Il Giorno della Disconnessione di Nicole Salerno

Una volta all’anno, precisamente il quattro aprile, si festeggia uno degli eventi più memorabili della storia della nostra comunità: il Giorno della Disconnessione. Esattamente centosessantaquattro anni fa, nell’anno 2100, i nostri padri fondatori decisero di scappare dalla città di Tokeyo per rifugiarsi sulla cima del monte Kita, nella speranza di sfuggire alla continua evoluzione della scienza e della tecnologia.

I festeggiamenti iniziano alle prime luci dell’alba, quando tutti ci riuniamo nella piazza principale, decorata con ghirlande di fiori e rampicanti, per terra vengono poste le tovaglie cucite a mano dalle donne della comunità, tutte le case vengono dipinte con colori diversi e sopra ai tetti vengono poste le pelli del miglior animale cacciato dell’anno. Quando l’intera comunità è presente inizia il rito vero e proprio che è formato da tre passaggi: la preghiera iniziale, l’entrata dei bambini nella comunità e il sacrificio. A dir la verità non si sa bene a chi sia rivolta la preghiera, si dice che i primi fondatori dedicassero le preghiere l’uno all’altro, come se fossero in cima a una qualche gerarchia di importanza o potere…poi si dice che i loro discendenti pregassero qualcosa di superiore a loro, qualcosa o qualcuno che chiamavano Dio, che aveva poteri illimitati ed era infinitamente buono e benevolo. Tuttavia, questa credenza si rivelò errata perché come esistevano le cose buone esistevano anche le cose malvagie, infatti quando nel nostro villaggio irruppe una malattia sconosciuta e mortale tutti smisero di pregare questo Dio che aveva donato loro, in cambio di tante preghiere, solo morte e dolore. Così si sviluppò ben presto un altro culto, questa volta non per una cosa ma per tante, inoltre, per sicurezza, non ci si limitava più a semplici preghiere ma si introdussero i sacrifici. Quindi ora preghiamo a qualsiasi cosa ci venga in mente o riteniamo utile avere: possiamo pregare a Jensen Dio del Legno Resistente, Doki Doki Dea dei Figli Sani, Chan-Li Dio dei Frutti Commestibili…ogni giorno un Dio o una Dea nuovi. Solitamente durante questa festività ognuno intaglia nel legno la divinità a cui vuole dedicare la sua preghiera e spera di essere ascoltato, non sapendo bene neanche lui se credere veramente in ciò che sta facendo o meno. La seconda parte invece è una tradizione che venne stipulata già vent’anni dopo la fondazione: ogni bambino di circa dieci anni riceve un amuleto portafortuna, solitamente rosso, che avrebbe portato al collo fino alla Scelta, era un simbolo di appartenenza alla comunità che non andava mai tolto. Infine, il rito era la parte più noiosa, perché consisteva nel sacrificio di un animale appena cacciato, non importava quale, al quale seguivano due ore di infinito silenzio che in realtà nessuno eseguiva propriamente, però non c’era un altro modo per riempire quel tempo vuoto.

Nella seconda parte della mattinata e la prima parte del pomeriggio (si saltava il pranzo, come forma di commemorazione probabilmente) si assiste alla Rievocazione, cioè la rappresentazione della fuga e della disconnessione vera e propria dalla Società Connessa. Sono gli adulti a rappresentarla: si travestono come possono e mettono in scena la fuga dalla città all’avanguardia di Tokeyo, i cui abitanti sono rappresentati come uomini, tanti e diversi, che parlano e gesticolano, sono ricorrenti parole come ‘violenza’ e ‘politica’ e ‘scienza’ e ‘tecnologia’ e ‘nuovo’ e ‘sbagliato’, realizzano cose incredibili, non stanno mai fermi, ma rimangono sempre insoddisfatti, con gli occhi febbricitanti. Poi le facce degli uomini piano piano iniziano a diventare facce di mostri che non parlano più e sono fermi. Poi, entrano in scena i due protagonisti, coloro che avevano organizzato la fuga e avevano deciso di staccarsi da tutto quel mondo vario e incerto e pericoloso, che solo la rappresentazione spaventa i bambini e fa piangere gli anziani. I due protagonisti vestono due pelli come fossero mantelli, sembrano degli eroi, raccolgono alcuni oggetti ed eseguono dei richiami, poi con passo felpato si allontanano dalla scena inquietante rappresentata prima. I due eroi, i cui nomi sono stati dimenticati nel tempo, sbucano infine in un bosco (di solito è una casa dipinta appositamente di verde) e iniziano a guardare le cose che hanno portato con se, tutto ciò che c’era di tecnologico o all’avanguardia era stato distrutto e gettato da un dirupo (in questo caso dietro la casa), quindi si mostra come i cittadini si siano perfettamente ripresi da questo stacco e ben presto adattati a una vita priva di ogni cosa dannosa o incerta, come la vita sia bella e tranquilla a contatto con gli animali e la natura, come la nostra società sia sana e pacifica.

