Storia di un piccolo albero di Sabrina Dispoto

Raymi giocava con i compagni di scuola in un campo di sabbia: gli zaini facevano da pali e la palla era di stracci. Lui e la sua famiglia vivevano in un paese tranquillo, tutti erano amici e tutti erano benvenuti, ma un mostro enorme vegliava su di loro: un'enorme industria che produceva soia e che ogni giorno riversava gas tossici sugli abitanti.                                                                                                            
Accadde tutto in un attimo: la madre di Raymi, che era arrivata a scuola per portarlo a casa, lo vide accasciarsi al suolo. La prima cosa che fece fu chiedere aiuto; in quel paese una persona su tre aveva una macchina, e l'ospedale più vicino distava 10 chilometri. Il bambino, al tempo aveva dieci anni, continuava a tossire, cercava di espellere il male che aveva dentro, sotto forma di macchie di sangue.

Passa un giorno, ne passano due, Raymi è nella sua camera ed entra un medico, che si avvicina alla madre. Lei scoppia a piangere, scappa, Raymi chiede, il medico risponde.

«Vedi Raymi, un piccolo diavoletto è entrato nel tuo corpo e, mentre tu giocavi con i tuoi amici, è diventato sempre più grande, e adesso vuole portarti via con sé».                                                                                                             

«Vuole diventare mio amico?»

Nelle settimane successive gli fu spiegato che quell'esserino era tutt'altro che buono e che gli era stato diagnosticato un tumore ai polmoni al terzo stadio. La cosa peggiore di questo tipo di tumore è che non si può guarire: può solo peggiorare ed arrivare al quarto stadio, che finisce con la morte. Si scoprì che in quel paesino, dove tutti si conoscevano, tutti sapevano, nessuno parlava. Quell'industria utilizzava, e utilizza ancora, un erbicida chiamato glifosato, potenzialmente cancerogeno per l'uomo. Raymi era un bambino curioso, aveva accettato il fatto che se ne sarebbe andato, e voleva sapere perché. I suoi genitori, ogni settimana, lo portavano da un esperto che gli spiegava come veniva usato questo agente chimico.

«Il glifosato è un diserbante sistemico non selettivo, fitotossico per tutte le piante. L'industria che vedi ogni giorno lo utilizza perché uccide le erbe cattive che danno fastidio a chi deve far crescere la soia, per farla diventare più buona. Il suo utilizzo in tutto il mondo è dovuto al fatto che, a quel tempo, era molto meno pericoloso di altri tipi di erbicidi e che è molto comodo: infatti non penetra a fondo nel terreno e quindi garantisce un lavoro efficace e pulito. Il proprietario pensa che sia un ottimo metodo per risparmiare tempo e guadagnare più denaro, ma non pensa a te, che ora sei malato. Nessuno ha pensato a te quando questo diserbante è stato scoperto, nel 1950. Pensa che lo scienziato Henry Martin, insieme alla società con cui lavorava, non si interessò al suo sviluppo e alla sua pubblicazione. Pensa che John Franz ricevette persino una medaglia per averlo analizzato ed esposto al pubblico; quella fiala studiata nel 1970, ora ti sta spegnendo».

Ma Raymi non capiva, non capiva perché non poteva più giocare a calcio.

«Mamma, non puoi impedirmi di giocare, io voglio essere un calciatore!»

Sapeva che sarebbe morto, ma non quando. L'aspettativa di vita per un tumore ai polmoni dipende dalle condizioni e dall'età del paziente: a Raymi rimanevano due anni. Le sue ossa stavano diventando più deboli, la gola bruciava, presto avrebbe avuto difficoltà a parlare. Un giorno chiese al professore, così lo chiamava, come avesse fatto il glifosato ad entrare nel suo corpo. Disse che ogni volta che il gas nocivo veniva sparso per i campi, una parte finiva anche nei suoi polmoni, le cui cellule venivano danneggiate. La malattia si spostava dai bronchi anche alla trachea e allo stomaco.

«Non posso fare proprio nulla per far guarire le mie cellule?»

«No Raymi, mi dispiace. Il tumore si sta diffondendo nel tuo corpo, niente sarà escluso, neanche il tuo piccolo cuore, pieno di speranza».

A scuola, adesso, era tutto diverso: i bambini non uscivano durante l’intervallo, le finestre erano chiuse, tutto sembrava più triste. La maestra decise che per la fine dell’anno scolastico la sua classe avrebbe preparato una recita, “Il Pianeta Terra”. Sarebbero stati invitati tutti i genitori e la classe si sarebbe riempita di decorazioni. Quando lo seppe, Raymi si mise a saltare per la gioia.

«Mamma, io voglio essere un albero!»                                  

«Perché proprio un albero, tesoro mio?»

«Perché gli alberi sono il polmone della Terra, e io voglio aiutarla a respirare».                                                                                                                                    

Raymi aveva cominciato a scrivere su un diario tutto ciò che gli spiegava il professore. Sulla copertina erano disegnati un sole ed una piantina che sorridevano, e alla prima pagina era scritto:

“I diserbanti sono delle sostanze che servono ad uccidere le piante cattive.                                                                       
Non sono stati creati dalla natura, ma in un laboratorio, sono chimici e ne esistono di vari tipi, dipende dalla pianta. Gli scienziati hanno cominciato a studiare sostanze molto pericolose, che poi si sono evolute, ma non sono cambiate. Possono entrare nel corpo delle persone e degli animali, e possono inquinare la terra e l’acqua. Se fanno così male perché li usiamo ancora?

Il professore ieri mi ha spiegato che i signori delle grandi aziende li usano perché costano meno di altri rimedi più buoni, e che a loro non importa se la gente sta male, perché loro non abitano qui. Abitano in case altissime e lontane dalle fabbriche, dove ad ogni angolo c’è un parco dove i bambini possono giocare. Vorrei andare a vivere lì, ma non posso lasciare mamma e papà.”

Il giorno della recita arrivò in fretta, ma non per tutti. La notte prima Raymi era stato portato in ospedale perché faceva fatica a respirare.                                                                                                                                     
Dopo ore di dolore e di respiro affannato si era ripreso, ma non stava bene. Era andato a trovarlo il professore, per esaudire le sue ultime curiosità. Il bambino gli aveva chiesto:

«Sto morendo, professore?»

«No, Raymi, non ti preoccupare. Ti hanno mai detto cosa significa il tuo nome?»

«No».

«L’Inti Raymi è una festa religiosa dedicata a Inti, il dio-Sole. È un giorno di speranza e di gioia perché si festeggia il solstizio d’inverno. Devi promettermi che farai come Inti e continuerai a splendere anche quando non ci sarai più».                                                                                                        

«Promesso!»

Solo in Europa, ogni anno muoiono 467mila persone a causa dell'inquinamento atmosferico. Questa è diventata la quarta causa per le morti premature che avvengono in tutto il mondo. Secondo le indagini è anche colpa della mancanza di denaro investito nelle cure; inoltre la maggior parte dei malati non può permettersele. Le morti sono aumentate del 30% tra il 1990 e il 2013: siamo diventati schiavi di quello che abbiamo creato.

 

"C'è ora così tanto inquinamento nell'aria che se non fosse per i nostri polmoni non avremmo il posto per metterlo tutto."   

Robert Orben