Sessanta minuti per rinascere di Assunta Simeone

Anna Ferraris è una donna di circa quarantadue anni dai capelli lunghi neri, graziosa, snella e con un’espressione matura in viso. La sua è una vita molto frenetica: oltre ad avere un ottimo ma impegnativissimo lavoro come amministratrice di un’azienda prestigiosa, deve badare anche alla sua splendida famiglia. Anna ha due bambini, Roberto, il più piccino di quattro anni e Daniele il più grande di sei anni. E’ sposata con Marco, medico chirurgo da otto anni e tutti insieme vivono a Roma. Anna sembra avere tutto ciò che una donna possa desiderare, vive una vita felice seppur impegnativa e i suoi splendidi occhi verdi lampeggiano sempre di gioia e serenità. La vita di Anna mutò improvvisamente, la sera del tredici settembre. Quel giorno era il compleanno di suo marito ed ella ebbe la straordinaria idea, dopo aver ottenuto un permesso, di fargli una sorpresa, ma arrivata all’ ospedale dove Marco lavorava fu proprio lui a coglierla alla sprovvista: dinanzi ai suoi splendidi occhi verdi si presentò una scena che non avrebbe mai voluto vedere, Marco in compagnia di un’altra donna. I suoi occhi si riempirono di lacrime, la testa cominciò a girarle forte e riuscì soltanto a ritrovare un briciolo di dignità per guardare Marco negli occhi ed esprimere tutta la sua delusione e la sua amarezza. Sulla via del ritorno Anna, fu pervasa dai ricordi e soprattutto dalle domande: perché Marco le aveva fatto una cosa simile? Proprio quel Marco che aveva conosciuto dodici anni prima sul lungo Tevere una sera d’estate? Quel Marco che due anni dopo quella stessa sera le aveva giurato amore eterno dinanzi a Dio? Com’era stato possibile tutto questo?. Tutto quello che Anna riuscì a fare, fu tornare a casa sua e concentrarsi sull’unica cosa per la quale valeva la pena vivere, i suoi due figli. Non ebbe il coraggio di parlare con loro dell’accaduto, dopotutto erano due bambini, ma come accade spesso sono proprio i bambini i primi ad accorgersi se qualcosa non va. Daniele che da sempre era stato molto sveglio e attento ai sentimenti delle persone che lo circondavano, subito si accorse che qualcosa turbava la sua mamma e non esitò a chiederle cosa c’era che non andasse bene. Anna abbracciò forte Daniele e gli disse semplicemente che suo padre aveva deciso di cominciare una nuova vita, della quale loro continuavano a far parte ma senza di lei. Daniele strinse forte Anna, disse di volerle un gran bene e che nulla avrebbe potuto separarli, sarebbero rimasti sempre insieme, lei, lui e il piccolo “Robby” come tutti lo chiamavano affettuosamente. Anna quella notte non riuscì a dormire pervasa dalle domande, dai dubbi, dalle incertezze e dalle conseguenze della scelta che Marco aveva fatto. Il giorno seguente fu molto movimentato, dopo la solita e faticosissima giornata di lavoro, Anna portò i ragazzi al calcetto e al suo ritorno trovò sulle scale di casa Marco. Il primo impulso fu quello di mandarlo via, Anna non riusciva a reggere nemmeno la vista di quell’essere ignobile, ma decise di comportarsi da persona matura e ascoltare cosa avesse da dire. Marco si scusò con Anna e anche con i suoi bambini, ma era troppo tardi, ciò che aveva fatto non si poteva perdonare e Anna era disposta a mettere anche in gioco tutti gli anni passati insieme: i Natali, i compleanni e i due splendidi bambini che non meritavano tante sofferenze. Dopo alcuni mesi Anna e Marco si separarono, i bambini vivevano con la madre e frequentavano il padre secondo gli accordi. Anna,però, si era spenta completamente, la sua vita frenetica era diventata un pendolo che oscillava tra il lavoro stressante e la vita da mamma a tempo pieno con piccoli intervalli fugaci di gioia con i suoi figli. Ma quando Daniele e Roberto andavano via per settimane dal padre, quelli erano i giorni più duri per Anna, i giorni durante i quali si trovava faccia a faccia con la realtà, faceva i conti con il passato e si sentiva sola in quella casa enorme che era diventata ormai troppo grande per lei. Passò in fretta l’inverno e la primavera, in breve tempo si giunse all’estate e i bambini partirono per una lunga vacanza con Marco e la fidanzata. Anna restò da sola a Roma e