Il linguaggio dell’animo di Francesco Serratì

Sento che la musica deve toccare le emozioni prima, e l’intelletto poi”

J. M. Ravel –

 

C’è un mondo parallelo a quello della scienza. Esso è il mondo della musica, della divina Calliope, un mondo non completamente disconnesso dal primo, nel quale tra pochissimo inizieremo ad addentrarci. È un esempio di questa stretta connessione una vicenda che mi accingo a raccontare. Si tratta della storia di una personalità di spicco della musica classica francese, che si colloca nei primi del Novecento, in un periodo caratterizzato dalla paura, dalla sofferenza e dalle incertezze, tra le due Guerre Mondiali, che si presenta come un uomo capace di veicolare, attraverso la musica, messaggi validi per l’intero genere umano.

 

Londra, 12 gennaio 1914

Caro Maestro,

non saranno mai sufficienti le mie continue espressioni di gratitudine per i Vostri preziosissimi insegnamenti sulla tecnica compositiva, in particolar modo applicata all’orchestrazione. Sento che il mio stile ha subito una radicale trasformazione dal nostro ultimo incontro presso il Conservatorio di Parigi. Vi scrivo dopo ben sei anni dalla fine del mio splendido percorso con Voi intrapreso sperando che serbiate un bel ricordo di me e della mia passione per la musica popolare inglese. Ho sempre amato questo genere fin da prima di conoscerVi. Spero ricordiate con altrettanto piacere anche della mia Norfolk Rhapsody No. 1. Avevo iniziato a comporla prima di studiare al Vostro fianco e in questo periodo mi sto dedicando a una sua revisione. Una volta terminata ho intenzione di farla pubblicare, in modo che anche Voi possiate comunicarmi le Vostre impressioni sulla qualità dell’opera dal punto di vista musicale e armonico e verificare di persona che quando parlo con orgoglio di un miglioramento radicale nel mio stile – in gran parte dovuto all’abilità dell’illustre Maestro al quale scrivo –, in realtà non mento. A questo aggiungo anche un gentile invito per la Vostra persona. È bene che sappiate che, in realtà, questa mia revisione di un’opera di quasi dieci anni fa, non è dovuta unicamente alla mia volontà di limare il prodotto delle mie fatiche, ma soprattutto a un fine pratico. Ho intenzione di proporne un’esecuzione ulteriore, dopo quella del 1906, presso Bournemouth, nel mese di maggio. Sarei orgoglioso di avere Voi, un membro del cenacolo degli Apaches, un allievo di Maestro Faurè, un emblema dell’Impressionismo musicale in prima fila ad ascoltare con attenzione un’opera di un Vostro carissimo allievo.

Con affetto e stima perpetua

Ralph Vaughan Williams

 

Parigi, 3 marzo 1914

Carissimo M° Williams,

come potrei mai dimenticare il periodo trascorso nel perfezionare insieme la tecnica compositiva nel Conservatorio ancora a me molto caro? Sono felice di essere venuto a conoscenza della Vostra dedizione grandissima nell’ambito musicale e mi giudico parimenti fortunato per il fatto che uno dei miei allievi più cari abbia avuto il piacere di scrivere un’epistola al proprio insegnante dopo così tanti anni. Ricordo di quando Voi mi parlavate entusiasticamente proprio di quell’esecuzione del 1906 che avete citato. Essa, se Mnemosyne non mi inganna in qualche modo, dovrebbe aver avuto luogo nell’agosto di quell’anno presso Londra. Sono ansioso di ascoltare e parlare con Voi del prodotto della Vostra creatività e passione che hanno sempre caratterizzato il percorso conclusosi qualche anno addietro.

RicordateVi, tuttavia, che il Vostro lavoro, in qualità di compositore, non si esaurisce nella creazione di un’opera magistralmente organizzata formalmente, che soddisfaccia il gusto dei più o armonicamente perfetta. Il compito principale del compositore è dare all’uditorio la possibilità di comprendere il messaggio che si ha intenzione di veicolare. La musica, carissimo Williams, non è altro che una forma di linguaggio, forse una forma diversa dal linguaggio verbale col quale tutti noi siamo abituati ad avere a che fare nel nostro quotidiano. Essa rimane, tuttavia, una forma di linguaggio alternativa e altrettanto valida alla seconda. Qualora i Vostri ascoltatori non dovessero avvertire delle emozioni – quali che esse siano – oppure dovessero risultare incapaci di comprendere appieno quanto asserite, il vostro dovere non si dichiarerà adempiuto.

