Non dire gatto se non ce l'hai nella scatola di Luca Morelli

Anche oggi mi ha svegliato.

Lo trovo, come sempre, chino sulla montagna di libri che una volta era una scrivania, borbottando in una lingua che sono sicuro essere sconosciuta anche a lui.

La scena ha un che di grottescamente poetico.

Vedo davanti a me l'animale più superbo del Creato che viene lentamente divorato dal suo tanto osannato dono dell'Intelletto senza rendersene conto; il glabro mammifero suda e scrive furiosamente, mormora parole incomprensibili e lancia sistematicamente via le matite che sta usando non appena le punte si fanno troppo consumate, senza preoccuparsi di temperarle. Il pavimento di questo squallido appartamento è lo stesso di una cartoleria attraversata da un tornado, con la maldestra aggiunta di alcune bottiglie svuotate da liquami dei quali non oso immaginare la nocività.

La snervante litania composta dal rumore della grafite sulla carta e dal sommesso borbottio del mammifero si interrompe bruscamente non appena questi si accorge che sono sveglio.

"B-buongiorno, Silvestro."

Lo mando a quel paese con l'espressione più colorita che mi viene in mente (non ho mai sopportato quel nome orrendo) ma, come sempre, non capisce e continua nel suo lavoro. Il suo scrivere forsennato ricomincia da dove si era fermato, e a nulla valgono i miei tentativi di distrarlo graffiando il divano, anch'esso mezzo sepolto sotto quintali di cellulosa accartocciata.

Lo osservo per almeno mezz'ora come si osserva un acquario, con gli occhi sospinti dall'apatica curiosità tipica dell'ozio, e noto che a giudicare dall'ondeggiare scoordinato della sua testa, deve avere almeno una decina di ore di sonno arretrato sulle spalle.

Ma la sua vana lotta con la quantistica viene prima della salute, a quanto pare. Se un sasso cade in una piazza dove non c'è nessuno, fa rumore?

Sei sicuro che la Luna sia lì nel cielo mentre non guardi?

E chi può dire di aver visto la luce del frigorifero veramente spegnersi dopo averlo chiuso?

Questo è ciò che tormenta il nostro eroe, la cui mente di scienziato non è abituata a ragionare fuori dai binari; egli è cresciuto nella confortante certezza figlia di Galileo che la fisica non è un'opinione e vedere i cardini del suo pensiero venir meno lo ha distrutto e trasformato in questa ridicola ombra di sé stesso.

Mentre compatisco la miseria di lui e della sua specie, il primate si anima improvvisamente di un vigore che ha un che d'isterico, si alza di scatto e inizia a sgombrare la scrivania dai fogli, tirando in ogni direzione tutto quello che gli capita sotto mano.

"Basta, basta, ho bisogno di riflettere su qualcosa di concreto!", blatera.

E dire che la Facoltà di Fisica è sempre stata perfettamente alla sua portata, o almeno così sembrava prima che si mettesse a preparare l'esame di Meccanica Quantistica. La sua inferiorità mi commuove e quasi mi intenerisce, se penso che fui introdotto alla teoria dei quanti dopo poco più di tre mesi dal mio svezzamento.

Impreca, e mi riscuoto dal mio disdicevole momento di pietà. Lo osservo tra il beffardo e il curioso mentre fruga in ogni mobile, alla ricerca di Bastet sa cosa. Salgo sulla scrivania e do un'occhiata alle poche scartoffie sopravvissute alla furia del mammifero, mentre questi accatasta oggetti non meglio identificati sul divano.

Pare che il problema sia il concetto di collasso della funzione d'onda. Un classico.

Prima di una misurazione, un sistema che può essere in due differenti stati può anche di fatto essere in uno stato che è la combinazione lineare dei due, ossia è in entrambi gli stati al tempo stesso; solo quando si effettua un'osservazione ed una misurazione il sistema è costretto a collassare in uno definito dei due stati. In pratica, prima di scoprire cosa mi aspetta per pranzo nel piatto, se le due

possibilità sono bocconcini di pesce e carne in scatola, prima di guardare coi miei occhi cosa contiene effettivamente il mio piatto esso potrebbe contenere entrambe le cose, o meglio, una sovrapposizione di esse; una volta che guardo, però, la mia osservazione fa collassare il sistema in uno solo dei due stati (nonostante una sapiente miscela di bocconcini di pesce e carne in scatola costituisca senza dubbio la leccornia definitiva).

