Hidrogen di Lorenzo Ludwig Tassi, Gabriele Decortes, Marco Maria Francesco Brusa

Era una giornata come le altre nella città di New Period e il giovane Idrogeno stava andando, come suo solito, nella banca in cui lavorava da ormai due anni e mezzo. E da quando era arrivato doveva sopportare gli insulti dei  colleghi e lo sfruttamento del direttore, il signor Stronzio.

Inoltre, era costretto a trovare dei lavori al di fuori della banca, perché lì non veniva pagato abbastanza.
Si era appena seduto sulla sua sedia, quando sentì un enorme boato provenire dall’ingresso e una nube di fumo riempì l’intera sala che annebbiò la vista ai presenti. Quando la nebbia cominciò a dissolversi apparvero delle grosse figure scure all’entrata principale: era la banda dei Lantanidi. Ognuno di loro reggeva un kalashnikov con cui alcuni spararono a degli impiegati per intimorire gli ostaggi. -Tutti a terra e mani sulla testa! Il primo che si muove farà la loro stessa fine.- disse uno dei rapinatori, indicando con la punta del fucile.

Gli altri intanto si avvicinarono alle casse per rimuovere tutti i soldi. 

Il capo, che aveva un enorme U sul giubbotto anti-proiettili, si diresse verso l’ufficio del direttore, che sembrava l’unico a non essere spaventato. I due andarono nel cavou e lo svuotarono.

Il direttore ritornò dai compagni con Uranio e si girò sorridendo verso i suoi impiegati dicendo: - Siete tutti licenziati, tanto nel posto in cui andrete il lavoro non vi servirà.-.

Così dicendo i Lantanidi uscirono dalla banca. Gli impiegati impauriti si rialzarono da terra lentamente.

Ma mentre lo facevano la banca esplose in un grande fragore uccidendo tutti quelli all’interno. Tranne: Idrogeno. Era sepolto sotto un cumulo di macerie in fin di vita. Non si sentiva più gli arti, gli fischiavano le orecchie e aveva un fortissimo dolore alla testa. A un certo punto vide delle persone in giacca e cravatta che lo caricavano su un furgone nero. Sentì le porte che si chiudevano e perse completamente i sensi.

Si risveglio in un vicolo della città con lo stomaco in subbuglio, si girò di lato e vomito.

Provò ad alzarsi, ma si sentì le gambe cedere, cadde di nuovo a terra.

Tentò di ricordarsi cosa gli fosse accaduto dopo l’esplosione, ma aveva un enorme vuoto di memoria.

Cercò di nuovo di alzarsi in piedi e, con tutte le sue forze, riuscì nel tentativo.

Barcollando e appoggiandosi ai muri si avviò verso casa.

Entrato nella sua abitazione si lasciò andare sul divano, cadendo in un sonno profondo.

Quando si risvegliò era notte fonda e cominciò a riordinare le idee.

Innanzitutto doveva trovare un nuovo lavoro. Per ragionare meglio uscì a prendere una boccata d’aria in strada.

Passando per la strada incontrò un malfattore che cercava di derubare una signora in un vicolo buio. Lui intervenne, ma il ladro gli sparò colpendolo al petto.

Avvertì un attimo di dolore, si guardò la ferita e notò che si stava rimarginando da sola.

Si girò verso l’attentatore che lo stava guardando con stupore e che continuò a sparargli, ma senza successo. Allora Idrogeno gli si buttò addosso privandolo dell’arma.

Il criminale lo guardò per un attimo incredulo e spaventato corse via. Così idrogeno dopo un attimo di riflessione su quello che era successo lo rincorse, lo raggiunse in poco tempo e con pochi pugni riuscì ad ucciderlo.

Resosi conto di quello che aveva appena fatto, guardò esterrefatto il cadavere del malvivente e fuggì.

Arrivato a casa ripensò a quello che gli era successo poco tempo a dietro. Il giorno seguente, incuriosito, iniziò a sperimentare e a capire quali fossero e come utilizzare i suoi poteri.

