La disinformazione scientifica sul web di Roberto Parisi

In una società globale che punta ad un perfezionamento scientifico e tecnologico, una piaga come la disinformazione può rivelarsi letale. Le problematiche connesse alla sua diffusione sono varie e difficilmente gestibili soprattutto in quest’epoca di rivoluzione informatica. Nel seguente saggio si analizzeranno differenti aspetti relativi alla disinformazione in campo scientifico.

 

Fake news: il caso dell’Italia

Allarmanti dati provengono dal Censis che in un rapporto datato Ottobre 20171 rivela che circa il 52,7% degli Italiani ha ritenuto valide delle informazioni false. Ciò è dovuto innanzitutto ad un cambiamento nella scelta delle fonti di informazione (con un crescente interesse per i social network) molte delle quali non sono verificate da esperti del settore. Un’aggravante di questa situazione così delicata è il cosiddetto “backfire effect”: quando si contesta un’informazione falsa già consolidata, si finisce col confermarla ulteriormente, peggiorando di conseguenza la situazione di partenza. Ciò è psicologicamente spiegabile col fatto che in generale si è restii a cambiare la propria opinione anche se sarebbe opportuno che questa sia sempre supportata da concrete evidenze di natura accademica e sperimentale.

 

È più facile avere disinformazione scientifica?

Le fake news coinvolgono probabilmente tutti i settori culturali della società contemporanea ma tendono a concentrarsi più sui contenuti scientifici. La facilità che trova la disinformazione nel propagarsi in questo settore è principalmente basata sull’ignoranza dei concetti di base.

Un exemplum di quanto detto è la vicenda relativa alla presunta tossicità del monossido di diidrogeno (ovvero una nomenclatura alternativa in disuso per riferirsi all’acqua). Questa bufala, creata appositamente per dimostrare l’ignoranza scientifica delle persone, è giunta al suo apice quando alcuni delegati dell’ONU furono convinti a firmare un bando per vietare la sostanza durante la Conferenza ONU sui cambiamenti climatici del 20102.

La specificità del linguaggio scientifico spesso assicura a coloro che creano disinformazione un immediato e notevole successo incidendo negativamente sul mondo accademico che perde di credibilità. Peraltro quando subentrano falsità inerenti la salute, il danno provocato diventa irreparabile. Ancora oggi, come è constatabile da una rapida ricerca su Internet, viene proposta la dieta alcalina, assolutamente dannosa per il nostro corpo. Essa si basa sulla falsa supposizione che alcuni cibi possano variare il pH del nostro sangue, parametro omeostatico che invece deve restare costante per evitare una possibile denaturazione proteica.

Anche l’omeopatia, che ha ben pochi legami con il metodo sperimentale scientifico, continua tuttavia a riscuotere un gran successo con la proposta di “farmaci” alternativi che raramente raggiungono risultati identici ai placebo.

È essenziale pertanto rendersi consapevoli perlomeno degli aspetti basilari delle scienze e richiedere sempre, per qualsiasi dubbio, la consulenza di un esperto che saprà di certo aiutare al meglio con la sua competenza tecnica assicurata dal proprio percorso scientifico.

 

Come smascherare una fake news

Con l’avvento di Internet, le informazioni diffuse sui dispositivi della totalità degli utenti su scala globale sono aumentate considerevolmente ed è sufficiente inserire un’informazione sbagliata per influenzare negativamente un considerevole numero di internauti in varie parti del pianeta. Le fake news sono pericolose più per la loro “viralità”3 che per il loro contenuto. È utile paragonare la disinformazione ad un virus dal quale ci si può proteggere (ma non è un metodo certamente sicuro) con l’ausilio di un siero immunizzante, uno strumento che sia in grado di bloccare la diffusione di queste informazioni in un contesto sociale. Restando nella metafora, un ottimo “vaccino” potrebbe essere una verifica della probabile bufala, facilmente conducibile dall’utente, tramite la consultazione di siti (ma anche risorse cartacee) gestiti da associazioni autorevoli, università ed esperti certi dell’argomento trattato e della loro appropriata divulgazione. Questo setaccio di informazioni è realizzabile grazie a varie riviste specialistiche e pagine certificate di ricerca come Science, NCBI o Pubmed.

 

La necessità di un’educazione alla navigazione

Ogni giorno circa 3,2 bilioni di persone4 si connettono ad Internet eseguendo dai 7 ai10 bilioni di ricerche5 relative a molte tematiche. La fascia più grande degli utenti, ovvero gli under 30, con un uso pari al 48,8% del totale, è dedita principalmente a ricerche relative a musica, video games, vestiti, scarpe e libri anche se una considerevole parte cerca informazioni di carattere culturale6.

È necessario anche sottolineare che questa fascia è anche quella che più facilmente incappa in una fake news, spesso su social network come Facebook, scambiandola erroneamente per un’informazione corretta.

Se ne deduce logicamente che c’è un urgente bisogno di un’educazione ad una navigazione responsabile in rete.

Come già detto nel paragrafo precedente, è necessario sempre fare riferimento a fonti autorevoli, non dimenticandosi però di consultarne più di una. Sta poi all’utente crearsi uno stemma codicum delle informazioni trovate e compararle alla notizia originaria letta, stabilendo se si tratta di una bufala o meno.

Inoltre controllare costantemente la veridicità delle notizie permette di allenarsi a discernere le informazioni corrette da quelle false, che possiedono più o meno sempre lo stesso format (troppe citazioni, fotografie manipolate, profili fasulli, ecc…). Per prepararsi a sfruttare al meglio le potenzialità di Internet, bisognerebbe inculcare una vera e propria educazione per le nuove generazioni all’uso di Internet avviata sia nelle famiglie che nelle scuole, visto il crescente interesse della società moderna per l’e-learning.

 

Il futuro dell’informazione in rete

Il mondo scientifico ha bisogno delle tecnologie informatiche per diffondersi allo stesso passo con le scoperte che vengono fatte ogni giorno permettendo agli scienziati di tutto il mondo di accedere agli stessi dati in tempo reale.

Se la popolazione non inizia ad interessarsi di più a contenuti scientifico-tecnologici e non impara a filtrare le informazioni disponibili in rete, probabilmente il problema delle fake news non sarà mai risolto. Ciò danneggerà la ricerca scientifica che dovrà fronteggiare sempre oppositori come gli antivaxxers o le associazioni anti-OGM che, ignari delle potenzialità delle risorse scientifiche moderne, non esitano ad infangare progetti decennali di ricerca facendo leva sull’ignoranza della gente.

In conclusione è opportuno ricordare la celebre citazione di George Bernard Shaw perfettamente riferibile al tema della disinformazione in rete: “Diffida della falsa conoscenza, è molto peggiore dell’ignoranza”.

1 14° Rapporto Censis sulla comunicazione “I media e il nuovo immaginario collettivo”, 4 ottobre 2017

2 Il monossido di diidrogeno fa ancora vittime tra i delegati di Cancun, lavalledelsiele.com

3 Bufale scientifiche in rete. “Let’s Science” mostra come difenderci dalle fake-news, Pietrangeli G., huffingtonpost.it, 23 gennaio 2018

4 Here’s how many Internet users there are, Davidson J., timeinc.net, 26 maggio 2015

5 How many Google searches per day on average in 2018?, ardorseo.com, novembre 2017

6 What do teens Google?, Thompson S., livestrong.com, 13 giugno 2017