Communication in a Nutshell di Elizabeth Aulicino

ONLINE. Sta scrivendo… sta scrivendo… DIP DIP!

Hai una notifica: “ Sei stata taggata in un post “… DIP DIP!

Hai un messaggio: “ Hey ciao!! “… DIP DIP! DIP DIP! DIP DIP!

Hai quindici notifiche: “ Invita un amico a giocare a Candy Crush! “, “ Oggi è il compleanno di Roberto! “, “ Hey, mi vuoi rispondere!? “, “ Laura e Francesco hanno scritto qualcosa sul gruppo! “, “Ma cosa stai facendo di così importante da non potermi rispondere!? “… TAC! Modalità silenziosa attivata.

Basta, mi sono stufata! Finalmente… che pace.

Adesso mi dovete spiegare una cosa… perché persone che nella realtà neanche mi salutano, o che addirittura nemmeno mi conoscono, sono così interessate a me sui social?

Sapete, si stima che la mente umana lavori quotidianamente con un numero impressionate di cellule neuronali, circa 100 miliardi, continuamente sollecitate da 50 tipi principali di neurotrasmettitori e da innumerevoli impulsi elettrici che viaggiano alla velocità di 100 m/s e con una frequenza che va dai -40 ai +40 mV. Adesso vi starete sicuramente chiedendo inconsciamente come sia possibile che tale meravigliosa struttura bio-chimica sia presente all’interno di ognuno di noi…ebbene, molto spesso me lo chiedo anch’io: ed è proprio qui che sta tutta l’eccezionalità della natura.

DIP DIP! DIP DIP! DIP DIP! Hai trentatré nuove notifiche: “ E dai, rispondi!!”, “ Segui G_Ross72 su Instagram!” , “Sofy456 ti ha inviato un’immagine!”, “Hai una richiesta d’ami…” TAC! Modalità silenziosa attivata.

Maledizione, ma questo coso non si era finalmente spento?! Neanche ricordo di aver conosciuto nella mia vita tutta questa gente. Mah.

Sapete, lo stesso Aristotele diceva: "L’uomo per natura è un essere sociale, e chi vive fuori dalla comunità per natura e non per caso è o cattivo o più forte dell’uomo; perché è chiaro che l’uomo è un essere sociale più di ogni ape e di ogni animale da pascolo”. L’uomo è un essere sociale, già… adesso che ci penso, mi è tornata alla mente la tematica di un documentario che vidi un po’ di tempo fa, trasmesso da uno di quei canali di divulgazione scientifica. Si parlava di una teoria molto discussa all’interno dei team di ricerca biologica, ipotizzata dallo studioso… ehm, com’era il nome… uff, non lo ricordo! Dovrò cercare su internet.

TAC! BRR! BRR! BRR! “ Hai venti nuovi messaggi!”. E’ un incubo… TAC! TAC! Cerchiamo su Wikipedia… TAC! TAC! Perché il browser non carica?

BRR! BRR! BRR! Hai due nuovi messaggi: “Gentile cliente, le abbiamo addebitato 11.26 euro per il costo mensile della sua offerta telefonica”, “Gentile cliente, il suo credito è insufficiente. Il suo traffico di rete 4G è stato disabilitato. La preghiamo di effettuare una ricarica presso il rivendit…” TIC! BRR! DIP DIP!

“Do you want to power off?” YES!

Mi chiedo a che cosa serva tutta questa tecnologia se poi puntualmente ti abbandona proprio nei momenti di massima urgenza! Solo per messaggi inutili… devo restare calma. Un bel respiro. FIIIUUU! Adesso va meglio. Ma si, torniamo alla carta stampata: lo cercherò sull’enciclopedia!

FIIIUU! COFF COFF! Quanta polvere, dovrei cominciare a spolverare un po’ in giro di tanto in tanto.

Ok, vediamo… A, B, G, L, P, S… Eccoti qua!

