Detective Zyme -L’alba degli anticorpi viventi di Rosy Ognibene

Sette anni prima.

“Fate attenzione! Zicky la zecca ha iniziato a contro attaccare!” “Maledetto inset... PAIPER, ATTENTA!”

“Che faremo adesso, Zyme?” “A questo punto, spero solo in un miracolo...” “Cosa sono quelle?!” “Sono dita e stanno staccando Zicky dall’orecchio di Echo!” “E’ finita, evviva!”

“Cos’hai Zyme? Abbiamo vinto, no?” “Sì, ma era compito mio salvare Echo. Sono un fallito.” “Zyme, tutti possono sbagliare, anche tu. Insomma, non sei mica Dio?”

Sette anni dopo.

13 Marzo 2007. Ore 3,04.

Successo, fama, potere.

E’ questo ciò che ottenni da quel tragico scontro con Zicky la zecca. Ero considerato l’eroe che ti aveva salvata da quel malvagio essere, anche se, effettivamente, fu un medico ad estrarre la zecca dal tuo orecchio.

Avevi solo otto anni all’epoca. Adesso, invece, ne hai già quindici.

Voglio raccontarti in queste righe la storia di come ti dissi per sempre addio..

12 Marzo 2007. Ore 10,43. Cervelletto (dipartimento degli Antibody Rescue).

Con la testa che mi pulsava poggiata sulla scrivania, nel mio nuovo ufficio, ripensavo al party al quale avevo partecipato la sera prima.

Grazie alla mia fama, venivo invitato a questo genere di eventi quasi tutti i fine settimana. Ormai ero diventato una celebrità, una star. Mi stavo godendo la vita. Ero ben lontano da quei giorni in cui, la sera, preferivo restare nel mio vecchio ufficio a compilare scartoffie anziché uscire e divertirmi. Non ero più il solitario e burbero Zyme, ero un anticorpo nuovo, diverso.

Mentre cercavo di sollevare la testa e mettermi a lavoro, la porta si spalancò all’improvviso, accompagnata da una voce stridula che mi perforò violentemente l’udito. “Zyme! Ti sembra questa l’ora di arrivare a lavoro?!” *gasp* Paiper... ci mancava solo quella tiranna in gonnella oltre al mal di testa. “Ehi, dolcezza, rilassati. Per tua informazione sono arrivato in perfetto orario. Controlla il mio cartellino, è timbrato alle 9 precise.” “Oh, ma io ho controllato il tuo cartellino.-avverto un tono

sarcastico- E sai chi altri ho controllato? Ralph il barista che lo timbrava al posto tuo per coprirti!” Accidenti! Beccato. “Suvvia capo, -dico nervosamente- non è che potresti chiudere un occhio per questa volta? Sai, ieri sera ho fatto tardi per compilare tutti i documenti arretrati.” “Ah davvero? E dimmi, lo hai fatto mentre ti alternavi tra il sorseggiare un Fluorini e il flirtare con una femmina di anticorpo?” Beccato parte seconda. Provai a balbettare qualche giustificazione, ma Paiper mi interruppe. “Ascolta, Zyme. So che ti stai godendo la fama e il successo, ma non dimenticare che Echo ha ancora bisogno di te. Perciò limita le distrazioni e vai, sei di pattuglia nel rene destro.” “E’ successo qualcosa laggiù?” “Una piccola rissa che è stata subito placata. Ma per evitare che possa succedere ancora, sarà meglio che tu tenga sotto controllo la zona.” “Agli ordini capo.”

Mi avviai barcollante verso l’uscita del dipartimento, quando vidi un tizio, dall’aria cupa e rassegnata, fermo vicino ai bagni, che reggeva con le mani inguantate di giallo un lurido spazzolone. “Ralph! Cosa stai facendo? Come mai non sei dietro al bancone del bar?” “La megera -risponde piagnucolando- mi ha beccato mentre timbravo il cartellino al posto tuo ed ora, per punizione, mi ha messo a pulire i bagni. E sai qual è la cosa peggiore? Oggi è il ‘lunedì dei micoplasmi alla messicana’! Ti lascio immaginare cosa mi aspetterà lì dentro.” Faccio un verso di disgusto. “Mi dispiace, Ralph. In fondo è colpa mia. Cercherò di convincere la Paiper a farti scontare la pena in un altro modo.” “Sul serio?! -dice Ralph adulante con uno strano luccichio negli occhi- Tu sì che un tipo davvero ganzo, Big Zeta. Grazie!” E dopo aver rimediato ai sensi di colpa provati nei confronti di Ralph, mi avviai verso il rene.

