E chi la ferma questa benedetta scienza! di Asia Ferri

“Faresti mai clonare Sirio?"

Nel silenzio di un uggioso pomeriggio domenicale, passato in poltrona tra decine di LP e litri di tè allo zenzero, la domanda mi coglie alla sprovvista.

"Anna, spiegami per quale stramaledetta ragione dovrei clonare il mio cane".

Non cerco nemmeno di capire il perché della domanda. In fondo, ho sempre pensato che tra adulti e adolescenti la comunicazione sia quasi impossibile e da anni ormai ho smesso di cercare di seguire i voli pindarici di mia figlia: pochi minuti fa l'avevo lasciata a riflettere sui Ten Years After...

"Ormai è vecchio. Più che a un lupo, assomiglia a tuo nonno... Se lo facessimo clonare, quando morirà ne avremmo uno uguale!"

Leggo l'eccitazione nei suoi occhi mentre mi parla. Io sono un tipo vecchio stampo, non sono nemmeno sicuro di sapere cosa diamine significhi la parola 'clone'. Tutt’al più mi ricorda quando da ragazzo andai al cinema a vedere Star Wars. Non mi piacque nemmeno... Già allora preferivo pensare alla mia terra e alle mie piante. Mi rendo conto che l'adolescente sulla poltrona di fronte alla mia mi sta fissando e comincia a sbuffare per l'impazienza. Prima di risponderle, guardo Sirio, che mi fissa di rimando. Sdraiato sul suo cuscinone, più che un lupo cecoslovacco sembra una massa informe di pelo... che, devo riconoscere, ormai è sempre più bianco e meno grigio.

"Ok, adesso mi spieghi che vuol dire 'clonare'. Parla piano e senza i tuoi soliti paroloni". Sospiro. Questa ragazzina mi sfianca ogni volta che mi parla della sua tanto amata scienza... di cui io puntualmente non capisco un accidente.

"In pratica, se cloni un animale, vuole dire che ne crei uno identico! Con lo stesso DNA!"

"Farò finta di sapere alla perfezione cosa sia il DNA. Che vuol dire che lo crei? Non sei mica Dio..."

"Vuol dire che è una riproduzione asessuata... Senza il sesso. Al posto del sesso ci sono delle persone che fecondano gli ovuli in laboratorio. E comunque il DNA è un acido nucleico... Una macromolecola, papà, che contiene le nostre informazioni genetiche".

Si è corretta dopo aver notato la mia occhiataccia.

"Vai, continua". Se non la lascio spiegare, continuerà a pensare a questa benedetta clonazione per chissà quanto tempo.

"C'è un laboratorio, in Corea, che..."

"Quale Corea?"

"Ma andiamo, pensi davvero che sia importante?! Quella del Sud. Comunque, si chiama Sooam. Ci puoi mandare le cellule somatiche del tuo cane. Loro scelgono un ovulo adatto e da questa cellula uovo rimuovono il nucleo... Mi segui?"

Mi guarda dubbiosa. Mento spudoratamente e le faccio cenno di sì con la testa.

"Ok, quindi, immettono la cellula del tuo cane in questo ovulo enucleato ed è come se le due cellule si fondessero. Questa fusione forma un embrione che viene trasferito in una madre surrogata".

"Sempre un cane, spero!" Stavolta sono io a beccarmi un'occhiataccia.

"Non ti rispondo nemmeno. Da lì in avanti, è come se fosse una gravidanza normalissima. Solo che il cucciolo è geneticamente identico al tuo cane... Sai, penso di voler studiare biotecnologia all'università".

L'ultima frase l'ha pronunciata con un tono di voce diverso. Più adulto. Quasi mi spaventa l'idea che stia crescendo.

"Mi hai fatto venire il mal di testa. Meno male che avevo detto niente paroloni..."

"Stai evitando il discorso!"

"Sai benissimo che non sarò io ad impedirti di seguire i tuoi sogni. Mio padre voleva che lavorassi con lui in banca... Bah, non avrei resistito un giorno".

La vedo sorridere e sono felice per lei. E anche un po' triste, perché la parola "università" mi dice che qui in campagna, con me, non ci potrà rimanere... Ma non voglio farle pesare le mie angosce.

"Io vado a letto... Lo sai che mi sveglio all'alba ogni giorno. E Sirio viene con me, o domani mattina lo ritrovo in Corea!!!".

Mentre mi allontano nel corridoio, la sento ridere e sento anche le unghie del mio vecchio lupo che ticchettano contro il pavimento mentre mi segue. Lo guardo ancora nei suoi occhioni giallastri.

"Sirio, ormai siamo superati! Mi ricordo ancora quando le dissi che ti avevo chiamato come una stella e lei cominciò a parlarmi di magnitudine apparente e assoluta... O qualcosa del genere. Dio ci salvi. E chi la ferma questa benedetta scienza!".