Alzheimer… oscuri presagi di Angelica Ferri e Nantana Noiprom

NTTOCTNTA TOGIECSCTOT GRTGDTYAHJ RYJDOTII UMRTEMDNTT OCTNTAT OGIECS CTOT GRTGDTYAHJ RYJDOTIIUMR TEMD Il capitano Dhal, cellula gliale di provata esperienza, ispezionava con aria perplessa la lunga catena aminoacidica ritrovata. Galleggiava sul liquido extracellulare nel tunnel dove prima erano neuroni vitali. Ogni assone di quell'area sembrava averne traccia. Nessuna apparente logica, nessuna sequenza di quel tipo fino ad ora. Solo un puzzle impazzito senza senso. La squadra era sul posto ormai da ore. Tutta la squadra GLIA (Govern Light Intelligence Administration) era lì fin dai primi ritrovamenti. Alcuni dei migliori elementi erano anche spariti e nessuno ne sapeva più nulla. Solitamente quell'area era particolarmente sorvegliata. Il livello lì era di massima sicurezza. Proprio lì, nell'area Ippocampo venivano custoditi i massimi segreti, tutti quelli visti, sentiti, provati. Solo il Sommo Cosciente poteva ritrovarli tutti e non sempre. Una sorta di magazzino che contiene tutto, vite di ogni tipo, vissute e incontrate, amate e odiate, immaginate o realizzate. Figurarsi lo stato di agitazione e confusione di Smilla Dhal di fronte a quella discarica di resti che non aveva nulla dell'ordine e della logica che vi regnava in precedenza. Fino ad allora le regole di Psiche, il supremo, erano sempre state rispettate e tutti i ragazzi si passavano i messaggi, ogni linea di congiunzione, ogni sistema di connessione viaggiava al triplo della fibra ottica con capacità di funzionamento che generava sogni. E poi la varietà...bastava pensare a quei creativi del gruppo "Fantasia-e-Libertà" che sembravano degli alternativi forzati ma poi riuscivano sempre a far la differenza rispetto agli, "utili-ma-noiosi" del gruppo Logica. E poi si attorniavano sempre di collaboratori veramente speciali che erano in grado di comunicare a distanza con tutti i sistemi...quegli stravolgenti del gruppo"Amore-Intelligenza emotiva-Dolore" (per gli amici "AID") quasi sempre di aiuto (appunto!) ma anche pericolosi...capaci di sbatterti da una parte all'altra dell'esistenza come se fossi uno straccetto. Smilla stava pensando ai neuroni di tutti quei gruppi e ai pochi superstiti che non riuscivano a dare segnali plausibili, neppure un piccolo segno di depolarizzazione. Era lì distrutta da quei pensieri e improvvisamente un ragazzo, che era arrivato in zona da poco, gli ripetè un piccolo brandello della sequenza aminoacidica urlandola come uno slogan. Oltre a ciò il ragazzo, che era un ormone di piccole dimensioni, gli riferì che da diverso tempo la presenza delle sua squadra di steroidi era stata allarmata e aveva preso a circolare in quell'area con maggiore concentrazione. Smilla si irritò pesantemente e si domandò perchè nessuno l'aveva avvisata che l'infiammazione era iniziata. Dopo l'iniziale stordimento Smilla cominciò a fare ipotesi e a cercare di dare un ordine a quel disastro. La questione doveva essere rilevante e interessare molti sistemi perchè quegli "schizzati" degli steroidi intervengono come dei marines solo in caso di allarme (...sarebbe anche ora che giù in corteccia surrenale la smettessero di fargli vedere film d'azione!). Se gli steroidi erano lì da tempo, allora l'infiammazione "c'entrava qualcosa"...senza febbre...non poteva essere un batterio...e poi avrebbe dovuto sfondare le mura della barriera ematoencefalica che sembrava integra. Il disastro doveva venire dall'interno. Ma quanto esteso era? Sarebbe stato cronico? Quanto veloce? Mentre le domande le impedivano quasi di funzionare un messaggero del sistema immunitario, un'interleukina, recitò a Smilla ,come un mantra, la sequenza aminoacidica. E ciò la fece proseguire nel suo disegno teorico. La presenza di interleukine così elevato faceva supporre che il sistema infiammatorio era attivato da tempo. La devastazione avrebbe potuto non essere un incidente