Il lato oscuro del silenzio di Aurora Ciccarelli

CASA DI CURA PSICHIATRICA

Dottoressa: ''E' tipico di questa fase della schizofrenia: deliri, allucinazioni, disordine ideativo o del comportamento. Consiste in irritabilità, problemi di sonno, isolamento dagli altri, aumento di pensieri insoliti e sospetti... Inoltre, mi duole dirlo, vostra figlia abusava di molte sostanze negli ultimi periodi prima dell'ospedale e della disintossicazione, quindi è molto probabile che ci voglia più tempo del previsto riguardo le cure mediche poiché si riduce l'efficacia terapeutica dei farmaci...''- la dottoressa vedendo la madre quasi in lacrime decise di optare per parole di conforto - ''Ma come si dice? Tutto è possibile,no? E poi ci sono due belle notizie!''

I genitori di Bea guardarono la dottoressa col tipico sguardo da genitori preoccupo-ansiosi in cerca di buone notizie. E la dottoressa proseguì dicendo: ''I pazienti schizofrenici non sono pazienti violenti e, da come sto notando, vostra figlia è un'ottima combattente. Vi auguro un buon proseguimento di giornata.''

''Dottoressa!''-disse Bea di soprassalto mentre la dottoressa, sorpresa, si fermò e si girò verso di lei                              
-''Guarirò?''- disse Bea quasi scoraggiata del tutto.

Dottoressa:''Guarirai se tu vorrai guarire, cara.'' La dottoressa andò via dopo aver visto il mezzo sorriso di quasi conforto e speranza di Bea.

''Mamma. Papà''-disse Bea voltandosi verso di loro- ''Mi dispiace: avrei dovuto parlarvene. Non so perché non l'ho fatto, forse perché avevo finalmente trovato una 'soluzione' da sola. Ormai è tanto che convivo col tutto e, cervello permettendo, ne approfitto e vi dico ciò che ho appreso: il silenzio è come un gioco: è bello solo se dura poco, più si va avanti più rischia di diventare rumoroso. Il troppo silenzio conduce al lato oscuro, alle peggiori cose: quelle che nessun essere umano dovrebbe sopportare. Mamma. Papà. Io sono caduta nel baratro e ho imparato la lezione, io guarirò, devo guarire, DESIDERO guarire''.- si fermò un attimo, si sedette sul letto, si avvicinò ai suoi e li abbracciò- ''Vi voglio bene e grazie di tutto.''

I giorni passano e successe innumerevoli volte: Bea e i suoi attacchi di delirio non si fermano! Inizia ad urlare a squarciagola, corre in cerchio per la stanza, si mette le mani fra i capelli. Ogni tanto va verso un angolo della stanza, si ferma, mette le spalle al muro e strisciando con le spalle cade dolcemente per terra, gambe a petto e inizia a dondolarsi a mo' di pazza e continuando ad urlare. Gli infermieri, di solito, per questo motivo, la sedano. Bea, dopo essersi svegliata, ringrazia e si scusa sempre con gli infermieri. E' una ragazza molto dolce.

Infermiera:''C'è qualcuno che ti cerca tesoro, dice di chiamarsi Leo, non so chi sia ma ha un volto molto preoccupato. Quindi no. Non sono i tuoi.''

Bea era sorpresissima. Non capiva.- ''Stai mentendo, non è possibile. Se fosse vero il pane cadrebbe dalla parte senza burro, E SENZA BISOGNO DEL GATTO! E invece non accadrà mai...''- l'infermiera disse che non sapeva cosa lei stesse dicendo e ribadì che fuori la porta c'era un bel ragazzo che voleva vederla.

Infermiera:'' E allora? Che si fa? Lo faccio entrare a questo Leo?'' - Bea vide la curiosità dell'infermiera uscire dalle pupille dei suoi occhi e salutandola affettuosamente annuisce facendo, così, entrare Leo.

