La primavera dell'anima di Tiziana Sassanelli

La primavera ha la capacità di risvegliare i sensi che si erano assopiti nel gelo dell'inverno: il bianco, il nero e il grigio lasciano il posto all'esplosione di colori vivaci e brillanti che mettono di buon umore la gente ,allietando ,in parte, la loro realtà quotidiana. Un soffio leggero di vento fa risuonare i tronchi degli alberi che somigliano a casse armoniche entro cui si racchiude una melodia quasi eterea, accanto ad essi lo sbocciare dei fiori rende il paesaggio regale.                                      
In questa atmosfera così armoniosa si contrapponeva una sagoma vestita di nero , la quale siedeva sul prato di un parco affollato . Da vicino le sue fattezze si facevano più nitide: era una ragazza. Era Monica.                                                                               
Il suo viso pallido si intravedeva attraverso i riccioli scuri dei suoi capelli: un viso spento ,attonito, rimasto ancora nella stagione invernale.                                  
Nonostante ciò , le pupille dei suoi occhi si dilatavano alla vista di un soggetto interessante da ritrarre attraverso la sua amata "Polaroid"; l'unica che le permetteva di catturare gesti apparentemente insignificanti, ma che per lei rappresentavano un modo diverso di concepire la realtà rispetto al suo stato malinconico e al rimuginare dei suoi infiniti pensieri, focalizzati su un passato che l'aveva condannata a sentirsi colpevole , a tal punto che le aveva lasciato una cicatrice : un'ustione sull'avambraccio sinistro che non le permetteva mai di allontanarsi da quel senso di colpa che tanto la tormentava.                                                                                          
Era bello, per lei, preoccuparsi di quegli attimi che caratterizzavano la gente che la circondava : mamme con i loro bambini, ragazzi stesi sull'erba a prendere il sole, sorrisi nascosti e risate coinvolgenti. Improvvisamente, però, la sua attenzione si spostò su una situazione meno piacevole, ovvero  su un ragazzo accerchiato da una banda di bulli nell'intento di denigrarlo e di farlo sentire insignificante. Scattò la foto, ma non intervenne , rimase lì a fare da spettatrice: il ragazzo misterioso aveva degli strani occhiali , un abbigliamento composto e serio  ed in mano  un libro piuttosto voluminoso  che cercava di proteggere da quel gruppo di persone che si prendevano gioco di lui. Questi ultimi, una volta raggiunto il loro scopo , precisamente di fargli cadere occhiali e libro , se ne andarono compiaciuti. In quel momento la povera vittima raccolse gli oggetti e si sedette sotto un albero, ma non un albero qualunque, bensì quello che si trovava sulla stessa traiettoria di Monica. Lei non disse nulla, rimase assorta nel suoi pensieri mentre continuava a scattare fotografie ai passanti compreso quel povero ragazzo che leggeva, cercando, però , di non farsi scoprire. Il suo intento di non essere sorpresa, in realtà, fallì, infatti, il ragazzo se ne accorse, ma invece di arrabbiarsi, le sorrise continuando la sua lettura . Monica non ne capiva il motivo , anche se era curiosa di scoprire chi fosse quel ragazzo così particolare, perciò continuò a osservarlo con la coda dell'occhio. In quel momento esatto l'adolescente scattò in piedi e iniziò a correre come se stesse inseguendo qualcosa. Si fermò davanti all'obiettivo della Polaroid, con in mano un insetto e disse:"Perchè non ritrai questo? E' decisamente più interessante di me". Monica si scostò .La vista di quell'insetto la terrorizzava.  

"Non c'è bisogno di scappare, è solo una clonopsis gallica,  chiamato da voi comuni mortali insetto stecco. Non è affascinante? Si mimetizza con l'ambiente per difendersi da eventuali predatori.Guarda il  capo, è piccolo e tondeggiante. I suoi occhi sono costituiti da tante cellette, detti ommatidi: ognuno di questi vede una parte dell’immagine,che messe insieme ne formano una .  Peccato che però i suoi occhi non gli permettono  di avere una visione a colori .Insomma non avrà la stessa vista della tua macchina fotografica, ma è spettacolare. Non trovi?"                                     

Monica lo osservò perplessa, ma poi rispose :"E a me cosa può interessare? tu sei strano, sai?".

