Aspettando Godot di Ludovica Rossato

È venerdì 1° Aprile. Io e la mia amica Anna stiamo camminando per una stradina di campagna tra Frascati e Roma. La passeggiata è piacevolmente condita dai profumi primaverili del giglio pasquale appena sbocciato e dai colori sgargianti dei fiori di peri, albicocche e mele.

Camminando intravedo due vecchi amici, Vladimiro (detto anche Didì) e Estragone (nome strano e poco utilizzato tanto che lui si fa chiamare Gogò). I due “ragazzetti”, vestiti come barboni e un po’ infreddoliti, sembrano incantati mentre guardano un albero di mele. Al che io e Anna, vedendoli assorti e pensierosi, chiediamo loro:  “Didì, Gogò, cosa state facendo?”.

Assorbiti nei loro sogni, la risposta tarda di qualche secondo. Sembrano seccati di essere disturbati da noi, due ragazzine rompiscatole che li hanno sorpresi nei loro voli scientifici e metafisici. Dopo questa prima esitazione, Didì, il più razionale e cartesiano dei due, risponde: “Stiamo cercando di capire il principio che ha portato Newton a formulare la nota legge di gravità e come ha fatto questo illuminato a calcolare l'accelerazione di gravità di 9,81 [m/s2] senza strumenti di misura adeguati”.

In primavera non ci sono ancora le mele, ma il principio della caduta dei corpi è sempre lo stesso. “Noi non siamo studenti dotati e forse ci vorranno mesi per capirlo, magari quando una mela ci cadrà in testa a settembre”.

La mia amica Anna ribatte: “Ma Newton non aveva un iPad con un'applicazione che – catturando la caduta di una mela –registri la differenza di velocità su una distanza di 1 metro e fornisca subito la risposta?”.
Ci mettiamo tutti a ridere: “Ma come, Annina, non sai che Newton è vissuto qualche secolo fa e gli iPad erano inesistenti? Vai a rivedere le tue nozioni di Storia e di Fisica, prima di farti bocciare dalla professoressa Cecchi”.

Ci stiamo allontanando quando un fischio richiama la nostra attenzione. È Gogò e non appena riavvicinate, candidamente, ammette: “A me non interessa niente della Fisica, noi siamo qui per aspettare Godot. Ci ha chiamato al telefono dicendoci di aspettarlo sotto il solo albero di mele del campo e di riflettere sulle nozioni di Scienze Naturali e di Fisica. Se non arriva entro qualche ora può darsi che la nonna gli abbia fatto perdere il treno da Torino”. E poi sempre rivolgendosi a noi: “Andate a controllare a Roma Termini se è sul treno Freccia Rossa che arriva alle 16:35 al binario 6”. E continuando: “Però oggi è il primo di Aprile e forse ha architettato un Pesce d'Aprile facendoci aspettare sotto un melo a Roma. Così magari starà mangiando gianduiotti in via Roma a Torino e tifando per la Juventus che allo stadio sta umiliando la nostra Roma con uno schieramento 4-3-2-1 da capogiro. Una figura geometrica singolare che fa sembrare un certo Allegri un mago triangolare”.

Curiose di conoscere meglio questo Godot, chiediamo a Didì e Gogò di descriverlo brevemente (mezza età, capelli lunghi, sempre in giro con una borsa di pelle) e ci proponiamo di andargli incontro sui binari. La folla alla stazione è tanta e certamente lui si immergerà nella 'normalità' della gente che compone la calca. Una popolazione è 'normale' se segue la curva di Gauss e la norma è il valore che ha la percentuale maggiore, perciò presupporre di trovare Godot su un treno Freccia Rossa all’ora più affollata, ci farà riflettere sulle analisi statistiche e di probabilità. E questa volta Anna potrà sorprendermi calcolando sul suo iPad-APPmath 101 la frequenza della gente che passa, e la possibilità di trovare 1-2-10 o 25 Godot a cui fare la domanda:  “Scusi, ma è lei il signore che si fa aspettare da Didì e Gogò? Venga pure con noi, la porteremo in motorino sotto l’albero di mele dove i nostri amici la accoglieranno a braccia aperte”.

