Per caso di Marco Lazzareschi

[Nel luglio del 1917, per la prima volta, l’esercito tedesco rilasciò sulle truppe britanniche di stanza a Ypres il gas mostarda che solo in quell’occasione uccise più di duemila soldati.]

 

Mai volli ciò che fù
-importante chiarire-
la responsabilità
no, non mi appartiene
fui solo un mezzo,
divenni crudeltà
ma, senza saperlo.

Son figlia del caso
elementi diversi
in me fusi assieme:
zolfo pungente e due
forti cloro etano.

Son figlia in vitro
di umana mente che
in tempo di guerra
mi usò come arma,
strumento perfetto per
segrete bestialità.

Sono nata per caso
in un laboratorio,
da terra rilasciata
in aria propagata:
giallo gas mostarda.

Avvolsi i soldati
uomini impauriti,
ragazzi mal vestiti.
 Lottarono con l’aria
ustionati, urlanti...
Morirono per me che
trasudavo libertà,
inconsapevolezza:
era la prima volta
che dell’aria provavo
l’immensa ebbrezza.

Quale la mia colpa?
di che mi si accusa?
di crudele natura?
Natura Natura tu,
come me, cosa buona
e cosa sbagliata no,
tu non sai, sai solo
come sei, cosa crei
la vita che togli e
quella che dai e come
candidamente lo fai.

È vero, sono stata
un’arma d’orribile
distruzione di massa
-e quanta ne ho fatta-

Morti i cadaveri,
pazzi i mutilati,
senza speranza quelli
 accecati, nel cuore
moribondi i vivi
fautori, i miei
terribili genitor.

Ma io dico basta!
In me io mi chiudo,
dagli uomini fuggo
gli occhi miei chiudo
ferito, condannato,
con il giogo di una
terribile vergogna.

 

[Dopo la fine della Grande Guerra, la società delle Nazioni vietò l’utilizzo di armi chimiche ma, durante la seconda guerra mondiale queste vennero nuovamente impiegate.
Le cartelle cliniche delle vittime esposte al gas mostarda furono studiate da due medici della Yale University, Louis Goodman e Alfred Gilman che dopo aver visto gli effetti sul midollo osseo (divenuto incapace di produrre globuli bianchi), pensarono di poter usare l’iprite per distruggere le cellule tumorali (globuli bianchi maligni) e nell’agosto del 1942 lo testarono su un paziente malato di linfoma con esito positivo]

 

“Eccolo che arriva!
Louis preparati!
Son già pronto Alfred!”

Chi ancor mi invoca?
Chi dalla vergogna mi
ha riesumato? oh
ora come trent’anni
or sono, ancora in
un laboratorio
di grazia, ditemi!
voglio sapere il
 malvagio perché…

“Giallo gas mostarda,
potente solfuro di
dicloro-dietile,
tanto hai fatto patir,
tanti hai fatto morir,
ma noi qua abbiamo
un’idea diversa,
un destino migliore
per te. Noi scienziati
Louis Goodman
e Gilman Alfred,
dottori e attenti
osservatori, noi di
te faremo parlare
 come medicinale.

È ora di far pace
con il tuo passato
con l’umana mente
e permetti noi di
usarti finalmente
per un nobile fin.”

Parlate, vi ascolto.

“Tu ustioni, uccidi,
ferisci e danneggi,
questa la tua dote
ma aspetta, ascolta:
se ti aiutiamo
se con la tua natura
giochiamo, Iprite
tu faresti ancora
del male ma solo
a cellule malvagie
e saresti così
mai più il cattivo ma
l’eroe audace…”

Fu nel quarantadue
che io mi fidai
di quelle due umane
menti e sì passai
da arma bellica a
chemioterapia,
inesperta, la prima.
Con loro io feci
del bene, scivolando
nelle vene, cercai
il linfoma, e io
giuro, lo curai.
Louis Goodman
e Gilman Alfred,
sempre lì a guidarmi.

Son figlia in vitro
di umana mente che
in principio mi usò
per disonorare sé
e la sua brillante
intelligenza,
sacrificando altri
simili a lui per
amore della guerra
o forse della scienza.

Son figlia del caso
Son nata per caso
e ad oggi io spesso
ancora mi chiedo:
fu così malvagio
quel caso?