"Fagli almeno una foto, sarebbe il minimo visto che mi hai fotografato senza il mio consenso". Rispose lui quasi in segno di sfida

"Va bene, eccoti la foto!" . Disse lei rassegnata, in fin dei conti quel ragazzo aveva ragione.

"Grazie, gentilissima. A presto!"

Cosi il ragazzo si allontanò velocemente  mentre guardava compiaciuto la foto del''insetto stecco e di conseguenza Monica perse subito di vista le sue tracce. Era arrivato il momento, per lei, di tornare a casa. Una casa fredda, vuota, simile al suo stato d'animo.

Il giorno seguente, dopo la solita seduto dallo spicoterapeuta , come d'abitudine, si recò nuovamente al parco per scattare altre foto che , tornata a casa, avrebbe raccolto e osservato per ore nell'intento di distrarsi dal suo senso di smarrimento interiore. Subito scorse un'ombra , alzò gli occhi e vide di nuovo lo stesso ragazzo che il giorno prima aveva avuto la brillante idea di farle vedere quell'insetto .  Lui fece cenno con una mano in segno di saluto e lei contraccambiò.

Il ragazzo in questione si chiamava Andrea, anche se Monica non lo sapeva ancora , ma a parte questo, era focalizzato sul libro che stava leggendo. Era un libro di carattere scientifico , più precisamente trattava di biologia e botanica , di cui lui era profondamente appassionato. La ragazza cercava di capire che cosa stesse leggendo anche perchè mentre leggeva si guardava attorno con meraviglia e stupore. Andrea , allora, avendo dedotto l'intento , si avvicinò a lei e disse :" Se vuoi qualche dritta in scienze, basta chiedere sai?!?"

"Veramente ero curiosa di sapere cosa stessi leggendo". Rispose Monica, la quale stranamente non provò un senso di disagio che solitamente provava quando le si avvicinavano persone.

"Sto leggendo un capitolo che parla di fiori. Sono davvero bellissimi! Guarda quello vicino a te , per esempio, si chiama "alstroemeria", più cominemente "giglio peruviano", deriva da una pianta a forma di piccolo arbusto sempreverde, originario delle zone montuose dell'America meridionale. Dalle sue radici tuberose si sviluppano sottili fusti eretti, abbastanza rigidi, scarsamente ramificati, che raggiungono i 60-100 cm di altezza; il fogliame é verde, poco denso, le lunghe foglie sono alterne, rigide, appuntite. In tarda primavera e durante l'estate le piante di alstroemeria  producono numerosi piccoli fiori, all'apice dei fusti, di colore rosato o giallo, ecco perchè qui ce ne sono alcuni; ci sono anche diversi ibridi, dai colori più vari, anche rossi, porpora o arancio. Sono delle meraviglie! Non capisco come la gente non faccia caso a tutto questo . In primavera la natura si risveglia , tutto assume un significato speciale, e nessuno si ferma mai a guardare questo spettacolo. Forse sono pazzo io, ma come si può non stupirsi di come ogni cosa sia nel suo meccanismo, così perfetta?                                                                                                  
In ogni caso io mi chiamo Andrea"

"Ahhh quindi sei appassionato di biologia , no? Sono belli questi fiori , ma effettivamente non li avevo osservati cosi attentamente , così scientificamente!           
Io, invece , sono Monica"

"Sì, mi piace studiare la vita. Immaginavo non ti fossi accorta della bellezza di questi fiori,ma tranquilla non sei l'unica! Magari però potresti fotografare loro, invece che le persone. Le persone sono così noiose!"

Da questa semplice frase i due iniziarono a discutere di piante e di fiori , a tal punto che Monica iniziò ad usare come modelli delle sue fotografie, non soltanto le persone, ma anche tutto ciò che era sinonimo di vita. Le loro discussioni non si fermarono soltanto in quel lasso di tempo , ma quasi ogni giorno i due si incontravano, anche se non si davano un vero e proprio appuntamento, ma erano semplici estranei che condividevano la loro esclusione dalla società in alcuni pomeriggi. Monica , così , si distraeva dalle sue paure e angosce tanto che la sua tempesta sembrava che si stesse placando.

