Quello che la Disney nasconde... di Nicoletta Sardo

Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene

Virginia Woolf

Tutte le bambine, compresa me, hanno sempre sognato di vivere una storia come (quasi tutte) quelle narrate dalla Disney con l’immancabile lieto fine, dopo le peripezie affrontate con coraggio e l’antagonista sconfitto. Tra quelle più conosciute ricordiamo:

  • Biancaneve che, dopo aver dato un morso alla fatale mela rossa, aveva ricevuto il bacio del principe azzurro che l’aveva resuscitata, così che insieme potessero vivere felici e contenti;
  • Cenerentola che, scendendo in fretta le scale, poiché allo scoccare della mezzanotte sarebbe svanito l’incantesimo, perse la provvidenziale scarpetta di cristallo, grazie alla quale il principe riuscì a rintracciarla: così si sposarono e insieme vissero, anche loro, felici e contenti;
  • Aurora, che conosciamo come “la bella addormentata” perché, dopo essersi punta con il fuso dell’arcolaio incantato da Malefica, cadde in un sonno che sarebbe durato a lungo se non ci fosse stato il bacio del vero amore stampatole sulle labbra dal principe, con il quale visse anch’essa felice e contenta;

Insomma, il finale è sempre lo stesso, anche per Ariel, Belle e quasi tutte le principesse. Ma io, che faccio parte di questo mondo, vi posso assicurare che la Disney non rivela tutto, sia perché offre ai bambini ciò che vogliono vedere, sia perché sono fiabe e, dopo tante vicissitudini affrontate, si spera che il seguito proceda senza ostacoli, ma non è così…!

Salve a tutti, sono la principessa Nadia e scommetto che molte delle persone che stanno ascoltando non mi conosca, eppure anch’io sono stata protagonista di un cartone animato e perché possiate constatare che le mie parole siano vere, potete anche dare un’occhiata alla celebre filmografia della Walt Disney Company! Il film, però, non ebbe successo; la mia vita non era così interessante come quella delle mie colleghe così come non lo ero io: ragazza formosetta, con qualche brufolo sulla fronte e grande interesse per le scienze. Pensavo di essere un fallimento di principessa e che presto mi sarei ritirata in solitudine su un cocuzzolo di montagna, ma riacquistai la mia autostima quando la compagnia cinematografica si accorse della mia essenzialità. Ora vi spiego perché…

14 giugno dell’anno **** TOC TOC… TOC TOC…

“Ma chi è che bussa a quest’ora del mattino?” contestai con la bocca ancora impastata dal sonno e con una tazza di caffè fumante in una mano, mentre con l’altra andai ad aprire alla porta.

“Buongiorno signorina Nadia. Possiamo entrare?”

Riconobbi subito i due uomini in abito gessato che attendevano davanti all’uscio e li maledissi per non avermi avvisata nel tempo debito in cui avrei potuto darmi un certo contegno. Poi pensai che, se erano lì, c’era possibilità di un nuovo impiego,così mi scostai per fare loro spazio: “Prego, entrate pure”.​

Sicuri di sé, si diressero in sala da pranzo come se conoscessero ogni andito del palazzo, poggiarono le loro ventiquattr’ore sul tavolo e attesero che mi sedessi anch’io, quasi fossi l’ospite.

“Principessa, abbiamo bisogno del suo aiuto”. “Che??Il mio aiuto?”. “Biancaneve, Cenerentola, Ariel, Aurora, non sono più le stesse dal matrimonio. Sa bene come la vita di palazzo possa sembrare spensierata agli occhi esterni quanto sia faticosa realmente” iniziò il primo con una voce che tradì la sua compostezza.

“Esatto! La tabella di marcia è rigidissima: lezioni di galateo, equilibrio, portamento, dizione e tanto altro che non lasciano alle principesse un attimo di svago” proseguì il secondo.

Non comprendendo, un po’ per il sonno, un po’ per la loro vaghezza, dove volessero andare a parare, domandai: “Ok,ma io in cosa posso esservi utile?”

Fu così che mi ritrovai a fare un tour per i vari castelli dove mi resi conto che i due non stavano mentendo e che tutte le principesse erano stanche, pallide e smagrite più di quanto già fossero. Collegando vari episodi che ancora erano disconnessi nella mia testa giunsi ad una consapevolezza terrificante: avrei dovuto sconfiggere un male molto più grande di tutte le streghe, le mele avvelenate, i fusi e i draghi dei film!

Chiesi così ai due rappresentanti di convocare una riunione con le altre in modo da poter discutere di ciò. Nella sala si era levato un gran brusio riguardo il tema dell’incontro: “Forse a distanza di anni ci vogliono tutte insieme in uno stesso film come hanno fatto per gli Avengers?” avanzò Biancaneve.

“Wow Bibi sarebbe fantastico. Potrebbe intitolarsi: The Disney princesses” propose Cenerentola. “Che fantasia, Cene’!” la troncò un po’ acida Aurora, per gli effetti collaterali dati dal lungo sonno.