Così ritorniamo in città scommettendo di trovare Godot alla Stazione Termini. Mila e Anna sono in missione sui binari Freccia Rossa. D’un tratto gli altoparlanti annunciano che il treno 1415 da Torino ha 45 minuti di ritardo; non fa niente tanto sappiamo che dobbiamo aspettare Godot e poi possiamo ingannare l’attesa cercando di risolvere qualche problema scientifico. In testa ai binari cominciamo a pensare alle forme geometriche dei treni e al rallentamento accumulato, 45 minuti di ritardo su 600Km equivalgono a una decelerazione di circa il 12% e, conoscendo il raggio delle ruote del treno, è possibile calcolare quanti giri fanno nel tragitto del treno di Godot da Torino a Roma. Insomma, il cerchio (delle ruote) sui binari paralleli: per un istante pensiamo alla quadratura del cerchio, ma subito desistiamo da questo assurdo e non pertinente pensiero.

Certo che quando abbiamo accettato di venire incontro a Godot alla Stazione Termini senza conoscerlo, non ci rendevamo conto della confusione e della possibilità che la folla lo avrebbe nascosto, circondato, emarginato; ho la sensazione che Godot si dileguerà nella folla o, peggio ancora, non ci sarà affatto. Dico ad Anna di prepararsi perchè il treno 1415 da Torino sta entrando in Stazione.

Aspettiamo in testa al treno, pronte a fare la domanda:  “Scusi, lei è Godot?”. Dopo pochi minuti abbiamo già fatto inutilmente la domanda a un centinaio di persone; il treno è affollato ed essendo il primo di aprile molti ci considerano due povere vittime di uno scherzo. Chissà quante risate ironiche abbiamo provocato!

Nessuna traccia di Godot: bisogna arrendersi all’evidenza, abbiamo aspettato per nulla e abbiamo dato prova di essere delle mediocri detective.

Ma nello sconforto del momento, il Capotreno, che lì vicino ci aveva osservato mentre intervistavamo i passeggeri del treno, ci chiede: “Ragazze non starete cercando Godot?”. Nello sconforto della missione incompiuta, ma nella speranza che un miracolo stesse avvenendo per farci ritrovare le tracce di Godo,t rispondiamo all’unisono: “Sì, signore, stiamo cercando Godot e non sappiamo chi sia”. Il capotreno, tale Pozzo Giovanni, che porta sul petto un cartellino con il nome, sembra severo ma ben disposto ad aiutarci e ci risponde: “Mi ricordo un certo Godot, era a Porta Nuova sul treno e all’improvviso ha ricevuto una telefonata che gli proponeva un biglietto low-cost su Ryanair. Credo abbia preso l’aereo verso Ciampino”. Poi aggiunge: “Stranamente la maggioranza della gente che ha paura del treno preferisce l’aereo. Andate all’aeroporto al galoppo, forse è lì. E poi ha detto che doveva andare verso Frascati e che l’aeroporto di Ciampino era più vicino alla sua meta e che sarebbe stato contento di trovare qualcuno che lo aspettasse”. E alla fine il capotreno conclude: “Posso inviarvi la sua foto per WhatsApp, mandatemi un messaggio al 333 444 9876 e io vi risponderò con la foto”.

Finalmente un passo avanti, metteremo la foto di Godot nella cartella delle persone sconosciute che compaiono dal nulla e che, per un breve periodo, riempiono la vita di qualcuno. Chissà, forse questo è il destino: un Capotreno Freccia Rossa che promuove l’aereo quando questo sta rendendo obsoleta l’era della ferrovia.