Leo, a passo fiero, entra nella stanza dicendo:''Io ho capito a cosa ti riferivi: al paradosso di Murphy! Anche se, devo essere sincero, l'aggiunta del gatto non la trovo igienica...credo (e spero) che sia scherzosa.''- Poco dopo aver realizzato che lui era lì per lei e aver fatto ripartire al cervello il via della parola, Bea disse:''Concordo in pieno con te, sai!? Amo i gatti ma...metterli in contatto con del cibo COMMESTIBILE, senza protezione, sai quanti germi? Con o senza globuli bianchi in azione, io non corro questo rischio!''- dopo un paio di secondi di silenzio aggiunse- ''Ma dimmi... come hai fatto a trovarmi? Perché mi cercavi? Non fraintendermi. Sono onorata e felicissima della tua visita, dato che gli unici che venivano a trovarmi erano i miei, solo che...sono stupefatta!''

Leo:''Avevo pensato che me lo avresti chiesto. Era inutile chiedere ai tuoi dato che non sanno della mia esistenza, quindi...ho preferito fare da solo, e mi fermo qui''-Bea sorrise- ''Il motivo per il quale ti ho cercata, e ti sto cercando, è palese Bea! Sei un soggetto interessante. Volevamo conoscerci e parlare di cose altamente intelligenti che avrebbero fatto salire la mia autostima al massimo...solo che sei scomparsa.''

''Sinceramente non so se scusarmi o meno.'' -disse con un sorriso un po' triste- ''Semplicemente ho avuto 'da fare' o meglio dire DA FUGGIRE. Noi ci vedevamo solo nel bus, la mattina prestissimo e quindi, non avendo nessun contatto, non sapevo come rintracciarti.'' -disse dispiaciuta-

Leo:''Ora sono qui. Dimmi tutto. Dall'inizio alla fine. Ricordo che era bello vederti seduta sui sedili arancioni mentre ascoltavi musica e ripetevi. Era così bello quando stufa, ti alzavi e venivi da me, e parlavamo. Bea era splendido pensare che tu potessi essere il mio elettrone nella mia vita da stupido protone solitario in cerca di consenso dai neutroni. Era bello pensare che mi orbitavi tutto il tempo attorno distraendomi e facendomi sentire elettricamente neutro. Che ne dici di ricostruire l'atomo dicendomi la verità?''

''Oh Leo. Forse non lo dimostro, ma posso assicurarti che noi, siamo due elementi della tavola periodica che si fonderanno fra loro creando una reazione chimica. Non siamo gas nobili e ovviamente il tutto accadrà solo grazie alla reattività'' -sorridono entrambi- ''Ma ciò che voglio dirti è che ho bisogno di rivederti. Se verrai di nuovo ti racconterò tutto. Promesso.'' -gli prende le mani e lo guarda con occhi speranzosi, lui annuisce e  dice che accetta solo se lei cercherà di non pensare troppo e tenterà di essere sé stessa, lui sarebbe venuto la settimana entrante. Bea accetta e prima che Leo andasse via gli dette un bacio sulla guancia.

E così fu, Bea non pensò a cose negative e essendo la vera Bea, arrivò il fatidico giorno: Leo è qui!

''Ora son qui. Sono pronto, non aspetto altro che inebriarmi delle tue dolci parole che entrano nelle mie orecchie, nel mio cuore, facendo attivare il lobo frontale e quello temporale''-disse Leo raggiante.

''Divertente. Vuoi riflettere e capire ciò che dico o pianificare dei movimenti complessi per uccidermi?''

''Dipende da ciò che mi dirai''-disse sorridente, curioso, impaziente e preoccupato.