isolato. Steroidi, inteleukine, pezzi di lunghe catene aminoacidiche. NTTOCTNTATOGIECSCTOTGRTGDTYAHJRYJDOTIIUMRTEMDNTTOCTNTATOGIECSCTOT GRTGDTYAHJRYJDOTIIUMRTEMD Non poteva che essere un difetto metabolico. Interrogò diversi sospettati del settore ormonale che quando esagerano fanno funzionare tutto male ma si scoprì subito che i ragazzi dell'ipotalamo e dell'ipofisi non avevano rilevato picchi anomali e tutto era a posto. Poi si fece la conta dei vasi cerebrali ma tutto sembrava essere entro limiti accettabili anche se la percentuale di capillari chiusi sembrava essere un po' in aumento. La devastazione sembrava inesorabile e perdurante da tempo. Bisognava trovare un colpevole attraverso il messaggio contenuto nei brandelli di aminoacidi e che tutti continuavano a riferire in modo esasperante senza conoscerne il significato. Solo dopo un lungo periodo di studio si era riusciti a mettere insieme l'intera catena. Alcuni della sua squadra avevano assistito numerosi neuroni che sembravano essere morti dopo aver assunto un aspetto maculato, devastati da fibrille al loro interno. Malgrado il continuo rinforzo della squadra GLIA, Smilla, in centrale operativa non sapeva più cosa difendere. I fronti aperti erano ormai moltissimi e nonostante l'impegno massimo dei suoi ragazzi sembrava che la guerra volgesse al peggio. NTTOCTNTATOGIECSCTOTGRTGDTYAHJRYJDOTIIUMRTEMDNTTOCTNTATOGIECSCTOT GRTGDTYAHJRYJDOTIIUMRTEMD C'era però qualche sviluppo positivo. In centrale talamica, grazie a tutti gli impulsi sensitivi, Smilla era quasi riuscita a dare un ordine alla sequenza. Aveva dato un nome a quella proteina, Beta amiloide. Aveva anche identificato quegli altri gruppi maculati di sovversivi che agivano dall'interno della cellula. Lì , vi erano evidenti tracce di proteina TAU, ma era stranamente ricca di fosforo, era alterata. Sembrava geneticamente modificata come la beta amiloide che non si riusciva a essere metabolizzata normalmente e che finiva per sfasciare le membrane dei neuroni. Era riuscita a capire gli esecutori del crimine. Non poteva però essere contenta avendo visto cosa era successo in ippocampo ed avendo visto il deserto fibroso che era diventato. Non un ricordo, non un'emozione chiara. Qualcosa passava ma in modo stranissimo e con messaggi anomali; tutto avrebbe dovuto essere ricodificato per riuscire a diventare comprensibile all'esterno. Un disastro. La cosa che la rattristava di più era la perdita nei piani alti. Proprio sopra di lei tutti i membri delle aree frontali e temporali erano in grave difficoltà. Non vi era più un chiaro indirizzo nel funzionamento. Ciò comportava una perdita netta nella processazione della comunicazione con l'esterno e nella capacità di astrazione. Un vero guaio. Per la miseria! Ci erano voluti milioni di anni perchè quei sistemi fossero liberati dalla superstizione, dalla paura! Non sapeva più cosa fare. Più passava il tempo e più voleva sapere chi fosse il mandante responsabile dello sterminio. Aveva persino escluso quelle strane spie provenienti dall'esterno chiamate Prioni che si fingono proteine di membrana e poi sfasciano tutto...non ve n'era traccia. Era alla disperazione. Proprio mentre le pareva aver finito le ipotesi arrivò da lei un suo vecchio amico il DR.NAndernsen. Nel vederlo Smilla ricordò, con emozione, i molti incontri con lui: lei raccontava della sua noia nel dover sorvegliare ogni cosa e lui faceva il brillante con i suoi racconti di mirabolanti sintesi proteiche. Lui era uno dei migliori chimici organici dell'organismo e lavorava vicino al nucleo governando quei lavativi dei ribosomi. Era del gruppo Polimerasi. Era veramente speciale ma, il suo eccesso di precisione, lo rendeva dannatamente lento. Cominciò a raccontarle che, da molto tempo, aveva iniziato a vedere quelle strane proteine, la beta-amiloide mutata e la tau-fosforilata, che, nonostante il suo allarme, avevano continuato ad essere prodotte. Smilla