quello fu il momento in cui cominciò a cadere nel buio più totale: la notte non dormiva, era diventata inspiegabilmente troppo magra e stava per perdere anche il suo lavoro, per il quale aveva lottato e studiato per tanti anni. Anna non riusciva ad andare avanti e ricominciare una vita soprattutto in assenza dei suoi figli e cominciò a far uso di alcuni farmaci antidepressivi che la stavano portando sull’orlo del baratro. A Roma giunsero Amalia e Tonia, rispettivamente sua sorella e sua madre, le quali avendo trovato Anna in quello stato decisero di portarla con loro per un po' di tempo nella vecchia casa di campagna di famiglia dove trascorrevano insieme tutte le estati. Passavano i giorni e Anna sembrò recuperare quel rapporto che aveva perso con la sorella, ma non solo, sembrò ritrovare anche il suo raggiante sorriso e una passione che aveva accantonato da anni: la musica.Un giorno salì, da sola, nella vecchia soffitta dove Amalia conservava tutti i cimeli di famiglia, scatole piene di foto e lettere, libri e cianfrusaglie varie che avrebbero potuto arricchire il negozio di antiquariato che aveva in città. Fra tutti quei vari oggetti, Anna, urtò contro qualcosa di pesante coperto da un lenzuolo che le fece perdere quasi l’equilibrio. Scoprì il misterioso oggetto e vi trovò l’amatissimo violino di sua proprietà che suonava da ragazza. Anna aveva quasi dimenticato di essere appassionata di musica e di aver vinto anche numerose gare regionali ottenendo diverse certificazioni che attestavano la sua bravura, tuttavia, frequentando l’Università e avendo dovuto trasferirsi in un’altra città, Anna aveva perso i suoi contatti con la musica, la quale le aveva donato sempre grandi gioie e soddisfazioni.
Per tutto il periodo in cui Anna sembrò riscoprire la sua gioventù riprese a suonare: suonava da sola, per la sorella e sembrava trovare conforto in quella che fino a poco tempo prima sembrava essere una passione finita completamente nel calderone dei ricordi. In quel periodo, Anna, però non dimenticò di essere una mamma e di dover tornare dai suoi bambini a Roma ma gli incubi cominciarono di nuovo a tormentarla, soprattutto dopo la morte improvvisa di sua madre che le fece di nuovo perdere l’equilibrio che sembrava aver faticosamente ritrovato. Ricominciò a fare uso di antidepressivi e non essendo più in grado di poter gestire i suoi figli, i quali erano sempre più preoccupati riguardo lo stato della loro mamma, vennero affidati definitivamente al padre. Anna si ritrovò definitivamente sola, sua sorella era partita dopo la morte della madre e a lei non restava più nulla. Un giorno, Anna, di ritorno dalla sua solita giornata lavorativa che riusciva almeno a gestire se non nel migliore dei modi, quasi per magia, per coincidenza o per uno strano caso del fato, le passò sotto il naso un volantino. Si trattava di una pubblicità riguardo un libro pubblicato da un autore e docente argentino di musicoterapia, Rolando Omar Benenzon. Anna incuriosita dallo strano caso del destino, acquistò il libro e lo cominciò a leggere quella sera stessa. Benenzon nel libro definisce la musicoterapia come :<< un ramo della scienza che tratta lo studio e la ricerca del complesso suonouomo, sia il suono musicale o no, per scoprire gli elementi diagnostici e i metodi terapeutici ad esso inerenti. Da un punto di vista terapeutico, è una disciplina paramedica che usa il suono, la musica e il movimento per produrre effetti regressivi e per aprire canali di comunicazione che ci mettano in grado di iniziare il processo di preparazione e di recupero del paziente per la società>>. Il giorno successivo Anna, si sentiva ispirata dal libro di Benenzon e soprattutto sentiva vivamente di poter trovare nella musica l’ultima possibilità di salvezza prima di cadere definitivamente nel tunnel della depressione senza poterne più uscire. Così decise di andare presso quella scuola di musica vicino casa sua da dove provenivano quelle melodie che ogni giorno inebriavano le strade del quartiere. Anna decise di frequentare delle lezioni per diventare violinisti, pur essendo brava, voleva suonare con gli altri e cercare di frequentare delle persone con la sua stessa passione. Così per un’ora