I tortellini di Laura di Alessandro Biasio, Filippo Comelato, Giada Incarbone, Agnese Lollo, Alice Lunardi

Per che ora volendo loro

apparecchiare, intendo fare un generale

convivio di ciò ch’i’ ho loro mostrato,

e di quello pane ch’è mestiere a così fatta vivanda,

sanza lo quale da loro non potrebbe essere mangiata

 

Dante Alighieri, Il Convivio

 

 

 

Ecco. Come quando si fanno i tortellini! La donna si girò verso di loro, che cominciarono a spalancare gli occhi.

Bisogna metterci una cura straordinaria. Ogni minimo dettaglio dell’impasto, ogni bracciata fatta per amalgamarlo, deve essere studiata: non troppa forza, non troppo impeto e velocità, ma ad un ritmo giusto e cadenzato.

E poi, continuò, la sfoglia va tesa appena appena, solo il necessario. L’amore che ci dovette mettere per ognuno dei ritagli, infine, deve essere reverenziale. Solo così l’esito sarà mirabile, il gusto sublime e dunque la riuscita perfetta, del vostro piatto di tortellini!

Un rumore inatteso obbligò la signora Laura a girare il suo gonnellone verso l’uscio aperto, dove Adriana era appena giunta, in attesa.

Nè vero, Adriana, quanto amore ci mettiamo a fare i tortellini, noi due?

La signora è bravissima a fare tutto da sola, rispose sorridendo e un po’ imbarazzata Adriana, io la posso solo aiutare a radunare gli ingredienti…

Mò adesso non fare la modesta, va là, che quando gli invitati sono in tanti, sì che ci metti del tuo nel fare i tortellini!

Tutto quello che mi ha insegnato lei, signora. Disse Adriana tutta rossa.

Laura Bassi sorrise e guardò la sua platea, divertita. In un attimo di stacco dalla lezione di laboratorio, i giovani studenti si stavano rilassando; già con gli sguardi assaporavano il piatto dei cotanto decantati tortellini, evidentemente, e lei non ne fu altro che contenta. Forse era riuscita a dare loro l’idea di cosa volesse dire fare per bene un esperimento.

Volevo dirle signora, che è giunto un giovane che si chiama Anselmo, dice di essere in ritardo…

Eccomi professoressa! Con un balzo il giovane aveva già superato l’uscio ed era alle spalle di Adriana, alquanto seccata per quella intrusione senza il suo permesso.

Venga Anselmo, entri...stavo impartendo le prime nozioni di come si utilizzano gli strumenti per fare le misure con cura, qui nel mio laboratorio1. Venga avanti!

Laura invece non si era per nulla offesa da quella che poteva apparire come una mancanza di rispetto, anzi, sembrava contenta per il fatto che ora erano finalmente al completo.

C’erano tutti, i suoi studenti, per la prima lezione di scienze sperimentali, che la donna amava svolgere nella propria abitazione2. Lì si sentiva al sicuro, sovrana incondizionata dei propri strumenti, dei propri ambienti, dei propri aiutanti. Conosceva a menadito tutto ciò che serviva per aggiungere, riparare, modificare un meccanismo o una situazione. Lì avrebbe dato il via agli esperimenti di elettricità.

La donna quindi si girò e si diresse verso il centro della sala. Adriana con un inchino si accomiatò.

Vedete, laggiù c’è la stanza scura con la macchina elettrica, che io e mio marito abbiamo voluto installare in casa nostra, disse la signora Laura. Forse più tardi ve la mostrerò. E’ un modello simile a quello costruito dallo scienziato inglese Huksbee [1], aggiunse, perché vogliamo effettuare le ricerche che presto daranno lustro alla nostra città! Nel dire ciò, aveva gli occhi che le brillavano. Tuttavia, aggiunse con modestia, noi per il momento ci accontenteremo di utilizzare strumenti più semplici. Vedremo alcune proprietà di quella che è l’avanguardia nella scienza moderna: l’elettricità.

A quel punto Laura si avvicinò con decisione ad un tavolo grande, su cui erano stati messi diversi strumenti. Nello spostamento, le sottane della gonna facevano un fruscio rumoroso, scandito dai suoi passi. I giovani la seguirono, ma con passo più incerto. Erano intimoriti dalla novità della situazione.

Anselmo! Disse Laura. Lei che è arrivato in ritardo venga qui! La donna si voltò verso di lui tendendogli uno strumento. Venga a prendersi questa bacchetta di ambra.