12 Novembre 2007. Ore 11,20. Rene destro.

Fuori un fetido pub del ghetto del Nefrone c’era una pattuglia di Antibody. Mi avvicinai per chiedere informazioni. “Allora ragazzi, che succede?” Uno di loro, dopo avermi rivolto un saluto militare, rispose “Abbiamo catturato e rinchiuso coloro che hanno causato la rissa, signore.” “Si è tratto di qualche virus o batterio?” “No, signore. Erano anticorpi.” “Anticorpi?!” Mi stupii. “Sì, signor Zyme.-intervenne un altro agente- Erano anticorpi, un po’ strani, ma si trattava di anticorpi.” “Definisci ‘strani’.” “Avevano un aspetto malaticcio ed emettevano strani gemiti. In più si comportavano come se non avessero piena coscienza delle loro azioni.” “Strano, molto strano. Quanti ne erano?” “Un paio. Hanno iniziato ad infastidire gli altri anticorpi generando così la rissa. Alcuni di loro sono stati morsi dai disturbatori.” “Addirittura morsi?” “Sì, signore. Ma non ci è sembrato grave e quindi li abbiamo mandati a casa. Per quanto riguarda i due agitatori, adesso sono rinchiusi nel

furgoncino della Antibody Rescue.” “Portatemi da loro.” I due agenti mi fecero strada verso il furgoncino. Ero stupido e quasi inquietato da ciò che mi era stato riferito, ma restai ancor più di stucco quando vidi che la portiera del furgoncino era aperta e i due reclusi erano fuggiti. Sia chiaro non mi stupì il fatto che fossero scappati, insomma, c’era da aspettarselo con una simile pattuglia di inetti, ma per come la portiera venne ‘aperta’. Era come se le sue giunture fossero state mordicchiate, facendola così cadere in terra. Era impensabile che qualcuno riuscisse a mordere un materiale così resistente. -Contro quali anticorpi, se così possono essere definiti, ci eravamo imbattuti?- pensai.

“A tutte le unità, i reclusi sono fuggiti. Ripeto, i reclusi sono fuggiti.” Uno dei due agenti diede subito l’allarme, mentre gli altri presenti sul posto si misero immediatamente sulle loro tracce. E’ ciò che feci anch’io, ma dalla parte opposta. Mi diressi verso la pelvi renali. La pelvi, mia cara Echo, è una specie di enorme piscina dalla forma ellissoidale, dove venie raccolta l’urina proveniente dai calici maggiori. Mentre osservavo il liquido giallastro accumularsi nel bacinetto, notai una strana striatura rossa. Sembrava sangue, ma prima di dare l’allarme, decisi di seguire quella scia. Percorsi quasi l’intero perimetro della pelvi, quando arrivai alla fonte dalla quale usciva quella sostanza rossastra. Come pensavo, si trattava di sangue. Era stato fatto un foro sulla parete della pelvi e se non fosse stato chiuso subito, avrebbe causato un’ematuria. Presi il telefono per chiamare il dipartimento e far mandare un gruppo di piastrine, ma la mia attenzione venne attirata da qualcosa di insolito. Era lì, a qualche metro di distanza da me, corrispondeva esattamente alla descrizione fattami dall’agente: era uno dei due anticorpi fuggiti. Mi stava fissando. Ansimava, produceva strani gemiti. La sua schiena era ricurva, i suoi occhi vitrei, il volto pallido. Era un essere spaventoso. -Questi giovani d’oggi!- pensai- Guarda cosa causano gli acidi stupefacenti. Ma loro se ne fregano e continuano ad abusarne!- “Ehi tu! Ti dichiaro in arresto!” Gridai. Restò imperterrito. “Ehi, sei sordo per caso?!” Cominciai a spazientirmi. Fu in quel momento che quell’anticorpo iniziò a correre verso di me, urlando ed agitando le braccia. Voleva attaccarmi. Riuscii appena in tempo a prendere la pistola e a ficcargli un proiettile nel cranio. Lo sparo rimbombò come un tuono. -Okay, fuori uno. Manca l’altro.- Mi guardai intorno in cerca dell’altro fuggitivo. “Signor Zyme! -gli altri agenti mi raggiunsero- Abbiamo sentito lo spa... ATTENTO!” Mi voltai di scatto e riuscii a bloccare l’altro anticorpo che aveva provato ad attaccarmi alle spalle. Lo allontanai con uno spintone, ma questo non demorse e mi attaccò ancora. Eravamo in bilico sull’orlo della pelvi. Continuavo ad indietreggiare, un passo in più e sarei finito in quella disgustosa sostanza giallastra,