Arriviamo a Ciampino con un po’ di ritardo e cerca di qua e cerca di là, nessuno era Godot. Una famiglia di viaggiatori ci informa che lui era sul volo Ryanair ma appena sceso si era diretto verso Napoli perché lo avevano informato della terribile malattia del padre che, appunto, viveva a Napoli: un tumore al fegato che si curava solo con l’immunoterapia. Ma che cosa è questo trattamento miracoloso?

“Ecco, Anna, il tuo iPad può aiutarci a capire meglio con Google e l'enciclopedia online Wikipedia a portata di mano”.

Leggiamo testualmente su un sito: “L’immunoterapia è un nuovo modo di trattare il cancro, utilizza farmaci che non vanno a colpire direttamente le cellule tumorali, ma agiscono sul sistema immunitario: lo attivano e lo programmano per aggredire e combattere senza pietà il tumore tramite gli anticorpi che sono normalmente presenti nel nostro organismo oppure anticorpi prodotti dalle case farmaceutiche, ma che emulano gli anticorpi naturali”.

Wow, si può ormai sperare di distruggere il cancro con un intervento efficace e poco debilitante: niente più perdita di capelli e uno stato di debolezza generalizzato.

“Ma ti rendi conto Anna? Stiamo imparando cose nuove mentre rincorriamo Godot… ci sta sfuggendo, ma ci stiamo imbattendo in nuove conoscenze che stimolano la nostra curiosità intellettuale. Sopratutto ci stiamo rendendo conto che i nuovi farmaci non sono altro che la sintesi di conoscenze biologiche, cristallizzate da lunghi anni di ricerche multi-disciplinari. Questi ci fanno meglio capire che quando si rompe il semplice equilibrio della vita con il tumore, si può lottare biologicamente e naturalmente senza sconvolgere lo stato fisiologico del paziente”.

Questo ci fa riflettere sulla vita moderna: siamo bombardati da raggi UV perché lo strato di ozono è sempre più labile, abbiamo aggressioni chimiche dai rifiuti tossici ed emissioni radioattive ma come diceva Galileo Galilei: “Eppur si muove”, non più riferito al movimento della terra, ma al movimento della speranza di vita che è passata dai 60 anni all’inizio del 1900 agli 85 anni di oggi. Tutto dovuto, in maggior parte , ai nuovi e potenti farmaci sviluppati, alla vaccinazione infantile e allo sviluppo dei principi di salute pubblica. Ma quante cose ci si imparano sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità! Forse non ci pensiamo mai, ma quanti anni di vita ci hanno fatto guadagnare le case farmaceutiche di ricerca?

Con tutte queste discussioni e riflessioni, ci è passata la voglia di cercare Godot. Andiamo a casa a studiare, anche perchè lo studio permette di sognare su tutte le novità che la scienza ci riserva in continuazione.

Passarono gli anni e una sera di primavera il TG1 parlò di due adulti barboni (Didì e Gogò) che vivevano vicino a Frascati, da anni sotto un albero di mele e che aspettavano un certo Godot. “Mannaggia la miseria!”, esclamai, “avevamo promesso loro di trovarlo e li abbiamo abbandonati sapendo che Godot era partito verso Napoli”. Mi precipitai a chiamare Anna e insieme decidiamo di andare a Napoli, con la ferma intenzione di trovare questo enigmatico personaggio tanto atteso e tanto sconosciuto. Fortunatamente avevamo la sua descrizione, quindi prendemmo il treno diretto alla stazione di piazza Garibaldi. Finalmente arrivammo a Napoli e chiedemmo ai venditori ambulanti: “Sapete dove abita Godot”?

Risposta quasi immediata: “Lo abbiamo visto in via Spaccanapoli 42”.

