Drammi esistenziali di un assassino di Ginevra Arcuri

Arriva per tutti un momento nella propria vita in cui si capisce che ciò che si sta facendo o ciò che si è non comporta vantaggi a nessuno, neppure a noi stessi. Ed è questo che mi è successo un giorno, ritrovandomi in camera mia, senza avere la minima idea di come ci sia arrivato, con la testa completamente in un altro mondo, la mente offuscata da ricordi non chiari. Solo io in una grossa stanza, da solo.

Mi presento: io sono Cocaina, conosciuto anche come C17H21NO4. Mi avrete sicuramente sentito nominare in Internet, in televisione, nei libri, nei giornali. Sono molto popolare in questi ultimi tempi, dagli anni '80 circa. Sono uno stupefacente, ti colpisco dritto al sistema nervoso e so come farti perdere anche quel briciolo di buon senso che tu hai.

È anche insieme agli altri miei amici che do il meglio di me, per esempio insieme ad Eroina, amica da sempre, sono stato in grado di allestire feste degne della fama che porto. Insieme ad altri miei amici, Alcol e Nicotina, formiamo il gruppo comunemente chiamato "Droghe". Tutti ci vogliono, tutti parlano di noi, tutti ci ricercano. Viviamo nascosti nel buio, nonostante il mondo intero sappia della nostra esistenza. Ma chi ha realmente bisogno di noi? Chi ha realmente bisogno di qualcuno il cui unico scopo è quello di aumentarti la dopamina nelle sinapsi, qualsiasi cosa questo voglia dire, a tal punto da ucciderti?

Mi descrivono come quello menefreghista, loro non sanno chi sono realmente e non lo sapranno mai. Io so benissimo i rischi che corro e che soprattutto faccio correre agli altri che decidono di percorrere pezzi della loro vita in mia compagnia, spinti comunque dalla mia falsa fama che mi fa apparire quasi bravo e giusto. È un lato nascosto di me: nessuno sa che io in realtà ho paura. Ho paura per la gente, per i giovani, per i miei amici. Ho paura che un giorno possa svegliarmi e non ritrovare nessuno perché tutti uccisi da me. Ho paura. Vago ogni giorno, senza guardare niente e nessuno, non per essere superiore ma perché una parte del mio cervello mi impedisce di farlo, consapevole che la sola vista di un altro disastro causato da me potrebbe farmi crollare, a tal punto che non riuscirei più ad alzarmi da terra.

Non ne parlo con nessuno, nemmeno con i miei amici: non capirebbero. Per loro questa è "bella vita", accerchiati da persone che non hanno la mente lucida e a cui realmente non interessa nulla di noi. Eppure, per niente e nessuno rinuncerebbero a ciò che sono. Mi chiedo a volte, però, quando arriva la sera, momento della giornata in cui la mente è più attiva e mille pensieri incombono su ognuno di noi, come fanno a non pensare a tutti quegli articoli, anche solo letti di sfuggita, che recitano "Ragazzo di 20 anni ucciso dalle Droghe". Come fanno a non vedere nella loro mente che ciò che siamo provoca più dolore che piacere e divertimento?

E qui, disteso sul letto, a guardare fuori dalla finestra stelle che scivolano silenziose, come per non svegliare i miei pensieri, l'ho capito. Ho capito di essere venuto al mondo per essere uno sbaglio.

Voglio disintossicarmi.

Voglio disintossicarmi da me stesso.