Non appena inizio a fantasticare sui piaceri della buona tavola, però, mi si presenta davanti agli occhi un meraviglioso spettacolo tragicomico: il mammifero, catturato dalla sua forsennata ricerca e barcollante dal sonno, inciampa su di una bottiglia vuota e incespica per qualche metro nel vano inseguimento del proprio baricentro fino a schiantarsi, inesorabilmente, contro il muro, con un urto terrificante.

Dopo aver controllato la ciotola (oggi sono bocconcini di pesce) mi avvicino pigramente al corpo inerte del mammifero, che scopro essere, con una certa delusione mista a stupore, ancora vivo seppur incosciente.

Passato un po' di tempo nella pace e nel silenzio mi ritrovo mio malgrado ad annoiarmi senza il giullare di corte e quindi vado ad esaminare gli oggetti da lui appena ammucchiati sul divano nell'attesa del suo risveglio.

Ognuno di essi è fresco di scatola e sembrano arrivare da lontano; riconosco un relè (un congegno elettronico utilizzato come deviatore), un contatore Geiger (misuratore di radiazioni di tipo ionizzante), un martelletto ed altri oggetti che fatico ad identificare, ma tra tutti troneggia un'enorme scrigno parallelepipedo rinforzato in acciaio che scopro essere comodissimo e perfetto per un sonnellino; il fresco dell'acciaio e la grandezza dello scatolone lo rendono il perfetto connubio di comfort e design.

Mi accoccolo al suo interno senza esitare, già pregustando una dormita epocale.

Realizzo la mia situazione solo quando ormai è troppo tardi.

Alzo la testa ed incrocio lo spaventoso sguardo del mammifero, in piedi davanti alla scatola con gli occhi spenti e cerchiati da occhiaie spaventose. Mormora in modo disarticolato:

"Gatto... gatto…"

Posso immaginare cosa abbia in testa l'imbecille ma non ho affatto voglia di scoprirlo, visto il visibile stato confusionale in cui versa. Provo a saltare fuori dalla scatola, ma mi afferra subito per la collottola con una rapidità che dimostra che solo il suo buon senso è annebbiato.

"Gatto... gatto..."

Inizio ad essere seriamente spaventato, il mammifero sembra non avere più nulla di razionale e anche mordendo e graffiando non riesco a liberarmi dalle sue mani, che tentano di spingermi nella scatola. Gli soffio contro a più non posso:

"Le leggi della meccanica quantistica non funzionano in un sistema macroscopico, idiota! Quello di Schrödinger era solo un paradosso, dannazione, che accidenti credi di fare?" ma non serve a nulla, è più sordo che mai.

Divincolandomi riesco finalmente a liberarmi dalla sua presa e, in cerca di aiuto, faccio cadere a terra la pesante scatola ed alcuni vasi, sperando di attirare l'attenzione degli altri condomini con il fracasso.

Il mammifero mi insegue con l'andatura di uno zombie, ripetendo a voce sempre più alta: "Gatto... gatto vivo e morto!"

Ringhio e soffio ancora nel vano tentativo di spaventarlo e nel frattempo spingo in terra qualsiasi oggetto pesante io trovi, nella speranza che qualcuno perlomeno suoni alla porta.

Ma la situazione degenera. Il mammifero è ora totalmente fuori di senno e grida: "Gatto vivo e morto... gatto MORTO!"

Sono alle strette, il pazzo mi sta ostruendo ogni via di fuga e nonostante sia molto più veloce di lui, i suoi movimenti sono innaturalmente rapidi e imprevedibili. Schivo due calci per il rotto della cuffia e mi rifugio sulla libreria, dove sono abbastanza in alto da non farmi agguantare da quelle sue zampacce.

Il folle inizia allora a scuotere il mobile nell'ottuso e ridicolo tentativo di farmi scendere, senza

accorgersi di stare di fatto scavando la propria fossa.

Non è decoroso che io abbia quasi perso la calma di fronte a cotanta scemenza.

Infuriato sempre di più, continua a scrollare violentemente la stracolma scansia, che inizia a cigolare. Mantengo l'equilibrio ancora un po' e non appena gli scossoni si fanno sufficientemente forti, salto a terra, alle spalle del povero delirante.

"GATTO MORTO!" grida voltandosi, e non fa in tempo a muoversi prima di essere schiacciato da un quintale di libri.

Beh, ho sempre amato la giustizia poetica.