Il libro di Lilavati di Chiara Pacifico

Vijjalavida, 29 Caitra 1073 (brahaspativara)

x2 cigni sulla riva di un lago stavano riposando, quando si accorsero che le nuvole stavano arrivando.

10x fuggirono verso Manasa e 1/8 x2 volò verso un giardino di Hibiscus Mutalis, il bel fiore.

Le restanti tre coppie di cigni restarono nel lago a godersi i loro giochi d’amore.

O giovane donna, quanti cigni c’erano in quel lago colmo di fiori di loto?

Lilavati sorrise e iniziò a scrivere: x2−10x−18 x2 =6

144 cigni

Aveva studiato le equazioni quadratiche non solo con impegno, ma anche con passione. Non riusciva a credere di aver imparato tanta matematica nell’ultimo periodo. Dalle addizioni e le sottrazioni alle frazioni, alle radici quadrate e cubiche. E le regole riguardanti lo zero e l’infinito. Affascinanti.

Non vi è onere nelle figure infinite se qualcosa è loro aggiunto o sottratto. Così come non vi è onere nell’infinito Vishnu nel disfacimento o nella creazione degli esseri viventi.

Una delle poesie, o delle regole matematiche, che Lilavati amava di più.

Avrebbe presto iniziato lo studio della geometria, i teoremi sui triangoli, sulla circonferenza, la misurazione del volume dei solidi.

Per oggi aveva terminato.

Chiuse con delicatezza il manoscritto, sfiorò la prima pagina con le dita, passandole sul titolo che recava il suo nome. Lilavati. Lo ripose con delicatezza nello scaffale della sua camera e si preparò ad andare a letto.

Sciolse le lunghe trecce nere, slacciò la collana di perle e tolse gli orecchini. Si lavò il viso e ne vide il riflesso nella brocca piena d’acqua. Aveva la carnagione scura, le sopracciglia folte, gli occhi color cioccolato, le labbra carnose. Era bella, di una bellezza semplice. Assomigliava a tante altre ragazze indiane della sua età.

Lilavati, in realtà, era diversa.

Aveva imparato a leggere e a scrivere all’età di cinque anni. Da piccola suo padre Bhaskara e suo nonno Mahesvara la portavano spesso a scrutare il cielo. I due passavano ore ad osservare i movimenti dei pianeti e delle stelle, discutevano tra loro, si confrontavano. La bambina ascoltava

in silenzio, interessata, apprendendo tante nozioni di astronomia che mai avrebbe dimenticato. Si dedicava con piacere alla lettura, dai grandi testi sacri del Rāmāyaṇa e del Mahābhārata alle brevi poesie di suo padre.

Bhaskara il Sapiente. Un uomo di grande cultura, il matematico più famoso dell’India, che conosceva i segreti della geometria, dell’algebra e della trigonometria, che sapeva leggere i segni del cielo, che sapeva scrivere versi di grande valore. E allo stesso tempo un padre affettuoso, che era stato capace di trasmettere alla giovane figlia saldi principi morali ed etici, oltre all’amore per la cultura.

Lilavati aveva ricevuto un’educazione speciale. Bhaskara aveva provato ad avvicinarla alle scienze matematiche, all’inizio senza risultati. La fanciulla si sentiva così lontana dai quesiti e dai problemi che le proponeva. Sequenze di numeri. Non ci vedeva nulla di bello, nulla di armonico. Erano sterili.

Preferiva di gran lunga il fascino del firmamento, il suono ed il significato dei versi poetici.

Fu così che Bhaskara decise di intraprendere il suo grandioso lavoro di fusione della matematica e della poesia. Problemi algebrici e geometrici scritti in versi. Gli ci vollero anni per completare l’opera, che chiamò Lilavati in onore della sua splendida figlia, che era sempre stata accanto a lui mentre scriveva. Lilavati fu anche la prima a leggerla. I risultati furono più che soddisfacenti per il Sapiente: la ragazza si innamorò della matematica.

Anche il destino di Lilavati era diverso rispetto a quello di molte altre ragazze della sua età. Quasi tutte le sue amiche si stavano per sposare o si erano già sposate. Lei non avrebbe mai avuto un marito. Aveva amato con tutta se stessa un ricco giovane di casta elevata, il quale era sparito il giorno stesso delle nozze. Lo aveva cercato ovunque, ma non c’era. Non seppe mai se fosse andato via volontariamente o se fosse stato vittima di qualche incidente. Ma sapeva una cosa: non avrebbe mai amato un altro uomo in tutta la sua vita.

Così Lilavati passò la sua esistenza con il suo adorato padre, dedicandosi allo studio. Un’esistenza tranquilla e felice. Non ebbe mai figli, ma la fama del suo libro perpetuò il suo nome molto più a lungo della vita dei discendenti che sarebbero potuti nascere dal suo matrimonio.

