? Di Badou? E della squadra? – chiede allibito il maresciallo.

– Non ti spetta giudicare le mie scelte. Fa' come ti ho detto e non immischiarti in ciò che non ti compete!

 

– Caspita! – dice il medico legale, che Selassie ha fatto chiamare. – L’anomalo colore delle acque è dovuto al pigmento rosso vivo contenuto nei Cianobatteri, una delle poche specie di microrganismi in grado di sopravvivere in queste acque con così alto livello di salinità.

– Okay, okay. Ma cosa rende letale il lago? – chiede il capitano.

– Non si sbagliava affatto riguardo alle proprietà ustionanti e calcificanti delle acque. Esse contengono infatti natron, ovvero carbonato idrato di sodio, filtrato direttamente dall'Ol Doinyo Lengai. Questa sostanza veniva usata in passato proprio nell’imbalsamazione poiché in grado di assorbire l’acqua. Inoltre, rende le acque del lago simili all’ammoniaca con un Ph che varia tra 9 e 10,5 e una temperatura che può raggiungere i 60°!

– Quindi pensa che la morte degli animali sia dovuta unicamente alla pericolosità di queste acque? – chiede stupefatto Selassie.

– Oh no, no, non dico questo. Alcuni animali sono morti per altre cause, come risultato dalle autopsie, e solo in un secondo momento i loro cadaveri sono venuti a contatto con l’acqua che li ha imbalsamati. Uccelli e pipistrelli, invece, potrebbero essersi schiantati contro lo specchio d’acqua, confusi dal riflesso della superficie del lago.

– È agghiacciante! Non avrei mai pensato a una conclusione simile prima di aver toccato l’acqua con le mie stesse mani. Ma qualcosa ancora non mi torna.

– Di cosa si tratta?

– Beh, i fenicotteri sono ancora vivi nonostante siano venuti a contatto con l’acqua raschiando nel fondale! Com’è possibile?

– Ecco sì, volevo proprio arrivare a questo. Insieme ai cianobatteri e a una specie di pesci, l’Alcalapia Alcalica, i fenicotteri sono gli unici a sopravvivere grazie allo strato protettivo corneo che hanno su zampe e becco.

– Ora è tutto chiaro. Dobbiamo evitare che altri animali innocenti muoiano. È necessario informare tutti della pericolosità di quelle acque!

– Ha perfettamente ragione, finalmente questo caso sarà è risolto.

– Non del tutto purtroppo. Ti ricordo che Badou e la sua squadra sono ancora dispersi, comincio davvero a pensare il peggio – dice Selassie con un velo di tristezza negli occhi neri.

È da giorni che Selassie riflette su cosa possa essere successo loro.

– Non dobbiamo arrenderci. Badou e gli altri lemuri non lo avrebbero mai fatto. Dobbiamo continuare a cercarli! – dice uno dei poliziotti presenti.

– Hai ragione, ma ho un brutto presentimento – risponde Selassie – credo che la faccenda abbia ancora a che fare con quel maledetto lago.

 

Il capitano convoca il gruppo di fenicotteri nel suo ufficio.

– Salve.

– Buongiorno, accomodatevi pure. Ho bisogno ancora del vostro aiuto.

– Vi abbiamo già detto tutto ciò che sapevamo riguardo ai cadaveri del lago.

– Oh no, non si tratta di questo, ma della scomparsa del mio tenente Badou e della sua squadra. Siete gli unici in grado di aiutarmi a trovarli.

– Noi? E come?

– Seguitemi. Siete gli unici a non essere in pericolo in quell'habitat.

 

Si recano sulle sponde del lago. È deserto, vi è solo qualche fenicottero qua e là.

Da quando si è diffusa la notizia delle cause della morte degli animali, pochi sono coloro che osano avvicinarsi.

– Temo purtroppo che Badou e gli altri si trovino proprio in queste acque e voi siete gli unici in grado di riportare i loro corpi alla luce.

– Oddio, che brutta fine!

– Magari mi sbaglio, lo spero.

I fenicotteri immergono le zampe nelle acque rossastre. Cercano poco lontano dalla riva e trovano subito uno dei lemuri della squadra. È imbalsamato, la pelliccia ha perso la sua morbidezza ed è interamente incrostata della sostanza biancastra.

Uno ad uno vengono rinvenuti i corpi dell’intera squadra.

L’ultimo a venire alla luce è Badou. Ha le braccia protese in avanti con il viso teso in una smorfia. Alla vista del suo corpo Selassie rabbrividisce e diverse lacrime gli rigano il muso.

Tutta la squadra viene seppellita nelle vicinanze del lago, tranne la salma del caro Badou che viene ripulita e posta in commissariato. La statua ricorderà per sempre la sua missione, che ha permesso di salvare moltissime vite di animali.

 

Lago Natron, Nick Brandt