Pensieri in goccioline di Giulia Nuvoli

Condensazione. Per definizione è la transizione di fase dallo stato aeriforme allo stato liquido di una sostanza. Vapore acqueo che a contatto con una superficie fredda, torna liquido.
L’umidità aumenta per effetto dell’acqua calda che condensa nell’aria; laddove la temperatura si abbassa, si formano goccioline.
Goccioline d’acqua, centinaia di goccioline d’acqua.
Goccioline, così piccole ma sfuggenti: mi ricordano qualcuno. Quel qualcuno a cui tengo molto ma che mi fa così arrabbiare perché non ha nemmeno il coraggio di scrivermi o parlarmi.
Quando sto qui, come adesso, sotto la doccia, l’acqua pulisce me e anche i miei pensieri. Talvolta riesco anche a riflettere, ma il calore mi rilassa troppo e spesso mi capita che i pensieri si condensino anche loro e si trasformino in goccioline.
Resto lì, a fissare la condensa sul vetro della doccia, immersa nei miei pensieri gocciolanti.
Perché possa avvenire la condensazione, è necessario sottrarre calore a un gas. In questo modo l’energia cinetica delle molecole di gas viene ridotta (grazie alla sottrazione di calore, il quale è energia) e si possono perciò formare legami intermolecolari più forti tipici di un liquido.
Io non capisco perché lui sparisca in questo modo. Merito delle spiegazioni che otterrò; mi evita sempre quando crede che mi sia arrabbiata.
Da un punto di vista microscopico, le molecole di gas a contatto con una superficie più fredda cedono a quest’ultima il calore. Quindi l’energia cinetica delle molecole si riduce e i legami intermolecolari del gas si rinforzano: le molecole passano così allo stato liquido, formando la condensa.
E sotto la condensa, mi pare di vedere il suo volto. Il volto da bambino di cui mi sono innamorata che ride ma non sbeffeggia. È immaturo, non cattivo.
Lo amo, credo, perché spesso mi fa stare così male: l’amore non è tutto rose e fiori, ma quest’ultimo periodo di fiori ne ho visti davvero pochi.
Vorrei solo parlargli, sentire cosa ha da dirmi perché ormai è chiaro: è finito tutto. E come dice il protagonista de Il giovane Holden, “quando devo lasciare qualcuno voglio dirgli addio”. Perché gli addii definiscono la situazione e mi danno la sicurezza che qualsiasi cosa sia iniziata, è finita.
Ma lui sfugge, scivola via come le goccioline che scendono veloci giù dal vetro e che seguo con il mio dito. Guizza via come un pesce, come un cane spaventato.
Forse ha paura, ma come si tranquillizza chi continua a scivolarmi via dalle dita? Vorrei solo che ci parlassimo e ci dicessimo cosa c’è che non va più bene e che cosa rende le cose impossibili da portare avanti.
Fa parecchio caldo qui nella doccia: la condensazione sta liberando calore. Meglio uscire o mia madre si lamenterà dello specchio sicuramente appannato, mentre io ci scarabocchio sopra il mio dolore.
Esco e mi avvolgo nell’accappatoio, asciugandomi lentamente. Alzo lo sguardo ma non mi vedo nello specchio appannato, così ci passo un asciugamano.
E mi vedo piangere, ancora una volta. Giuro: sarà l’ultima, perché non devo permettere più che mi faccia soffrire. Asciugo la condensa sui vetri della doccia e sullo specchio.
Lo lascio io.