senza offesa Echo. Ma all’improvviso, quello strano anticorpo si immobilizzò di scatto. Alzai gli occhi e vidi il foro che gli trapassava la testa. Gli avevano sparato. “Ah però ragazzi, non vi facevo così coraggiosi.” Sai Echo, novellini del genere non saprebbero nemmeno impugnare una pistola, figuriamoci sparare. “Non sono stati loro, detective.” Una voce femminile mi fece voltare. Il mio sguardo incrociò la figura di un’affascinante fanciulla. Mi sistemai la giacca e con il mio tono da don Giovanni le dissi “Ehi dolcezza, io sono Zyme, il detective Zyme. E tu sei...” “Di gran lunga al di sopra dei tuoi standard. -mi spiazzò- Seguimi.”

12 Marzo 2007. Ore 12,53. Cervelletto (dipartimento degli Antibody Rescue).

“Zyme, lei è l’agente speciale Amber, un anticorpo monoclonale.” Paiper mi presentò questa misteriosa fanciulla. “Anticorpo monoclonale?” Non ne avevo mai sentito parlare. “Siamo anticorpi prodotti in laboratorio e siamo specializzati nel contrastare malattie autoimmuni.” Ancora non riuscivo a capire. “E’ stata iniettata nel corpo di Echo perché, a quanto pare, la bambina ha contratto una malattia autoimmune.” Riprese Paiper. “Ma.. Echo non ha.. come? Quando?” Ero scioccato. “Zyme, ce ne saremmo dovuti accorgere già da un po’. Negli ultimi due anni Echo ha mostrato vari sintomi della malattia: senso di stanchezza, presenza di febbricola, dolori alle articolazioni. Abbiamo sottovalutato la cosa.” “Mi meraviglio che il ‘grande detective Zyme’ non se ne sia accorto. -intervenne Amber- Che c’è? Troppo successo ti ha dato alla testa?” La frecciatina lanciatami da quella cavia da laboratorio mi irritò molto perché sapevo che non aveva torto. Mi ero lasciato distrarre dalle futilità, dalla gloria, pensavo solo a me stesso e non a te, mia dolce e piccola Echo. “E per quanto riguarda quegli strani anticorpi del ghetto?” Chiesi. “Prima di tutto si chiamano autoanticorpi. -spiegò Amber- Sono anticorpi impazziti a causa della malattia. Essi, nel caso di Echo, attaccano le cellule di tutto l’organismo e gli anticorpi sani. Se uno di quei cosi ti morde, ti infetta e ti fa trasformare dopo pochi istanti.” “Giù nel rene alcuni anticorpi sono stati morsi!” Mi allarmo. “Purtroppo non solo laggiù. -Paiper è avvilita- L’epidemia si sta diffondendo a macchia d’olio. Dall’esterno hanno già preso provvedimenti, come vedi. Ma il problema va risolto qui, all’interno. Tu e l’agente speciale Amber dovrete far squadra e trovare la fonte della malattia ed annientarla.” “Agli ordini capo!” “E mi raccomando, non fatevi mordere.”