Mentre pranzava a casa sua accese la televisione per vedere il telegiornale, dove stavano dicendo che la banda dei Lantanidi guidata da Uranio aveva fatto un altro colpo uccidendo ventitré persone nello stesso modo in cui avevano attaccato la banca dove lavorava prima. Così decise che con quei poteri doveva intervenire e dare una lezione ad Uranio. Allora cominciò a cucirsi un vestito per non essere riconosciuto e cominciò a seguire gli spostamenti e gli attacchi di Uranio per capire come agiva. Cominciò anche ad andare in palestra e fare parkour per sfruttare al meglio i suoi poteri.

Intanto sentì alla radio che Uranio aveva preso in ostaggio il sindaco di New Period, Mendeleev e chiedeva in cambio cento milioni di dollari e il controllo assoluto sulla città.

Idrogeno decise che quello era il momenti di intervenire, tornò a casa e indossò immediatamente il costume.

Salì in macchina e guidò in direzione del parcheggio dove dovevano consegnare i  milioni. Arrivato a destinazione nascose la macchina ed entrò dall’entrata di servizio. Salì i vari piani fino a quello dove si trovavano Uranio e la sua banda.

Idrogeno attaccò prima gli scagnozzi prendendoli alla sprovvista, poi si concentrò sul capo.

Dopo uno scambio d’insulti Uranio scagliò contro Idrogeno una bomba radioattiva, ma Idrogeno riuscì, buttandosi a lato e risollevandosi con una capriola, a schivare l’ordigno. Allora per distrarre l’avversario lanciò un mattone, che si trovava vicino a lui, mancandolo appositamente. Quando Uranio riportò lo sguardo su Idrogeno che era vicino a lui e gli tirò un pugno. Notò che la temperatura di Uranio si alzava ad ogni suo tocco.

Così Idrogeno gli si lanciò addosso immobilizzandolo e continuando a mantenere il contatto cosicché la temperatura di Uranio si alzasse a tal punto da farlo esplodere.

Idrogeno attuò il suo piano sacrificandosi per la sua città e per vendicarsi del torto fattogli in banca.

Qualche minuto dopo arrivarono i poliziotti, le ambulanze, i pompieri e un insolito camioncino nero dal quale scesero due uomini in giacca e cravatta che andarono a recuperare il corpo senza vita di Idrogeno e lo caricarono sul furgone portandolo via.

Poco dopo arrivarono in un palazzo, scaricarono il corpo di Idrogeno e lo portarono dentro un ascensore. Uno degli uomini schiacciò una serie di tasti e l’ascensore si mosse verso il basso.

Le porte si aprirono mostrando una lunga sala bianca con degli enormi e strani macchinari.

Riposero il corpo di Idrogeno in un cilindro di vetro che si richiuse subito, un signore in camicie bianco maneggiò su di un computer e la macchina si riempi di un fumo biancastro Dopo qualche secondo il gas si dissolse e il torace di Idrogeno si iniziò a muovere ritmicamente: Stava respirando.

Dopo essersi ripreso cominciò a guardarsi intorno, quell’ambiente gli sembrò famigliare.

Si avvicinò un signore pelato con un lungo camice bianco. - Ciao Idrogeno- disse lui- Non so se ti ricordi di me, sono il professor Elio. Qualche mese fa sei stato nostro ospite, dopo un brutto incidente in banca, ma probabilmente non ti ricorderai. La scorsa volta, grazie ad un legame ionico, abbiamo aggiunto un elettrone per rafforzarti dato che il tuo era ormai quasi distrutto, invece ora li abbiamo sostituiti con uno più potente.-. Idrogeno lo guardò stupito e incredulo.

Gli uomini che lo avevano accompagnato lo riportarono a casa dopo di che Idrogeno riprese la sua vecchia vita, con un eccezione, era un supereroe.