Figure di interferenza di Matilde Barberi Squarotti

Due fenditure e un rilevatore: ecco gli strumenti della fisica quantistica per conoscere le particelle e le loro proprietà. Tutto inizia con l’esperimento di Young: si dirige un flusso di particelle contro una doppia fenditura. Queste daranno origine sul rilevatore a una sorta di figura di interferenza, proprio come la luce. Ma se si prendesse una particella per volta? La figura rilevata rimane tale e quale, come se quei minuscoli corpuscoli avessero una propria intelligenza e fossero dunque turbati dalla nostra osservazione che li condizionerebbe nella via da scegliere. Tutto diventa più evidente se si chiude una delle due fenditure: la figura di interferenza cambia e cambia anche il percorso delle particelle, che si dirigono solo verso il singolo forellino lasciato, come se sapessero e fossero a conoscenza della nostra azione e, di conseguenza, di quale strada prendere per accontentarci.

            Grazie al rilevatore si possono poi ricavare innumerevoli informazioni sulle particelle in questione, come spin, velocità, quantità di moto. Queste caratteristiche però nel mondo della fisica quantistica paradossalmente non sono da attribuire se non al momento della misurazione: prima è come se non esistessero. Ma tutto ciò è difficile da accettare, perché è difficile da ammettere che le qualità delle particelle non esistano a priori, ma derivino dalla percezione dell’osservatore e dalle sue scelte.

            Due occhi e una bocca: ecco i nostri strumenti per conoscere gli uomini e il loro carattere. Con gli occhi osserviamo, scrutiamo, squadriamo le persone alla ricerca bramosa di informazioni e confronti. Alla ricerca impossibile del controllo assoluto, quello che anche i fisici vorrebbero avere.

            Ci vediamo sfilare davanti uomini e uomini, tutti uguali e tutti diversi, come in un’eterna processione, infinita, e a ciascuno pretendiamo di affibbiare qualità che non esisterebbero se non dopo un nostro accurato ma spesso superficiale esame. Con la bocca quindi esprimiamo giudizi, etichettiamo, convinti che tutto ciò non influenzi le persone, non abbia un peso. In realtà, a seconda del giudizio emesso, la vita di un uomo cambia, sul suo volto cala una maschera che lo adatta al nostro pregiudizio basato sul vago di una folla o di un popolo.

            Così nessuno è libero di essere se stesso e vacilla sotto il peso della finzione. Tutti attori che interpretano di volta in volta le parti che gli altri pretendono: figure in un mondo di maschere, interferenze negli sguardi degli altri.

 

Un tempo pensavamo che il mondo esistesse “là fuori”, indipendentemente da noi, gli osservatori, nascosti al riparo di una lastra di vetro spessa trenta centimetri, che ci limitiamo a osservare senza venire coinvolti. Però, nel frattempo, siamo giunti alla conclusione che non è così che va il mondo. Piuttosto, dobbiamo rompere il vetro, infilarci là dentro.

J.A. Wheeler