12 Marzo 2007. Ore 20,00.

Io e Amber girovagavamo invano da ore in cerca di quella maledettissima ‘fonte’, ma almeno trovammo qualche nuovo indizio sulla malattia. “Allora Zyme, che si fa ora?” Amber era esausta. “Non so. Provo a dare un’occhiata ai nuovi sintomi riscontrati.” Presi il mio iPlasm e cominciai a far scorrere tutte le note. “Eritemi, artralgia, anemia... Ti dicono qualcosa?” “Mh.. collegandoli ai sintomi prendenti.. Ma certo! Come ho fatto a non pensarci prima?!” “Allora Einstein, di che si tratta?” “Lupus eritematoso sistemico!” “Perfetto, allora sarà meglio avvisare Paiper e dirle che dobbiamo rassegnarci.” “Cosa? Perché?” “Questo tipo di Lupus è ereditario, non possiamo far nulla per contrastarlo. Dobbiamo adeguarci e cercare di non farci infettare.” Il morale di Amber crollò di colpo.

12 Marzo 2007. Ore 23,40. Cervelletto.

Dopo che la notizia venne annunciata dai vari TG Body, vennero allestite delle zone di quarantena dove venivano raggruppati gli anticorpi sani. Mentre Amber impartiva lezioni di difesa contro gli attacchi degli autoanticorpi, io ti osservano dai monitor, Echo. Vedevo ciò che vedevi tu: la camera bianca, il tubicino della flebo nel tuo braccio e i tuoi genitori distrutti dal dolore sull’uscio. Mi faceva rabbia il non poter far nulla per salvarti. Mi sentivo così impotente. Poi, all’improvviso, tutto cominciò a tremare. “Zyme che succede?” Amber era allarmata. “Si tratta di un attacco epilettico, Echo ne soffre da quando era piccola.” “Come fate a sopportarlo?” “Tutto finisce dopo che le hanno somministrato la Carbamazepina.” “Cos’è?” “Un nuovo farmaco che prende per l’epilessia.” La scossa si assestò. Ti avevano iniettato la medicina. “Finalmente è finita. Ma, cosa succede?” Un gran baccano proveniva dalla zona di quarantena. “Ci sono degli infetti! Fuggite!” Urlò un agente scappando. “La zona era sicura. Abbiamo controllato più volte.” “Aspetta Amber. Qualcosa non mi torna. Stavamo bene fino a quando non c’è stato l’attacco epilettico.” “Dici che sia questa la fonte?” “No.. -mi soffermai a pensare- Il farmaco! Il Lupus è indotto dal farmaco non è ereditario!” “Quindi dobbiamo solo far sospendere il farmaco. Ma come?” “Dal lobo temporale. Faremo parlare Echo!”

12 Marzo 2007. Ore 3,04. Cervello (lobo temporale).

Entrammo nel centralino, ma degli infetti ci attaccarono. “Và avanti tu Zyme, io li distraggo.” Seguii l’ordine di Amber senza esitazioni. Mi avvicinai al computer del linguaggio e digitai il messaggio “Sospendere il farmaco.” Iniziasti a ripeterlo con un

filo di voce. -E’ fatta!- pensai. Ma proprio in quel momento venni attaccato da un autoanticorpo. La lotta non durò molto. Riuscii a prendere al volo un tagliacarte e a sgozzarlo, ma non ero felice. Lui mi aveva morso. Consapevole del mio destino, presi carta e penna e iniziai a scrivere questo racconto, che spero qualcuno ti leggerà. Con una pistola puntata alla testa e gli occhi colmi di lacrime, io ti dico per sempre addio, mia dolce e piccola Echo.

*Amber*

Sento uno sparo e poi un gran silenzio. Zyme!

Vedo l’autoanticorpo. Vedo un foglio.

Vedo una pistola.

............

............

Vedo il corpo senza vita di Zyme.

Echo è salva, ma nessuno festeggia.

Un valoroso eroe è morto in battaglia.

Riposa in pace, detective Zyme.

“Sono guarita, dovrei essere felice, ma non lo sono. Sento un gran vuoto, come se una parte di me non ci fosse più. Mi manchi...” -Echo

Rosy Ognibene

Liceo P. Calamandrei - Classe: 5° B