Uno di quei pomeriggi Andrea notò la cicatrice che lei aveva sul braccio e , a causa della sua spontaneità e il suo desiderio di conoscere, non potè fare a meno di chiederle cosa fosse.                                                                                                                           
Monica improvvisamente cambiò aspetto , come se la sua domanda avesse risvegliato in lei ricordi dolorosi , ma nonostante questo non poteva continuare a trattenere le sue emozioni , sarebbe implosa prima o poi. La terapia dallo psicoterapeuta le aveva fatto capire come non poteva continuare a chiudersi in se stessa. Non poteva rimanere per sempre nel suo mondo. Doveva rischiare. Doveva vivere la sua adolescenza come qualsiasi ragazza della sua età, non poteva lasciare che la depressione prendesse di nuovo il sopravvento su di lei, come precedentemente era successo. Così tirò un lungo respiro e decise, dopo tanto tempo, di raccontare a qualcuno cosa rappresentasse quella ustione. Così disse:"Avevo dieci anni quando scoppiò un incendio dentro la mia casa. C'eravamo solo io e mio fratello maggiore. Le fiamme e il fumo avevano occupato tutte le stanze, ma riuscimmo ad allontanarci in tempo, anche se io piangevo incessantemente. Piangevo perchè dentro casa avevo dimenticato il mio peluche preferito che mi aiutava a combattere i mostri immaginari che si intrufolavano di notte nella mia camera da letto . Cosi mio fratello ritornò nell'appartamento per recuperarlo, tentai di bloccarlo , ma mi ustionai il braccio. Quel giorno persi sia lui sia il mio peluche , tutto per colpa mia. "

Andrea vide i suoi occhi gonfiarsi di lacrime e non riuscì a dire nulla. Voleva confortarla, ma non sapeva come. In fin dei conti la conosceva da poco , e quasi si pentì di averle rivolto quella domanda. Dopo alcuni minuti , però, le disse : "Guarda il Sole ,è la stella a noi più vicina ed è indubbiamente l’astro più importante per quanto riguarda la vita sul nostro pianeta: senza la sua luce e il suo calore non ci sarebbe vita ".

Monica rispose: "Questo cosa c'entra con me?"                                                                      
Andrea le sorrise e  disse:" Abbiamo avuto la possibilità di vivere , non sprecarla. Non è stata colpa tua".

La loro conversazione si concluse con quelle parole . Parole forti , ma veritiere.

Monica si sentì quasi liberata , sembrava che avesse iniziato a perdonare se stessa. Il giorno dopo ,però, non trovò Andrea al parco, come d'abitudine,  e neanche i giorni che seguirono. Le sembrò così strano, eppure credeva di aver instaurato una bella amicizia con lui.Forse le sue parole lo avevano scosso? Forse si era stancato di parlare con lei della natura? Non era nulla di tutto questo.                                       
Qualche mese dopo Monica scoprì il  vero motivo della sua assenza: Andrea non c'era più . Era malato da tempo , anche se  apparentemente sembrava che stesse bene.

Monica non ci credeva. Aveva di nuovo perso qualcuno, proprio nel momento in cui sembrava essersi ripresa.

Passò le sue giornate reclusa nella sua stanza a rimuginare sull'avvenimento quasi irreale. In fin dei conti aveva trascorso con Andrea soltanto pochi giorni , ma avrebbe voluto conoscerlo meglio , avrebbe voluto sapere della sua condizione. Lei gli aveva confidato il suo passato , ma lui non era nemmeno stato capace di parlarle della sua malattia. Quello che provava era , quindi, un misto di rabbia , delusione, frustrazione. Nonostante questo , però, quando il dolore, dopo svariate settimane,  lasciò il posto alla ragione , si rese conto di quanto quel ragazzo le avesse insegnato in pochi giorni: ogni piccola cosa che circonda la nostra esistenza ha la sua importanza, anche se noi non ci facciamo caso, perchè troppo  presi  da noi stessi e dalle avversità della vita quotidiana. In una società che ha perso i valori , l'uomo non è più capace di integrarsi col mondo che lo circonda. Si deprime per la sua condizione , vede la vita in modo negativo.

Monica , ora, è diventata  un medico . Monica sono io e questa storia che vi ho raccontato è ciò che mi ha reso una persona diversa. Non sono più quella ragazza chiusa in se stessa, incapace di vivere appieno la propria esistenza. Non dimenticherò mai  quel ragazzo che, nonostante la sua condizione di infermità , aveva amato  così tanto la vita  da saper apprezzare anche le bellezze della natura . Andrea mi ha insegnato a vivere, perchè ricorda: nonostante le avversità che il nostro cammino può presentare, vale sempre la pena vivere. Sempre.