Con massimo orgoglio per un mio caro allievo

Joseph Maurice Ravel

 

Joseph Maurice Ravel, il Maestro del linguaggio, trascorse gli anni successivi impegnato nell’attività di docente e compositore, la cui fama, dopo la pubblicazione di opere orchestrali come Quadri di un’esposizione, un arrangiamento dell’omonima opera per pianoforte di Modest Mussorgsky, si andava sempre più affermando nel mondo Occidentale. Fino al 1927 egli aveva considerato un musicista realizzato colui che era capace di veicolare messaggi chiari e sintetici attraverso un suo brano, una sua sonata, una sua fantasia, un suo poema musicale... A partire da tale anno, tuttavia, i sintomi di una demenza lo porteranno a scontrarsi con la dura realtà dei fatti, con le difficoltà che sarebbero emerse nel tentativo di dare vita a ogni suo nuova composizione.

 

Lione, 28 novembre 1927

Egregio sig. Ravel,

Mi duole informarVi dell’esito tutt’altro che positivo dei Vostri esami. Purtroppo ho confermato l’ipotesi che mi ero ripromesso di non rivelarVi fino al momento dell’avvenuta scoperta della malattia. Avevo ipotizzato che questa Vostra demenza fosse connessa a un malfunzionamento di una particolarmente delicata zona del lobo temporale del cervello. La zona prende il nome dall’illustrissimo neurologo tedesco Carl Wernicke, che ha scoperto una patologia dovuta a un danno a quest’area poco meno di mezzo secolo addietro. La patologia che Vi ho diagnosticato prende il nome di afasia di Wernicke. Voi siete per il momento ancora in uno stato iniziale della malattia, che può rivelarsi, col passare del tempo, particolarmente insidiosa nonché, con i mezzi attuali, difficile, se non addirittura impossibile, da curare definitivamente.

Ritengo che sia importante che voi sappiate che l’area di Wernicke, nell’uomo, è specializzata nel linguaggio. Essa ha il compito di decodificare un messaggio per poi trasferirlo senza mediazione alcuna negli altri organi. Uno stimolo, attraverso questo centro di controllo, può influenzare una risposta di tipo motorio, una di tipo somatico e una di tipo endocrino. Si tratta, per tale motivo, di una delle aree più affascinanti e fragili dell’intero encefalo. Per farvi un esempio, immaginate di avvertire uno stimolo esterno, magari una particolare frase, pronunciata da qualcuno in una situazione altrettanto singolare. Tale espressione può spingerVi a reagire attraverso un movimento improvviso, oppure potrebbe modificare il Vostro ritmo cardiaco, la Vostra pressione arteriosa, oppure attivare una risposta da parte dell’ipofisi, che, producendo l’ormone adrenocorticotropo, controlla la produzione di adrenalina da parte delle ghiandole surrenali.

Ma eccoci giunti alla nota dolente: sapete di certo che la Vostra occupazione è imperniata sul ruolo del linguaggio, e sapete anche che Voi usufruite di un linguaggio non solo verbale, un linguaggio universale, che può essere compreso da tutti: la musica. Lascio a Voi il compito di dedurre a cosa può portare un’afasia in stato avanzato.

Mi congedo comprendendo la Vostra sofferenza

Un medico del sanatorio di Lione

 