Anselmo, un po’ affannato, prese la bacchetta e la donna gli porse anche uno straccio.

Ecco, cominci a strofinarla con il panno, e poi la avvicini a questi semini di sambuco sul tavolo. Così dicendo indicò delle palline poste sopra il tavolo.

Anselmo si avvicinò diffidente al tavolo. Era affaticato per la corsa fatta, e si sentiva piuttosto imbarazzato. Tuttavia la sua attenzione fu catturata dalla scena che gli si proponeva davanti.

Vide con stupore che i pallini di sambuco venivano attirati dalla bacchetta d’ambra che prima aveva strofinato.

Quindi con meraviglia lasciò la bacchetta e si girò verso Laura dicendole “ma questa è magia!”

Laura si mise a ridere contagiando anche gli altri. No, non è magia, disse, è ‘natura’…., che però noi dobbiamo studiare.

La donna raccolse la bacchetta e con voce gentile iniziò a parlare.

L’ ambra non è assolutamente magica, da sola non attrae niente, ma quello che abbiamo fatto è stato strofinarla con uno straccio di lana. Disse guardando i ragazzi.

E’ come se avessimo estratto un fluido da essa [1] e dunque i semini di sambuco vengono attratti, perché leggeri, a colmare la mancanza... disse con voce eccitata. Ma dobbiamo insistere con gli esperimenti... perché in un attimo successivo, dopo averli attratti, la bacchetta li respinge…!

I ragazzi guardarono con occhi sbalorditi.

Se non si fanno gli esperimenti, non si capirà perché vanno così le cose3. Sentenziò infine Laura.

 

Tutti gli studenti, stupiti e interessati, dissero che volevano provare anche loro.

Va bene, venite uno alla volta per verificare questi effetti. Rispose Laura.

Ma funziona con tutto? Chiese Anselmo, mentre gli altri si accingevano a ripetere l’esperienza da lui fatta.

Provate a passarvi lo straccio tra i capelli e poi avvicinate una mano! Rispose Laura, felice di questa domanda.

Quindi alcuni ragazzi provarono e si accorsero che i capelli si alzavano verso la mano. E così, vollero tutti fare la stessa esperienza, e si guardavano e ridevano.

 

Professoressa, disse infine uno degli studenti, perché ora non ci porta nella stanza scura? Vorrei vedere come funziona la macchina di cui ci ha parlato prima!

Laura sorrise, era contenta che qualcuno glielo avesse chiesto; con un cenno, indicò ai ragazzi di seguirla e si avviarono nella stanza accanto.

Per prima cosa avvisò gli studenti di fare attenzione, la macchina, se usata in malo modo, avrebbe potuto rilasciare una scossa elettrica.

I ragazzi, impauriti, ma allo stesso tempo curiosi, fecero un passo indietro per lasciare spazio a lei.

La macchina era ricoperta da un pezzo di tessuto, la professoressa la trattava come un bambino.

I ragazzi, con gli occhi spalancati, osservarono con quanta delicatezza la donna si muoveva.

Anselmo si era distratto, sempre con la testa tra le nuvole, e aveva messo la mano su un ingranaggio della macchina...

Anselmo! Urlò Laura. Invece di distrarsi, e mettere le mani dove non si dovrebbe, venga qui ad aiutarmi!

Il ragazzo diventò tutto rosso, si allontanò con cautela seguendo le istruzioni della professoressa.

Si metta vicino a me, ora, vediamo se riesco a farla stare attento, aggiunse Laura con un sorriso e gli indicò la manovella della macchina.

Ora la faccia girare così il globo si metterà in rotazione [1]. Anselmo azionò la manovella con un po' di trepidazione e il globo cominciò a roteare velocemente.

Jacopo, per favore, avvicini questa staffa al globo, tenendola col pezzo di legno. Disse Laura al ragazzo più alto del gruppo.

Ma poi stia fermo almeno per qualche secondo, e non le succederà niente! Aggiunse.

Appena Jacopo fece quello che gli aveva detto la professoressa, una serie di scariche si crearono tra il globo e la staffa. Lui ebbe paura, gli si stavano letteralmente rizzando i capelli, stava per scaraventare la staffa…, ma insistette per qualche istante, con coraggio.

Ecco… questo era il momento che la donna preferiva: le esclamazioni di stupore, i volti dei ragazzi meravigliati, le giovani menti in fermento, le domande che prendevano forma...

Anselmo fu il primo a parlare.