Lilavati è immortale nella storia della matematica.

Pune, 24 Bhadra 1936 (somavara)

“Non è un semplice libro di matematica, è un vero e proprio capolavoro della tradizione vedica. Troverete i problemi di aritmetica e geometria scritti in poesia da Bhaskara II, vissuto nell’undicesimo secolo. Chi viene alla lavagna a svolgere il primo?”

La professoressa Suri appoggia il volumetto sulla cattedra, guardando i ragazzi. Sono anni che utilizza il libro di Lilavati per le lezioni di matematica. Il metodo pare funzionare, visto l’interesse che la maggior parte dei suoi alunni nutre per la materia.

Come previsto, nessuno si offre volontario.

“D’accordo, inizierò io” dice sorridendo “Un problema semplice per trovare una quantità sconosciuta. Andate a pagina 59”. Legge il testo ad alta voce:

Un sesto delle api in uno sciame volò verso un fiore patali, un terzo verso un albero kadamba, un quarto verso un albero di mango ed un quinto verso un albero pieno di fiori campaka. Un trentesimo si recò in un bellissimo letto di fiori di loto baciato dai raggi del Sole.

O bellissima fanciulla, quante erano le api dello sciame, se è alla fine una sola a rimanere?

“Dovete sapere che l’intero libro è scritto in versi. Li ho sempre trovati estremamente dolci, anche se la musicalità di quelli originali scritti in sanscrito non è imitabile”. “Adesso risolviamo il problema”.

“Supponiamo che il numero totale delle api sia 1. La frazione che rappresenta l’unica ape rimasta è:

Quindi il numero delle api nello sciame è: 

Continuano con altri problemi per il resto dell’ora. Gli studenti sono molto interessati al metodo proposto dalla professoressa Suri, un metodo che rende la matematica qualcosa di diverso, di innovativo.

Una ragazza, in particolare, è rimasta estremamente colpita dalla bellezza del libro di Lilavati. Si chiama Padma. Ha 14 anni, la sua famiglia lavora in una delle tante fabbriche di Pune. Padma è una ragazza timida ed introversa. Padma ha due passioni: la matematica e la letteratura. Per questo motivo è così interessata all’opera di Bhaskara, la quale riesce a fondere le due materie in modo armonico ed equilibrato.

Vorrebbe sapere qualcosa di più su di essa, dunque inizia una ricerca su Google. La colpisce in particolare la leggenda che riguarda il motivo per cui il libro fu scritto.

“Bhaskara il Sapiente, famoso geometra, alla nascita di sua figlia Lilavati chiese agli astronomi di scrutare il cielo. Essi, per la posizione delle stelle, predissero che sarebbe rimasta zitella per tutta la vita. Non accettando tale decreto del destino, Bhaskara si recò da un altro sapiente, il quale lo esortò a portare Lilavati nella provincia di Dravira, dove avrebbe potuto trovare marito. Il matrimonio sarebbe però stato felice solamente se fosse avvenuto in un certo momento indicato sul cilindro del tempo.

La ragazza fu presto chiesta in sposa da un giovane uomo ricco ed onesto. Venne stabilito il giorno delle nozze e Bhaskara collocò una tazza con un piccolo foro sul fondo di un recipiente pieno d'acqua, facendo in modo che la tazza affondasse all'inizio dell'ora propizia per il matrimonio prevista dall’astrologo.

Lilavati, tuttavia, spinta dalla curiosità, volle osservare il congegno creato da suo padre. Quando si sporse al di sopra di esso, una perla si staccò dalla sua collana e bloccò il forellino. Così lo sposo e gli ospiti si ritirarono per fissare una nuova data per la cerimonia dopo aver consultato le stelle. Presto però il giovane uomo scomparve e Lilavati restò zitella.

Il saggio Bhaskara si rese conto dell’inutilità di volersi opporre al destino. Quindi decise di dedicare a sua figlia un libro di matematica, che la avrebbe fatta vivere nella memoria degli uomini per l’eternità”.

Padma chiude gli occhi. Si chiede quale sarà il suo destino. Vorrebbe dedicare la sua vita alla scrittura, alla matematica, alla divulgazione scientifica. Potrà mai farlo? Le sue condizioni economiche non sono delle migliori. Dovrà lasciare presto gli studi, seguire le orme dei suoi genitori ed iniziare a lavorare? Probabilmente sì. Ma questo non significa che debba abbandonare completamente le sue passioni.

Lilavati non era riuscita ad opporsi al suo destino.

Padma ce la farà.

Non immagina nemmeno che nel 1957 riceverà il Premio Leelavati 2035 per il suo romanzo. Così come Bhaskara, anche Padma riuscirà a fondere la matematica con la letteratura e l’arte creando un’opera unica, destinata a vivere per sempre.