Scusatemi l’attesa, torniamo a ciò di cui stavamo parlando. Ebbene, vi stavo raccontando della teoria di questo studioso (e adesso so il nome) Rupert Sheldrake, che ipotizzò l’esistenza di una fitta rete di connessioni invisibili all’occhio, i campi morfici. L’obiettivo di Sheldrake era quello di fare luce sul perché dell’esistenza di specifici rituali sociali in diverse comunità non solo animali, ma anche umane. Il ricercatore si pose una domanda ben precisa: “perché non rifarsi ad un universo non meccanicistico, in cui le leggi stesse sono soggette a continui mutamenti?”. Insomma, alla loro prima apparizione le molecole proteiche si sarebbero potute strutturare in un’infinità di modelli molecolari verosimili… eppure perché hanno scelto proprio questa strada? Semplice, perché una molecola ha seguito una molecola, che a sua volta ha seguito una molecola… e così via, fino ad arrivare a quella singola struttura da cui tutto ha avuto inizio.

DRIIN! DRIIN! DRIIN! DRIIN!

Non ci posso credere, adesso ci si mette anche il telefono di casa… scusatemi un secondo.

“Pronto? Ah ciao mamma, dimmi tutto. Si. Si. Mmmh. Va benissimo, non ti preoccupare, vado subito. A dopo!”

Era mia madre, vuole che scenda un attimo per andare al supermercato qui vicino a comprare una confezione di spaghetti. Sapete, stasera dovrebbero venire degli ospiti a cena, quei tipi di persone che non vedi per decenni e che poi incontri magicamente alla fermata dell’autobus, ripercorrendo in poche battute anni ed anni di vita trascorsi in stretti rapporti d’amicizia la cui durata, ci si era promessi, sarebbe stata eterna. Ma la vita è bella proprio perché composta da fasi.

Prendo un attimo l’ombrello, qui minaccia un bel temporale. Menomale che il supermercato dista solo poche centinaia di metri! Tap tap tap… oh, stavo per dimenticare il cellulare. Nah, meglio lasciarlo qui.

SBAM! Tap tap tap… Uff…di nuovo l’ascensore occupato, mi toccherà scendere per le scale. Tap tap tap!

wussh… che bel venticello!

Guardate, c’è uno stormo di uccelli! Come sono belli, volano così uniti, come se le loro menti fossero collegate fra di loro…ecco cosa affermava Sheldrake: il concetto di risonanza morfica raggruppa in un unico complesso insieme tutte le esperienze, i sogni, le paure ed i comportamenti di un individuo , complesso che diventa poi accessibile ad altri individui, modificandone i rapporti sociali ed instaurando nella comunità una sorta di “coscienza globale”. Che teoria affascinante! Mi ricorda parecchio quella della causa formale di Aristotele. Cavolo, sta piovigginando…

Meglio muoversi, non vorrei tornare a casa zuppa d’acqua! Tap splash! tap splash!

Aspettate un attimo…ma quella ragazza…no, non ci credo! Da quanto tempo! Chissà cosa starà facendo…adesso le vado incontro e la saluto!

“Hey!! Quando sarà stata l’ultima volta che ci siamo viste! Come stai?”.

“….”

“Hey, mi senti?”

“… E tu chi saresti?”

“Ah scusami, ti ho scambiata per un’altra persona…”

Non ci posso credere… 4 anni di campo estivo trascorsi insieme e neanche mi riconosce… tutto il tempo lì, sguardo fisso sullo smartphone, a chattare con persone che forse non ha neanche mai conosciuto… e verso il mio volto nemmeno uno sguardo… Ma si, forse veramente non mi ha riconosciuta, l’ultima volta che ci siamo viste è stata un anno fa. Lei non è cambiata molto, ma io sono davvero cresciuta così tanto? Quindi è per questo motivo che gli altri mi ripetono sempre le stesse cose: “ dovresti mettere più foto su facebook”, “dovresti cambiare l’immagine del profilo, ormai questa è di una settimana fa!”, “dovresti controllare di più i social”… tutto questo per non essere dimenticati? Lo ammetto: sono poco social, poco cool, poco popular. Forse i ragazzi “smart” hanno veramente più amici di me. Io conosco solo poche persone, il resto sono solo sguardi, gesti, voci… tutti piccoli particolari che confusi tra loro si fissano nella mia mente solo di sfuggita. Ma io sono così, cosa ci posso fare?!

