Pathfinder di Andrea Tabacchini

L’umanità, l’uomo, la forma di vita più complessa che conosciamo, il prodotto perfetto di miliardi di combinazioni e di adattamenti, il culmine scultoreo della natura, un “ente regolatore” di cui gran parte rimane ancora avvolto nel mistero, ma che ha plasmato ciò che siamo e tutto quello che ci circonda. In molti si chiedono quale sia il fine ultimo della vita, questo ciclo continuo di creazione e distruzione, morte e rinascita, e di tale impetuoso torrente del quale non si intravedono gli argini, come debba porsi l’esperienza umana. Probabilmente dovrà passare molto tempo ancora prima che qualcuno di noi riesca ad avere accesso ai vari lembi del quadro completo; ciò ha sempre condizionato l’umanità ponendosi come un traguardo affascinante, ha dato origine a moti sociali e creativi che hanno arricchito la nostra unicità: scienza, spiritualità, filosofia, fede e progresso sono state da sempre animate dalla ricerca di qualcosa che andasse oltre; svelare l’incomprensibile ha aperto le menti e i cuori dei popoli spingendoli là dove altre forme di vita, sul nostro pianeta, non sarebbero mai giunte. Forse è questa la vera forza intrinseca della specie umana, oppure è semplicemente il corso di un processo o fato del quale siamo all’oscuro. In ogni caso proprio come nella mitologia, i primi uomini bramosi della conoscenza varcarono i limiti imposti dalle Colonne d’Ercole, così l’umanità si è sospinta attraverso le stelle superando i confini del sistema solare. Ci troviamo nell’anno 2156, probabilmente l’epoca più splendente alla quale l’uomo abbia mai avuto il privilegio di assistere. Nel 2026 una società corporativa sovranazionale è riuscita ad istituire una base coloniale di ricerca su Marte. Tra lo scalpore e l’entusiasmo di questo traguardo raggiunto, ne scaturì ciò che non si sarebbe mai concepito: la prima, incontrovertibile prova, dell’esistenza di una forma di vita aliena senziente. Fu infatti sul pianeta rosso che un’equipe di ricerca captò ciò che sarebbe passato alla storia come Il Primo Segnale, una sinfonia di fondo delle apparecchiature che aumentava e diminuiva di tonalità a seconda della distanza dall’origine e, inspiegabilmente, poteva essere captata unicamente dalla superficie del pianeta in qualunque punto di esso ci si trovasse, ma non oltre la stratosfera; quasi come se, il segnale stesso, richiedesse necessariamente l’atterraggio per essere ascoltato. Esso condusse dunque l’équipe al suo punto di origine sulle pendici del Monte Olimpo, la più grande vetta di Marte e la casa degli Dei. Quello che essi vi trovarono avrebbe cambiato per sempre il corso della vita umana. I diari storici di quella missione narrano della comparsa all’orizzonte di una struttura metallica opaca di forma prismatica, incuneata come un maestoso artiglio d’acciaio nel versante dell’imponente montagna. La superficie risultava inspiegabilmente levigata malgrado fosse evidente l’antichità della struttura; i sedimenti del monte non vi si depositavano ma scivolavano al suolo insieme alla finissima polvere marziana, come fossero acqua su una lastra impermeabile. I ricercatori vi si accostarono sbalorditi e suggestionati dal significato, che la presenza di quell’edificio, si stava diramando nelle loro menti. Uno di essi allungò la mano e sfiorò timoroso quella superficie e istantaneamente, le pareti si ritrassero in un rombo metallico che ricordava vagamente il suono prodotto da un organo, ed iniziarono a comparire glifi sulle loro cavità interne, rivelando l’accesso alla struttura. I ricercatori, appena varcatone la soglia, la descrissero come un santuario che si estendeva per un kilometro quadrato all’interno della montagna, ed era organizzato in piattaforme esagonali collegate a diversi terminali centrali; quel santuario era infatti una biblioteca tecnologica posta in quel luogo da una razza che millenni prima aveva visitato il nostro sistema solare. Non ci volle molto perché quel pozzo di conoscenza divenisse la risorsa più preziosa mai rinvenuta. In uno scenario alternativo se quel luogo fosse stato dapprima raggiunto da una delle tante fazioni presenti sulla terra, sarebbero sicuramente scoppiati dei conflitti devastanti, tuttavia la storia ha voluto che la società corporativa si facesse carico dell’onere di gestire al meglio un bene così prezioso nell’interesse dell’intera umanità e non della sovranità di una fazione tra di essa. In seguito alla traduzione del linguaggio utilizzato in quegli archivi, un fiume di traguardi ed innovazione coinvolse tutto il nostro pianeta natale. Biologia, chimica, astrofisica, per ogni ramo delle scienze umane e non solo, si spalancarono vette inimmaginabili: si abbatterono malattie e carestie, l’aspettativa di vita aumentò, nacquero processi di terraformazione ed assemblaggio di materie prime; le catene che avevano stretto il cuore degli individui per dozzine di secoli sembrarono infrangersi definitivamente. Nel giro di una decina d’anni il grado di inquinamento del nostro pianeta fu mitigato, la fame nel mondo sconfitta, istruzione ed educazione dilagarono al pari passo con l’uguaglianza. Il tripudio di traguardi e gli squarci di speranza e intraprendenza che si aprivano verso il futuro non avevano condizionato solamente il progresso, ma anche la mente degli individui, ai quali era stata data l’opportunità di ricominciare nel modo giusto. Fu così che nel 2039 le divisioni nazionali che avevano costituito l’ordine politico del pianeta fino a quel momento, decaddero e nacque l’Unione Coloniale dei Sistemi (UCS) che non rispondeva più ad un territorio, culto o etnia delineati, ma all’umanità intera in qualsiasi luogo essa si trovasse. Nello stesso anno, in seguito agli ottimi risultati di terraformazione, Marte divenne la prima colonia abitabile umana effettiva e, nel giro di quattro anni, fu perfezionato il primo motore ad accelerazione di massa che sospinse i vascelli esplorativi dell’Unione fino ai confini del sistema solare, senza trovare tuttavia altri artefatti di origine aliena. Il 2045 fu così l’anno inaugurale in cui il vascello di ricerca Daedalus sospinse l’uomo verso una nuova meta extrasolare, e così arrivammo su Alpha Centauri, l’attuale seconda culla del genere umano, il porto d’approdo dal quale si sarebbero in seguito diramati, come gli antichi argonauti, i più grandi avventurieri aprendoci ulteriormente la strada verso le stelle e fondando le quattordici colonie dei Sistemi Interni.