Decisi di intervenire prima che il diverbio si trasformasse in accapigliamento. Quando mi videro, tacquero e arrossirono perché probabilmente non si aspettavano di vedermi dopo il mio clamoroso insuccesso. Erano e sono così buone che non sapevano nemmeno cosa dire per evitare di ferirmi, così cominciai io: “Ciao ragazze,come va? È da tanto che non ci si vede”.
Così si ruppe il ghiaccio che il tempo aveva creato e, dopo i convenevoli, spiegai il motivo della mia presenza: “Sono qui perché ho notato che i reami, di cui siamo le principesse, stanno andando lentamente a rotoli a causa di un nemico,il peggiore di tutti, che inconsapevolmente sta prendendo piede anche nelle vostre menti”.
Come è ovvio, non fu facile per loro intuire di che tipo fosse il male,proprio perché quest’ultimo fa in modo che tu non te ne renda conto,nonostante tutti gli altri continuino a ribadirne l’esistenza. “Si chiama DCA, ossia disturbo del comportamento alimentare. È presente in diverse forme: anoressia e bulimia nervose,disturbo da alimentazione incontrollata,obesità,picacismo. I nostri sudditi tendono ad emularci, a prenderci come esempio, ecco perché noi dobbiamo essere fautrici di quel cambiamento che permetterà ai nostri regni di risollevarsi e di distruggere il DCA. Vi siete viste allo specchio? Siete deperite, fragili, irritabili, non avete nemmeno più la forza di regnare!
Dovete capire prima di tutto voi e poi trasmettere agli altri che non c’è bisogno che un numero sulla bilancia caratterizzi l’andamento della vostra giornata. È tutto nella vostra testa, dipende da voi!”
. Mettendo in faccia alle principesse la realtà che il DCA aveva offuscato e facendo leva sul loro senso di dovere e amore verso il proprio regno, le convinsi a farsi aiutare da me.

Per la prima volta sentii che quella diversità che mi caratterizzava avrebbe potuto essere di grande beneficio per gli altri. “Che bello sentirsi utile!”, ricordo di aver pensato.
Assistetti ad un momento tragicomico quando le ragazze si accomodarono in modo goffo sulle sedie poggiando sulle gambe i block notes per prendere qualche appunto dalla mia lezione improvvisata: “Sapete bene,anche se lo avete dimenticato,che il corpo ha bisogno di energia per compiere qualsiasi attività (muoversi, correre, studiare, leggere, stare in equilibrio con pile di libri sul capo, regnare,…). Ovviamente esso trae l’energia dagli alimenti che assume, da molecole, atomi e ioni, per rinnovare le cellule e i tessuti e per regolare lo svolgimento delle sue varie funzioni.”
“Un secondo, per rinnovare cosa? Molecole? Atomi? Ioni?” Ariel mi chiese spiegazioni. Mi trattenni dall’alzare gli occhi al cielo.
Sarebbe stato un pomeriggio molto lungo…
Mentre elencavo loro i vari sintomi e gli effetti derivanti del DCA,mi accorsi dai loro occhi che le mie parole le stavano ridestando dal brutto incubo in cui la malattia le aveva intrappolate…
“… Detto ciò, dobbiamo fondare centri specializzati che offrano sostegno a chi soffre di questo disturbo, permettere a tutti di riacquistare autostima, fiducia, combattere l’immagine distorta che si ha di se stessi. C’è bisogno di una mobilitazione comune affinché si faccia luce su ciò che è oggettivamente giusto o sbagliato: basta modelle spigolose, basta persone private della loro vita perché troppo in carne per poter correre,camminare,muoversi. Io propongo una riforma, la chiameremo RI-EDUCAZIONE ALIMENTARE: faremo entrar tutti nella convinzione che per ottenere risultati permanenti, bisogna alimentarsi in maniera qualitativamente e quantitativamente corretta,cosa che richiede tempo, volontà e costanza, e questo, più di qualsiasi pillola 'miracolosa' o dieta 'fai-da-te', permetterà a tutti di riappropriarsi della propria vita e della libertà dal DCA!”
A partire da quel fatidico 14 giugno ci fu un’intensa fase di volantinaggio, di sollecitazione, vennero affisse piramidi alimentari in tutte le scuole,nacquero centri di riabilitazione,tutti cominciarono ad apprezzarsi per ciò che erano,ad acquistare frutta,verdura e ogni tanto a concedersi un po' di junk food. Venne sfatato con il tempo il mito secondo il quale “magro è bello”, perché permeò le menti la realtà secondo la quale “la bellezza è negli occhi di chi guarda” e che la vita è un dono che non possiamo essere così egoisti da disprezzare …


“Da due anni a questa parte sono una motivational speaker in questo ambito e ho capito di essere diversa dalle altre principesse, ecco perché il mio film non fu un successo allora:il mio sogno era un altro e ora l’ho realizzato.”-concludo.

“E le altre ragazze?” mi chiede un bambino dal pubblico. “Sconfitto il DCA, stanno lottando contro altri mali”.