LA FORZA DELLA VITA di Giovanna Fiore

Noah, 17 anni. Anagraficamente piccola, ma chi è a stretto contatto con lei ogni giorno, sa.

Sa quanto questi anni siano stati intensi e tumultuosi. Quanto Noah non abbia avuto vita facile sin da bambina, quanto Noah sia maturata, quanto le sue difficoltà siano state ben altre e non un'unghia spezzata. Quanto Noah guardava altre ragazze quasi con un pizzico di invidia vedendo loro così spensierate e lei con il peso del mondo sulle spalle.

Noah, all'apparenza una ragazza tranquilla, timida e silenziosa, ma che dentro aveva un uragano. Perché è così: chi sembra calmo, dentro ha la tempesta e un miliardo di cose da dire.

Spesso Noah si è sentita dire: "Sei apatica". Ma lei non si rivedeva in ciò. Una persona apatica, che non prova nulla, avrebbe mai potuto provare tutto il dolore che sentiva lei ogni giorno? Una continua lotta con sé stessa, la società, la scuola, la famiglia.

Noah, la classica ragazza che teme il giudizio altrui, colei che cerca di non deludere nessuno, ma mai nessuno cerca di non deludere lei.

Avere 17 anni ma sentirsene il triplo. Fingere sorrisi per poi chiudersi in camera a piangere per ore. Si dice che il tempo aggiusti le cose, ma le sue ferite non hanno mai smesso di far male. Il suo problema era il passato che ancora influiva sul presente. Veri e propri traumi familiari, dalla violenza su una madre alle "malattie" dei fratelli, mancanze, delusioni, malattie, batoste, lacrime...

Si chiedeva continuamente cos'era la serenità. Sentirsi continuamente sbagliata, fuori luogo, in gabbia. Avere sempre a che fare con situazioni più grandi di lei. Lei, la più piccola della famiglia ma che più volte si è alzata le maniche e si è mostrata la più adulta di tutti. Pensava continuamente che una ragazza di 17 anni non avrebbe dovuto vivere ciò che ha vissuto lei. Il punto di riferimento di tutti, ecco come si sentiva. È senz'altro una bella cosa, ma questo quando c'è un limite. Si sentiva esplodere. Le sembrava di aver visto già tutto della vita, era diversa dalle altre ragazze e non capiva perché la vita volesse continuamente metterla alla prova.

Pensava che un giorno sarebbe stata felice e che la vita le stesse prima insegnando ad essere forte. Ma nel frattempo lei non ce la faceva più a sognare un cielo azzurro all'orizzonte senza nuvole. Nonostante stringesse i denti e ballasse sotto la pioggia, desiderava l'arcobaleno. Che senso aveva vivere così?

Di nascosto iniziò man mano a prendere psicofarmaci, farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale, impiegati nella cura psichiatrica dei disturbi mentali. Gli antidepressivi, precisamente, che sono utilizzati in psichiatria per la cura di particolari disturbi come la depressione e la distimia. Gli antidepressivi funzionano normalizzando le quantità delle sostanze chimiche che agiscono comunemente nel cervello, i neurotrasmettitori, soprattutto serotonina, noradrenalina e in parte dopamina.

Gli scienziati che studiano la depressione hanno scoperto che queste sostanze chimiche sono coinvolte nella regolazione dell’umore, ma il meccanismo del loro funzionamento non è ancora conosciuto con certezza. Un giorno uno, l'altro due, l'altro ancora tre, fino ad assumerli sempre di più, giorno dopo giorno. Agitazione, forte irrequietezza, ansia, strani sogni, confusione, allucinazioni, mal di testa, attacchi di cuore, impotenza, insonnia, perdita di appetito, perdita di peso, perdita di memoria, nausea, attacchi di panico... Ecco i sintomi che accompagnavano Noah in questa sua forma di suicidio.

Il letto era il suo nuovo migliore amico, tutti si preoccupavano per lei, ma non le importava. Per troppo tempo si era preoccupata degli altri, adesso voleva solo scendere da questa giostra chiamata mondo.

Ogni giorno sempre peggio, fin quando Noah vide una grossa luce luminosa. Continuava a salire, senza sapere dove andare, ma continuava perché provava un senso di sicurezza. Si ritrovò davanti agli occhi lo zio, la figura che le mancava più di ogni altra cosa.

"Tieni duro, io sono al tuo fianco. Non è ancora il tuo momento".

Lo vedeva sempre più distante per poi man mano riaprire gli occhi, con tanta difficoltà. Sentiva in modo disturbato delle voci, la sua famiglia che esultava. I medici corsero in stanza, facendo uscire tutti, lei non connetteva, era così frastornata... Dov'è? Cos'è successo?

Noah è stata per un anno in coma, in profondo stato di incoscienza. Il suo intento di lasciare tutti l'aveva quasi raggiunto, ma la forza della vita è più forte di tutto. È la forza più testarda che c'è in noi che, nonostante tutto, sogna e non si arrende mai. E così capì che non tutti i mali vengono per nuocere: insieme alle batoste la vita le ha dato una forza imbattibile che l'ha aiutata a uscir fuori da quel tunnel e a darle una nuova possibilità di vivere per sé stessa e scoprire le cose belle del mondo a cui lei non credeva più.

Bisogna essere come il mare, che pur infrangendosi contro gli scogli, trova sempre la forza di riprovarci.