''Inizio dall'inizio: ero in un liceo dove se prendevi un sette, anche all'ultimo anno, eri un genio e guarda caso, io ero una di quelle. Nella mia classe ero l'unica che si impegnava veramente. Tutti mi odiavano, mi reputavano una secchiona che corrompeva i professori. Ritenevamo impossibile tutto, sembrava non conoscessero l'intelligenza: mi prendevano in giro, mi deridevano, mi hanno fatto i peggiori scherzi ma mai mi hanno messo le mani addosso. Un giorno fuori scuola li vidi fumare, una canna credo, inizialmente ci evitammo a vicenda, poi iniziarono a chiedermi di provarla...per un mesetto ho rifiutato, ma poi, ho pensato fosse l'unica uscita per aprire il portone della mia vita sociale che mi morì alla fine della terza media, col mio migliore amico, Andrea, era la mia ancora di salvezza ed è andato via. Rettifico, è voluto andare via. Ma a questa dolente nota ci ritorniamo dopo. Dopo quel mese, nonostante sapessi quanta candeggina, gomme di auto e spazzatura varia andassi ad ingerire, lo feci. Era, era... sinceramente non ricordo dove, come, quando o perché. Ma lo feci. Ricordo che dopo mi sentii più libera, serena, rassicurata e FELICE. Felice perché la mia vita sociale stava ritornando. A casa tornavo perfettamente sobria e avevo anche provato ad andare male a scuola ma era più forte di me, non ci riuscivo proprio: stavo male al solo pensiero! E così continuai. Io ero felice, i miei genitori lo erano vedendo me felice. Tutto perfetto si direbbe poiché la mia vita andava alla grande. A volte scrivevo, e scrivo, delle lettere ad Andrea: quando sono triste (quasi sempre) e quando sono felice. In quel periodo ne scrissi moltissime dove iniziavo felicemente e finivo col deprimermi dicendo che dovevo smetterla finché avevo autocontrollo di me, che la memoria mi funzionasse in pieno e che il mio cuore ne risenta. Ero convinta di potercela fare. Sapevo benissimo che era un piacere, una gioia momentanea, ma era una sensazione bellissima :era come comprarsi la felicità, in più era un luogo dove rifugiarti da tutto e tutti. Era come se fosse un altro pianeta: il mio pianeta dove tutti erano felici essendo se stessi, che studiavano, amavano la scuola, con mia sorella e il mio migliore amico. Se te lo stai chiedendo, no, mia sorella non c'è più. Non c'è mai stata. Aborto naturale, periodo terrificante per la mia famiglia, sognavamo le ecografie del feto nascere, evolversi per poi dissolversi nel nulla.''

Leo:'' La vita è come il movimento di rotazione della Terra, un alternarsi di periodi di illuminazione e di oscurità ed ciò ci permette di vivere, noi dobbiamo solo usufruirne al meglio, Bea. Ricordatelo.''-disse cercando di confortarla vedendo i suoi occhioni lucidi.

''Prima di usufruire della mia felicità tascabile, io riflettevo e dicevo fra me e me 'Vuoi far morire tutti quei poveri neuroni? Vuoi diventare stupida? Solo momentaneo, solo momentaneo. La droga stimola l'euforia, è una finzione. Vuoi vivere nella finzione? Vuoi rischiare di morire solo per loro? Lo vuoi davvero? Vuoi che le sinapsi sbaglino il loro lavoro per questi cosiddetti compagni?' Mi chiedevo cosa avrebbe fatto Andrea, e sapendo la risposta gli chiedevo perdono ed ingurgitavo. Questo succedeva fino alla notte della festa. Era Halloween ,e avevano dato una festa 'spettrale' dove fui invitata. L'inizio tutto bene, ci si divertiva, chi beveva, chi fumava, chi era col moroso e poi...POOF! La luce si spense. Non ricordo quasi niente di quella festa solo tanto buio,ero stonatissima, e poi...un CLOWN. Li stavo cercando nel giardino...mi sentii chiamare, mi girai e il clown in faccia mi fece svenire. Il mio cuore aveva ceduto, con la mia mente. Ora ero sola, con me stessa. Andai in coma per due settimane, le due settimane più belle della mia vita. Passai ogni secondo con Andrea. Mi ha fatto ricordare quanto mi mancasse, quanto fosse fantastico studiare con lui e, poi, si è scusato per l'addio cruciale. Non volevo andarmene. Mi ha fatto capire che dovevo dare una spiegazione ai miei e dovevo darmi una seconda possibilità. Alcuni miei compagni sono stati arrestati per spaccio,sai? Altre mie compagne hanno messo la testa al posto giusto; sembra che fuori di qui vada tutto bene!''

''Mi svegliai. Raccontai tutto a tutti e dopo altre due settimane di accertamenti mi mandarono al centro di disintossicazione, dove ho scoperto che è difficilissimo abbandonare una dipendenza: avevo le allucinazioni. Indovina di cosa? Clown. Ovviamente. Vedendoli urlavo, e accadeva spesso, perdevo la mia briciola di autocontrollo. Succedeva anche dallo psicologo. Mi hanno diagnosticato la schizofrenia. Ho scoperto che delirio specialmente quando penso a tutto ciò che mi è accaduto talmente tanto intensamente da riviverlo. Ed è una sensazione orrenda...''