Finalmente un indizio: via Spaccanapoli, una strada molto popolare della Napoli seicentesca. Ci precipitammo al numero 42, suonammo e due vecchietti all’apparenza novantenni ci aprirono la porta. In coro con Anna domandammo: “Qui abita Godot? Lo cerchiamo da anni”. I due nonagenari risposero subito: “Godot è nostro padre, ma adesso e andato dal nonno e ritorna stasera”.

“Ma come è possibile?”, ci domandiamo quasi in coro io e Anna. “Possibile che Godot sia il padre dei due novantenni? E il nonno dei novantenni avrà minimo 150 anni?”
I due vecchietti, ascoltando la nostra conversazione precisarono subito: “Non bisogna mai fidarsi delle apparenze, non siamo ultra- novantenni, ma abbiamo una malattia genetica, la sindrome di Werner, invecchiamo di 15 anni ogni anno. Papà Godot sembra più giovane di noi e ha promesso di guarirci. Ha studiato il nostro DNA, ha preso un dottorato in genetica molecolare e ha scoperto che abbiamo una molecola di telomerase che ci fa invecchiare, tagliando il nostro materiale genetico a ogni estremità. Purtroppo è una malattia rara e poche case farmaceutiche fanno ricerche per trovare un rimedio, ma papà Godot ci vuole salvare e sta provando farmaci che lui stesso ha sviluppato, ma di cui non vuole parlare prima di brevettarli”. E poi continuando: “Ha scoperto la via per allungare l’esistenza e aggiungere anni alla vita e vita agli anni”.
Questa è la bellezza di tutta la ricerca farmaceutica e della biotecnologia: si allontana la morte e si vive meglio.

I due pseudo-vecchierelli, piangenti, ci diedero un indizio per incontrare il padre: “È in bicicletta: a 45 anni, sta correndo il giro d’Italia e, come dice il cronista, 'Godot è un solo uomo al comando della corsa'”.
Siamo a maggio e i ciclisti del Giro sono in diretta TV; guardiamo cosa sta succedendo nella tappa di oggi… c’e un solo uomo che sta scalando le Alpi e risponde perfettamente alla descrizione che Didì e Gogò ci hanno dato anni fa. Anche se sembra più anziano degli altri, pedala come un dannato ed è sempre davanti al gruppo. Ci chiediamo se questo ciclista abbia ancora la pozione magica della giovinezza e chissà se avrà preso anche qualche stimolante muscolare come l’EPO, la sostanza dopante dei ciclisti. La medicina, se mal utilizzata, porta sempre a cose incongrue e rompe la purezza e la naturalezza del gesto atletico.

Godot è davanti a tutti ed è la prova vivente che la scienza ha trasformato una persona qualunque in un grande campione. È arrivato Godot ed è come se fossimo lì anche noi con la realtà che la TV in diretta ci fa vivere!

Con la nostra perseveranza, io e Anna siamo riuscite a trovarlo, seppur da lontano, visto in TV. Ripensiamo a tutto il tempo che Didì e Gogò hanno usato per aspettare passivamente l’ineffabile Godot negli ultimi anni.

Ma poi, riflettendo, tutti passiamo la vita ad aspettare. Aspettiamo di avere la maturità, la laurea, il primo lavoro, la nuova casa, il grande amore, la macchina nuova, la promozione professionale, la scoperta del mondo e delle varie culture. Aspettiamo tutti che la scienza ci permetta di vivere più a lungo: l'immortalità è il nostro sogno. Viviamo tutti le tristezze delle malattie e la gioia della guarigione. La vita scorre tra mille emozioni fatte di sorrisi, lacrime e sali-scendi emotivi cristallizzati nei giorni, mesi, anni e decenni dell’attesa. Si passa dalla purezza dell'infanzia all'esperienza serena dell'età adulta. Forse, o magari certamente, aspettiamo tutti un poco o molto... un certo Godot. Chissà se un giorno arriverà al traguardo o si materializzerà. Aspettiamolo con fiducia perché l'ottimismo sul suo arrivo farà parte dell'attesa nella praticità della vita.