Ma, professoressa, com'è possibile?

Con un sorriso Laura tentò di spiegare il fenomeno, anche per lei ancora oscuro…

Con la rotazione, nello spazio tra la staffa e il globo, si crea una situazione come quella che si ha tra le nubi e la terra, durante i temporali. Avete presenti i fulmini? “Nos putamus quia nubes collisae sunt, fulmina emitti dice Seneca4. Avviene, qui, qualcosa di simile, anche senza le ‘collisioni’ di cui parla Seneca...

Jacopo subito incalzò: Ma se al posto della staffa usassi le mani?

Non te lo consiglio! Rispose divertita Laura.

La lezione continuò, e mentre Laura spiegava il funzionamento e l'utilizzo di altri strumenti, si domandava se fosse riuscita, con il suo entusiasmo, ad appassionare all’elettricità qualcuno dei ragazzi.

 

Erano trascorse all’ incirca due ore, quando Adriana entrò in laboratorio. Sembrava giunto il momento del pranzo.

Laura non si lasciò distrarre e, con un rapido cenno della mano, le fece capire di aspettare un po’; era la fase finale dell’ultima prova e non si poteva interromperla all’improvviso.

Adriana stessa era molto affascinata nell’osservare quanta passione Laura riuscisse a trasmettere a quel gruppetto di ragazzi, che non avevano mai distolto lo sguardo da quello che stavano facendo; pensò così che era proprio una donna eccezionale.

Dimmi Adriana, è già ora di pranzo? osservò Laura sbigottita guardando verso l’orologio a pendolo nella stanza.

Certo signora, è ora che mettiate qualcosa sotto ai denti … con un po’ di energie in più, il pomeriggio sarà più produttivo, disse Adriana con aria incoraggiante.

Laura si voltò verso i suoi studenti, guadagnò con passo sicuro il centro della stanza, e li invitò ad uno ad uno a fermarsi con lei per il pranzo. A patto, però, che ognuno di loro si prendesse cura di uno dei suoi bambini e lo aiutasse anche a mangiare .

Il tavolo della mia cucina è molto grande, disse Laura …ci stringeremo un po’ e vedrete che ci staremo tutti! Oggi vi farò servire i tortellini che ho fatto con le mie mani.

Gli studenti si scambiarono alcuni sguardi d’intesa,... in realtà avevano già deciso di non rifiutare quell’invito gentile; si diressero quindi verso la sala da pranzo dove li stava già aspettando un gruppetto di bambini molto rumorosi.

Ognuno degli studenti si scelse, divertito, un piccolo, per aiutarlo nella consumazione del pasto5, e subito il grande tavolo si riempì di giovani.

Sono molto contenta di vedere questa cucina così affollata, non potete capire quanto il mio cuore sia pieno di gioia! Disse Laura ad alta voce, in piedi, a capotavola.

Quindi furono serviti i tanto attesi tortellini, e tutti dettero una mano ai bambini. Le risate e gli schiamazzi, si calmarono improvvisamente. Miracolosamente, infatti, bambini compresi, tutti si stavano gustando il piatto con piacere…

Ma è brava anche a fare i tortellini professoressa! Esclamò Anselmo.

Ora ci spiegherà anche come fare l’elettricità! Aggiunse Jacopo.

Me lo chiese anche il mio studente Alessandro Volta, disse Laura sorridendo. Credo che abbia avuto la risposta giusta.

E strizzò l’occhiolino.


 


 

Bibliografia


 

[1] “Storia della Fisica” J.D.Bernal (Edit. Riun. Univ. Press,2014)

[2]“Laura Bassi, una vita straordinaria” su YouTube. Regia di Enza Negroni e Francesca Mazza. Prodotto da Valeria Consolo, in collaborazione con la Giunta Regione Emilia-Romagna.

1 Laura Bassi, anche se divenuta membro della prestigiosa “Accademia Benedettina” nel 1745, era costretta a dare lezioni di Laboratorio di Fisica in casa sua e del marito Giuseppe Veratti, perché femmina.

2 Come scrisse lei stessa : "mi mossi a pensare d'impiegare la mia, se ben pochissima abilità, nel servire al pubblico in questi studi", dunque fece di tutto per portare gli studenti nel suo laboratorio di casa.

3 “Fisica sperimentale è scienza cotanto utile e necessaria” scriverà Laura Bassi [2]

4 Naturales quaestiones, Seneca

5 Laura Bassi ebbe 8 figli, di cui sopravvissero cinque.