Marsiglia, 4 aprile 1927

Mio caro Maurice,

con grande tristezza sono venuta a conoscenza della tua malattia dai tuoi allievi e da tutti coloro che nutrono per te una stima più che profonda. In qualità di tua violinista e amica, non ho potuto astenermi dallo scriverti questa lettera. Io ho sempre assunto te come punto di riferimento, Maurice. Ricordi ancora quando, nell’ormai lontano 1917, ci siamo conosciuti? Io ero molto giovane e avevo bisogno di qualcuno che mi spronasse a suonare. Qui sei entrato in gioco tu. Io suonavo le tue meravigliose composizioni, proprio come ho continuato a fare, ricordi? Non dimenticherò mai questi meravigliosi momenti e mi aspetto che la cosa sia reciproca. Sai che non sono una persona di molte parole, né riesco a dire qualcosa in una circostanza simile. Maurice, io sto soffrendo tremendamente spaventata dalla tua possibile sorte. Quando ho saputo tutto, devo ammettere di essere rimasta sconvolta: non potevo credere che uno dei più grandi artisti del tempo, ma soprattutto uno dei miei amici e colleghi, potesse essere stato colpito da un male tanto grande. Ti scrivo per ricordarti la mia vicinanza, proprio come penso che stiano facendo tutti coloro per i quali eri un simbolo e ai quali hai donato una parte di te con le tue opere.

Resisti, Maurice, abbi il coraggio di lottare contro questa malattia. Sarò sempre vicino a te, così come lo sono anche i tuoi allievi Delage e Williams. Combatti per me, per loro e per il mondo intero, per dimostrare che la musica è più forte di qualsiasi altra cosa.

Con amore

Hélene Jourdan-Morhange

 

Parigi, 15 giugno 1927

Carissima Hélene,

ho letto a fatica le tue parole. In questa prima fase riesco ancora a pronunciare frasi di senso compiuto e a leggere qualcosina qua e là, mentre per la scrittura di questa lettera ho chiesto aiuto a qualcuno, per questo, non allarmarti se non riesci a riconoscere la mia calligrafia.

Non puoi immaginare quanto io soffra. No, non per la malattia. Non posso curarmi, devo semplicemente convivere con essa. Soffro perché voi tutti soffrite, e perché, cara Hélene, ho ancora così tanta musica nella mia testa, non ho detto quasi nulla, ho ancora molti altri pensieri da esprimere. Ogni giorno che passa, pur riuscendo a leggere le partiture e a dirigere, diventa sempre più difficile comporre. Riesco a immaginare la musica, ma quasi non più a metterla per iscritto. Si sta avverando quanto mi aveva detto il medico del sanatorio: non riesco a decodificare il linguaggio che parlo dall’età di sette anni, quando, ancora bambino, sono entrato in Conservatorio e non me ne sono più allontanato, prima grazie agli studi di pianoforte e poi grazie a quelli di composizione.

Mia cara Hélene, non vedo altra via d’uscita, ma proverò a lottare fino all’ultimo dei miei giorni per permettere alla mia musica di volare lontano. Se non dovessi riuscirci, malgrado i miei sforzi, credo che dovrai rassegnarti, amica mia, a leggere sempre meno composizioni di Maurice Ravel.

A presto

Joseph Maurice Ravel

 

E così la vita del compositore andò avanti, fino ad arrivare al fatidico giorno del 1932. L’Impressionista fu coinvolto in un terribile incidente d’auto, a seguito del quale egli sarà colpito da un ictus all’emisfero sinistro del cervello, diventando completamente incapace di leggere la musica.

Egli, tuttavia, tenendo viva la speranza della guarigione, sarà favorevole a un’operazione chirurgica a opera del dott. Clovis Vincent, avvenuta il 17 dicembre 1937.

 

Parigi, 28 dicembre 1937

 

Al mondo dico che quest’oggi abbiamo perso uno dei più grandi compositori e innovatori del mondo contemporaneo. A distanza di undici giorni dall’operazione, il paziente Joseph Maurice Ravel è deceduto. Mi unisco alla famiglia e agli amici del musicista e a tutto il popolo francese nell’esprimere il grande dolore per la scomparsa di tale uomo. Egli non è stato un semplice musicista. Egli è stato un poeta della musica. Egli credeva nell’importanza di una comunicazione possibile da realizzare grazie a quest’ultima. Egli è stato un grande sognatore, un individuo dotato di una grandissima sensibilità, ma, soprattutto, un uomo caratterizzato da una grande forza di volontà e da capacità astrattive utilizzate in maniera fruttuosa: nonostante egli fosse stato colpito da una malattia così invalidante, infatti, è stato in grado di immaginare, all’interno della sua mente, della sua grande mente, le melodie che dovevano poi essere messe per iscritto, tutto questo grazie alle illimitate potenzialità dell’intelletto umano, sulle quali la scienza cerca ancora di fare luce.

Clovis Vincent