 

L’uomo posò le mani sulla Cattedra di metallo lucido di fronte a lui ed attese un attimo in silenzio mentre le luci della sala si riaccendevano e scompariva gradualmente, il gigantesco modello olografico dei Sistemi Coloniali che aveva sovrastato le teste dei presenti a quella conferenza, accompagnandolo durante il suo discorso. L’aula era ghermita di occhi spalancati ed attenti, che fissavano ancora rapiti l’uomo ed il vuoto sopra di esso lasciato dall’ologramma, come se si aspettassero un proseguimento a quel racconto affascinante. Egli sorrise mentre, guardandoli, pensava che le loro facce sognatrici dovevano essere paragonabili a quelle degli uomini della vecchia terra di cui aveva appena parlato, mentre scrutavano il cielo vagando con l’immaginazione. Dopodichè richiamò nuovamente lo sguardo delle giovani menti di quell’Accademia continuando il suo discorso: -“Questa è la storia che appartiene ad ognuno di noi, voi siete le generazioni che sono venute alla luce imbevute dei traguardi della nostra epoca, ma è importante che teniate sempre a mente da dove proveniamo, poiché questo è indubbiamente il punto in cui l’umanità ha raggiunto lo stadio successivo del suo percorso, ma non dovete dimenticare che la Via non termina qui, quell’entusiasmo, quel desiderio di scoperta ed esplorazione non deve estinguersi o ripeteremmo gli errori del passato in scala maggiore; il futuro deve restare sempre dritto dinnanzi ai vostri occhi, che sarete i prossimi argonauti e che contribuirete all’espansione, alla scoperta e alla comprensione delle verità ultime del vasto universo che ci circonda. E’ per questo che studiate e vi addestrate giorno per giorno nella vostra vita, in modo che una parte di voi punti sempre alle stelle.”- Il rettore fece a quel punto alcuni passi aggirando la Cattedra trovandosi così in piedi di fronte a quella platea e, fissandoli, continuò: -“Come ben saprete qualche mese fa uno degli ultimi archivi del Santuario Marziano è stato definitivamente decifrato ed ora ci sono note le coordinate di quella che potrebbe essere effettivamente una vera e propria città aliena, della stessa specie che ha costruito il Santuario. Ognuno di voi sa perfettamente cosa questo possa significare, parliamo di un patrimonio inestimabile e della possibilità di capire veramente chi fossero e che fine abbiano fatto i nostri benefattori. Non siamo certi che quel luogo sia ancora abitato, ma sicuramente se una sola biblioteca ha potuto aprirci le porte di tutto questo, pensate cosa potremmo trovare tra le tracce di una Città Intera, stiamo parlando forse di una seconda Età dell’Oro ed è qualcosa che non possiamo ignorare. Questo luogo tuttavia si trova ben in profondità nei Sistemi Sconosciuti e i preparativi per la Missione non saranno ultimati prima di 9 anni. Io guardo i vostri volti cosciente che per quella data i migliori di voi costituiranno l’equipaggio che compirà un’impresa senza alcun pari tra le precedenti e che supereranno il Firmamento per aprire una seconda volta il Vaso di Pandora. Perciò vi sprono a dare il vostro meglio così da riuscire un giorno a ricoprire di luce voi stessi e tutta quanta l’umanità.”.