A questo punto ci sono i Racconti, nel tempo che rimane prima della cena e della Scelta, gli anziani si siedono ognuno sul proprio seggio, posizionato appositamente ad un angolo della piazza, e raccontano le storie e le leggende dell’Altra Società. Ogni anziano ha il suo numeroso pubblico da intrattenere, tranne uno, Tobias o il pazzo del villaggio, questo strano individuo non vive nelle semplici casette come il resto della comunità ma in una grotta situata lontano da tutto e da tutti, raramente partecipa alla vita pubblica e raramente parla con il resto degli abitanti, va sempre in giro con una spiga in bocca lanciando occhiate disgustate a tutto ciò che lo circonda, per questi motivi gli è stato affibbiato questo soprannome. Non ci ho mai parlato, ma mi ha sempre incuriosito, perciò mi avvicino al suo trono con circospezione, ma già lo sento parlare e gesticolare da solo: “Parecchi anni fa ero stato scelto come protagonista della Rievocazione, assieme a Sed, ero emozionato per aver ricevuto questo ruolo importante e andai in giro per un mese informandomi precisamente su tutta la storia della nostra comunità, ma quello che sentii…non era quello che avevo visto rappresentato ogni anno. Nella nostra storia ci sono state malattie, ci sono state scoperte, c’è stata violenza, lotta, segreti e i due fondatori non erano eroi, noi non siamo eroi. Tutti lo sanno, tutti sanno queste storie, ma ogni anno guardano la stessa rappresentazione piangendo e prima o poi crederanno a quello che vedono e dimenticheranno la verità della storia: non tutti volevano scappare, la tecnologia, la scienza, la novità non è il male. Quello che spaventa più di tutto nella messa in scena, figliolo, non sono le maschere dei mostri ma chi ci sta dietro, allo stesso modo non spaventa il nuovo quanto chi lo utilizza e come. È semplice temere il nuovo che non conosci, piuttosto che quello che già pensi di conoscere. Considerami pazzo, ebbene non lo sono. Pazzo è il bugiardo, pazzo è il pauroso. E io non nascondo le cose e non ho più paura, ma l’ho avuta, ed è per questo che sono ancora qui, a vivere tra questi pazzi piuttosto che con gli altri. Ma tu cosa scegli? Chi scegli di essere? In cosa scegli di credere?”. Io lo guardo, sconcertato, nessuno mi aveva mai parlato con tanta chiarezza, né i miei genitori, né i miei amici, né gli altri anziani.

Chi è il pazzo qui? Chi ha torto, chi ha ragione? Cos’è la tecnologia, cos’è la scienza? Cosa è meglio? Un’immaginaria certezza o un’ignota verità? Sono sempre stato convinto che una volta giunto alla Scelta sarei rimasto nel villaggio e sarei diventato un cacciatore, un giorno avrei avuto una famiglia e se fossi sopravvissuto mi sarei seduto sul seggio degli anziani. Ora mi viene posta un’altra strada, che non avevo minimamente preso in considerazione, solo pochi hanno scelto l’Esilio, ma ora mi sembra una scelta così giusta, semplice, quasi ovvia. Davanti a quegli occhi scrutatori, il brusio attorno, e la mia indecisione non scelgo niente. Ignoro la cerimonia della Scelta, salto il Banchetto finale.

Mi metto a correre.