ossia sessanta minuti al giorno cominciò l’ascesa di Anna verso la felicità. Durante quelle lezioni Anna conobbe tante persone di tutte le età con le quali poteva parlare, sfogarsi ma soprattutto suonare e proprio mentre faceva la cosa che più le piaceva al mondo sentiva di potersi considerare finalmente viva. Anna dopo un mese e mezzo dimenticò anche che cosa significasse la parola farmaco, non ne faceva più uso, sorrideva di più e aveva cominciato anche a mettere qualche chilo. Nel frattempo recuperò i suoi bambini che sentivano molto la sua mancanza e cominciarono a trascorrere di nuovo momenti magici insieme: le corse al parco, i giri alla giostre e Anna li portò con sé anche alla scuola di musica dove i bambini fecero amicizia con Francesco un bambino autistico che un giorno si trovò lì per accompagnare la sua sorellina. Accadde però che Francesco sentendo le note della musica provenire dalle varie sale non voleva andare più via e i professori decisero di farlo partecipare ad una lezione per imparare a suonare la chitarra. Anna rimase colpita dalla reazione del bambino, il quale riusciva ad apprendere con facilità e liberava molto più facilmente le proprie emozioni. Con il passare del tempo la musicoterapia stava dando la possibilità a Francesco di esprimere e percepire le sue emozioni, di mostrare o comunicare i propri sentimenti o stati d’animo attraverso il linguaggio non-verbale. Anna seguiva molto i progressi di questo bambino che nel frattempo era diventato ottimo amico di Roberto e Daniele e ne rimase così colpita e affascinata da avere un’idea:decise di ottenere una certificazione per poter insegnare a suonare il violino, vista la sua bravura. In breve tempo divenne insegnante di violino e fece in modo di far inserire alla scuola di musica un corso di violino per bambini autistici. In questo modo, Anna, voleva dare la possibilità a questi bambini che tendevano a chiudersi dentro se stessi rifiutando ogni comunicazione con l’esterno di poter interagire tra di loro favorendo l’inizio di un processo di apertura. Questo fu il risultato più grande raggiunto da Anna nella sua vita, la sua più grande soddisfazione e il suo più grande progetto che rappresentava qualcosa di molto importante per lei visto che era riuscita a realizzarlo con la collaborazione dei suoi adorati bambini. Fu il riscatto dopo un periodo buio dal quale sembrava non poter più uscire. L’inverno passò tra le note musicali, le gioie e le risate dei bambini che Anna incontrava ogni giorno al suo corso. Non amministrava più l’azienda, ma insegnare era diventato il suo unico lavoro e anche l’unico che sentiva davvero di poter svolgere nel modo migliore possibile, perché sentiva di poter mettere una parte di stessa, grazie alla sua esperienza seppur negativa, in quello che faceva ogni giorno. Quando arrivò l’estate i bambini non partirono più con il padre, ma finalmente tornarono a vivere con la loro mamma e decisero di fare la loro prima vacanza tutti insieme. Anna portò i suoi bambini nel luogo che era diventato il simbolo della sua rinascita:la casa in campagna, dove trascorsero due settimane divertendosi e riscoprendo le origini materne. Anna trovò nei scatoloni della soffitta tutta la sua storia, ripercorse tutti i suoi quarantatré anni di vita, fra momenti belli e momenti brutti.Una notte l’insonnia tornò a farsi sentire, ma questa volta non fu per depressione, ma bensì per la gioia e la felicità che Anna sentiva in quel momento della sua vita: non poteva credere al percorso che era riuscita a fare, non poteva credere di aver contato solo su stessa, di essere riuscita a salvarsi e a trovare la forza di poter andare avanti per se stessa e per i suoi figli. Così visto che il sonno quella notte non si fece sentire, decise di suonare e suonò per tutta la notte, fino alle prime luci dell’alba, quando i raggi del Sole cominciarono a sbucare dietro le montagne che si vedevano dalla veranda di casa. Suonò una sorta di inno alla vita e alla libertà, le uniche cose per cui vale la pena di lottare e di vivere, nonostante i momenti difficili, affrontandoli sempre a testa alta e fino alla fine, perché la vita è unica e va vissuta coraggiosamente giorno dopo giorno.