''Credo che ora tu voglia sapere della reattività giusto? Beh, tuo zio era un uomo fantastico. Era il mio vero unico amico, forse. Non ci parlavamo quasi mai,ma era la relazione più sincera che avevo. Come sai, prendevo il bus circa un'ora prima di andare a scuola, così potevo dedicarmi a me stessa e basta...una specie di coma da sveglia, viva e vegeta! Quando seppi della morte di tuo zio venni sotterrata da un altro muro, al funerale stavo malissimo e se non  fosse stato per il tuo 'Sai? Credo che lui volesse più bene a te che al suo gatto' io forse sarei morta dentro da tempo. Grazie di essermi stato vicino e avermi supportata venendo con me nel bus a ricordare tuo zio, il conducente migliore che ci sia! Eravamo così distanti, in tutti i sensi, ma così vicini, io e te. Grazie alla scienza, anche. Ti svelo un segreto: alle medie preferivo italiano, era Andrea quello amante delle scienze... solo che dopo il suo dolce addio,dove mi diceva che ero la sua migliore cosa nella sua vita senza parenti e affetto dei genitori (morti in un incidente in macchina in cui lui fu l'unico a salvarsi), che ero la sua parte migliore, il suo cuore del suo corpo: così piccolo, così essenziale...ho capito che dovevo provare a comprende la bellezza che lui tanto stimava verso le scienze. Ed ora eccomi qui: ora conosci la vera Bea, nessuno la conosceva, finora. Sono felice che tu la conosca...spero che tu possa perdonarmi Leo...''-disse mentre piangeva e libera per la prima volta di essere se stessa, aveva appena conosciuto la vera libertà.

''Bea, come potrei non perdonarti? Sei o non sei la mia unica grande stella che mi permette di vivere? Mi dai calore, luce e sei fantastica.''-disse, tornando serio- ''Ti ricordi ciò che disse Lavoisier? Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma... Lui la utilizza per la sua teoria di conservazione, che ne dici di applicarla alla nostra? Parlo della vita, se non si fosse capito...Abbiamo sempre creduto che si stia distruggendo o creando un periodo felice(o triste, dipende dai punti di vista) e al tempo stesso magari ci chiediamo perché proprio noi. Ci chiediamo come vivere nella nuova atmosfera che ci trasforma e che ci porta ad interagire con le persone e con i nostri cari in modo differente, talvolta scorretto, talvolta migliore, talvolta uguale. Tutto si trasforma. Tutto. E' proprio vero. Pensaci, non c'è nulla di nuovo che già non esisteva da prima ma semplicemente tutto si è trasformato. La vita è un continuo trasformarsi di fatti, eventi, sensazioni ...e che ne dici di trasformarla in bene? Con me, i tuoi, con le persone che veramente ti vogliono bene?''

Bea rimase sorpresa, non aveva mai guardato la teoria di Lavoisier con questi occhi e decise che per vivere doveva farlo. Leo e Bea fecero un secondo patto: se Bea fosse uscita entro sei mesi, si sarebbero fidanzati, altrimenti addio. Può sembrare strano ma l'amore, qualunque sfumatura esso abbia, ha un legame più forte persino del legame cristallino nei solidi. L'amore è una potente colla che può aggiustare o rovinare il tutto, ma vale sempre la pena provare.

Bea ce la fece. La dottoressa aveva ragione, si è dimostrata un'ottima combattente. Uscì dall'ospedale psichiatrico, si fidanzò con Leo, era felice con i suoi e a scuola le nuove vecchie compagne si erano dimostrate ottime amiche dal cervello funzionante. Bea ora era veramente felice, e questa felicità non l'ha provata con nessun tipo di droghe, era la pura felicità.

Si era dimostrata una ragazza solare, positiva, sociale e molto intelligente! Riuscì a prendere un nove...anche essere intelligenti non è tanto male, sapete? Ma era anche molto sensibile...ogni volta che si parlava di amicizia o degli effetti di alcool, droghe e fumo le scendeva una piccola lacrima, che subito beveva per non farla scappare via...