aveva cominciato a intravedere il mandante e la lentezza di Nandersen la torturava ma riuscì a zittirsi ed ascoltare il racconto che proseguiva... Dopo una indagine lunga e accurata si riuscì a capire che l'errore di sintesi veniva dal nucleo. Alcuni agenti soprannominati Presenilina 1 e 2 avevano "ackerato" alcune sequenze geniche inviate poi in sintesi proteica. Si sospettava che non fossero gli unici e che l'organizzazione criminale fosse ben più radicata e articolata nel genoma. Quei loschi figuri volevano essere sicuri del successo della distruzione e si erano curati di inviare false informazioni anche agli enzimi in grado di riparare gli errori della sintesi. Quindi le proteine non solo venivano "prodotte" male ma venivano anche "tagliate" in modo errato dalle sartine "tutto taglia e cuci" della fabbrica Secretasi. Insomma da questi difetti derivava la distruzione dei neuroni. Quel colloquio chiarì molte cose a Smilla. Le strane sparizioni di intere aree cerebrali, la sparizione di molti suoi fidati colleghi in aree di indagine, l'allerta cronica dell'infiammazione...insomma capì i meccanismi. Il vero problema era che non sapeva più come poter agire per vincere. Aveva da tempo affrontato la questione potenziando tutti i sistemi neuronali superiori, nelle loro attività di routine, facendoli lavorare di più. Inizialmente, lo sviluppo di nuovi dendriti, le aveva dato speranza ma poi, dopo un po’ di rallentamento del processo patologico, ogni assone cominciava a degenerare e morire, maculato, con neurofibrille pestifere. Smilla e Nandersen si sedettero tristemente a guardare il deserto fibrotico che si vedeva dalla torre di controllo talamica. Non più una vivace e tempestosa presenza di lampi di scariche in ogni direzione che sembravano illuminare il cervello fin su alla corteccia. Solo qualche lento e fiacco baluginare di deboli impulsi. Netta era l'oscurità che pervadeva i due, mentre osservavano la loro disfatta. In quegli anni avevano fatto tutto quello che potevano ma stavano indubitabilmente per essere sconfitti. Quei pensieri tristi li accomunavano nel silenzio della stanza ormai in penombra. Ma, proprio la loro tenace lotta, aveva permesso al cervello in quegli anni lunghi e faticosi, di funzionare anche se con sistemi più antichi di comunicazione e con velocità ridotta. Non aveva smesso di cercare contatti e non aveva rinunciato a provare emozioni. Era solo il linguaggio che usava a non avere la stessa efficienza e complessità che aveva imparato nel corso dei molti anni del'età adulta. Quel linguaggio risaliva ai primi anni di vita, fatto di carezze, contatti e parole semplici ma dirette. Significati anche complessi ma espressi nella loro semplice essenzialità come "amore-odio", "dolore-nondolore", "contatto-noncontatto", "fame-nonfame", "bisogno-nonbisogno"... All'esterno questo linguaggio non sempre veniva capito e generava incomprensione. La grande fatica era che tutti "fuori" usavano simboli e linguaggi che prevedevano concetti astratti e non davano più importanza al linguaggio del corpo e al significato degli sguardi. Proprio come due persone che parlano lingue diverse e sembrano faticare a impararle. Tutto ciò comportava una netta preponderanza della sensazione di paura e di isolamento. Adesso era necessario cercare di aiutare ad essere aiutati, adesso era necessario che chi ricordava non si scordasse di chi si dimentica. Era questo il messaggio segreto che era ripetuto continuamente nella catena aminoacidica di tutti i neuroni distrutti. NON TI SCORDAR DI ME. NTTOCTNTATOGIECSCTOTGRTGDTYAHJRYJDOTIIUMRTEMDNTTOCTNTATOGIECSCT OTGRTGDTYAHJRYJDOTIIUMRTEMD... Smilla l'aveva finalmente capito e si addormentò in pace con se stessa. Nei suoi impossibili sogni continuò sempre a ricordare quella sequenza e a perdurare, così, nella memoria degli altri per la sua essenza. Angelica Ferri, Nantana Noiprom 2°B Liceo Scientifico Giovanni Gandini, Lodi