Il corridore di Angela Mancini

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Il mio nome è Unosvar. Sono un abitante di Binezia, una delle più grandi metropoli del nostro pianeta. Qui da noi le corse sono sempre esistite. Più volte al giorno, centinaia dei nostri abitanti partono per correre e raramente tornano. Durate la competizione, non ci sono vincitori ne vinti: tutti devono rimanere nella stessa posizione in cui gli è stato detto di partire. Concorriamo in squadre formate da otto membri.

Mio fratello Upertos è partito tanto tempo fa. Mamma e papà mi avevano avvertito che sarebbe potuto succedere da un giorno all’altro ma la cosa mi ha colto comunque impreparato. Upertos era la persona più spericolata che avessi mai incontrato ma anche la più altruista e generosa. Lo conoscevano tutti nel nostro quartiere.

Diventato maggiorenne era stato reclutato. I giovani vengono sempre allenati per le corse. Dal momento in cui termini la preparazione, puoi essere chiamato a correre in ogni momento. Accade, ma solo in rarissimi casi, che un bambino non ancora addestrato venga fatto partecipare alle gare. Upertos era diventato uno dei più abili corridori che l’Accademia di Binezia avesse mai visto, tanto da essere stato promosso varie volte: da semplice corridore, era stato assegnato alla squadra numero 13, una di quelle che deve indicare, una volta arrivata a destinazione, che è terminata una fila di corridori. Non avevano fatto in tempo a promuoverlo nella squadra 10, la squadra che parte per prima, perché era stato chiamato per la corsa.

Anche io sto frequentando l’Accademia, ma non sono portato come mio fratello. Non verrò promosso, ma non mi importa. Sono contento di essere un semplice corridore. In più, adoro la mia squadra. Zaros, il mio migliore amico, ne fa parte. Lo conosco da sempre. Siamo completamente diversi ma, come si dice, gli opposti si attraggono. Io ho un carattere molto espansivo, adoro uscire spesso e conosco tantissime persone. Zaros è più timido, non ha molti amici e preferisce leggere un libro piuttosto che uscire di casa. Nonostante le differenze, siamo inseparabili. Anzi direi proprio che sono le diversità a renderci così vicini; ci completiamo l'un l'altro. Siamo finiti nella stessa squadra per puro caso; i gruppi semplici vengono sempre scelti ad estrazione. Quando il primo giorno di Accademia, ci hanno detto che saremmo stati insieme ho fatto i salti di gioia. Sono contento che di poter correre con qualcuno di cui mi fido ciecamente. Anche perché ho saputo dai più anziani del paese che le corse possono durare per periodi lunghissimi e attraversare territori impervi.

In Accademia, le materie che studiamo sono principalmente fisiche: dobbiamo prepararci per essere in grado di portare a termine la corsa. Miglioriamo resistenza e forza attraverso dure sessioni di allenamento. Le esercitazioni hanno anche lo scopo di aiutarci a sopravvivere nelle situazioni più disperate. In una giornata tipo veniamo svegliati alle 6.00, facciamo colazione e poi iniziamo l’allenamento, prima nelle palestre dell'Accademia e poi all'aperto. Occasionalmente ci vengono assegnate missioni dall’allenamento particolari, in ambienti estremi. Una volta siamo stati portati su una piattaforma nel mezzo all'oceano. Abbiamo nuotato per pomeriggi interi. Un giorno alla

settimana è dedicato interamente a lezioni teoriche sulla sopravvivenza: impariamo quali piante sono velenose e quali commestibili, ci viene insegnato come comportarci in caso di imprevisti o di attacchi da parte di animali e molte altre cose utili.

Quando c’è una chiamata dalla città vediamo illuminarsi il faro del centro di controllo ed un altoparlante inizia ad elencare i nomi delle persone che devono partire. Dopo pochi secondi le prime squadre sono già pronte per correre, equipaggiate con un zaino standard contenente del cibo, una coperta e altri beni essenziali per la sopravvivenza.

Oggi il faro si è illuminato già cinque volte, e sono appena le otto di mattina. Sono nel bel mezzo della prima ora di lezione quando lo vedo accendersi per la sesta volta. Presto poca attenzione alla lista dei nomi di coloro che dovranno partire, ma ad un tratto sento pronunciare il nome di Zaros e, poco dopo, il mio. Velocemente mi alzo e corro verso il centro di controllo. Mi ritrovo lo zaino sulle spalle. Zaros e il resto della mia squadra sono schierati accanto a me e ci viene dato l’ordine di partire. È giunto il momento di mettere in pratica quello per cui ho studiato per molti anni. Sono finalmente in grado di intraprendere la mia prima corsa. In fondo è questo il mio dovere di bit.

Ed ecco che, in un altro mondo, in una città chiamata Lucca, sullo schermo del computer di una ragazza appare il segnale che un file è stato scaricato.

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