Aspettate, questa situazione mi sta facendo ritornare alla memoria un'altra teoria… ah si! Mettetevi comodi!

Sapete, nel 1967, mentre I Beatles ed i Pink Floyd realizzavano il loro primo debutto e la celeberrima azienda Nike veniva fondata, lo psicologo Stanley Milgram concluse il suo studio più importante: il cosiddetto esperimento del “piccolo mondo”. E’ vero, il titolo ricorda quasi quello di un romanzo di avventura o di un film di cowboy, ma mai giudicare il libro dalla copertina. Detto questo, bando alle ciance e torniamo a noi. Ebbene, l’esperimento consisteva in questo: Milgram scelse come oggetto di studio un piccolo campione di abitanti provenienti da diverse regioni degli Stati Uniti. Lo studioso affidò loro un semplicissimo compito. Tutto quello che i cittadini avrebbero dovuto fare consisteva semplicemente in un messaggio (una lettera) da recapitare ad altre persone, ovviamente attraverso una rete di familiari, amici e conoscenti. Quello che Milgram riuscì a dedurre dai suoi studi fu sorprendente: ci si accorse che nella maggior parte dei casi il numero di passaggi che venivano effettuati dal messaggio era molto piccolo, e spesso se ne ottenevano esattamente 6. Avete ragione, detto così non sembra avere molto senso e sicuramente vi starete chiedendo a che serva realizzare uno studio del genere; ma dovete sapere che le ricerche di Milgram non si limitarono alla semplice applicazione a livello informatico e matematico della teoria dei grafi… il discorso arrivò a colpire anche l’ambito sociologico.

Difatti, dalle moltitudini di modelli presi in considerazione per l’esperimento, possiamo dedurre che all’interno di un contesto sociale (una città, ad esempio) ogni individuo tenderà sempre e comunque a mantenere stretti rapporti di conoscenza solo con ristretti gruppi sociali, di solito quelli più vicini come familiari e compagni di scuola; ma proprio attraverso questi gruppi (e quindi attraverso i 6 passaggi)egli tenderà nonostante tutto a creare legami con membri esterni , i cosiddetti “conoscenti”.

Ma quelli erano gli anni ’60. Oggi tutti sono amici di tutti, no?

Tap tap! Tap tap! Non ci credo… il supermercato ha chiuso! Ma se sono scesa alle sette?! Non ci credo… sono quasi le otto! Cosa ho fatto per un’ora intera? Si è vero, ho parlato con voi, ho osservato per almeno 10 minuti uno stormo di uccelli seduta su di una panchina, ho “incontrato” una mia vecchia amica… ma dico, che sia passata addirittura un’ora mi sembra assurdo! Stephen Hawking aveva proprio ragione… una volta affermò: “nella teoria della relatività non esiste un unico tempo assoluto, ma ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo”. E forse io mi sono mossa veramente troppo lentamente! Peccato, questo vuol dire niente spaghetti… torniamo a casa, sta piovigginando.

Tap tap! Tap tap! Wussh! Uh, questa volta l’ascensore è libero… meglio prendere le scale. Tap tap! Sbam!

Ah, casa dolce casa… DIP DIP! DIP DIP! DIP DIP! Noooooo! Ma non l’avevo spento!?

E’ whatsapp…forse finalmente stasera qualcuno ha deciso di camminare un po'. “Hai 347 nuovi messaggi!”. Ah. “Su dai, rispondi!!”, “ragazzi, stasera dove andiamo?”, “io non ci sono”, “neanch’io!”, “però la pizza a me non va!!”, “forse un gelato?”, “a che ora ci vediamo?”, “io direi alle 9”, “alle 9 non ci sono!”, “meglio alle 8!!”, “e dove ci vediamo?”, “io direi davanti allo stadio”, “Nooo”, “davanti alla libreria”, “Nooo”, “sarà per la prossima volta”…

347 messaggi, 3 ore di chat, 4 orari diversi per 9 punti d’incontro differenti, 10 persone per 10 gusti diversi, ed il tutto fa… 0 minuti di ritrovo! Ed un cellulare dalla memoria piena.

Non so perché, ma ogni sabato sera mi sembra di assistere attraverso lo schermo dello smartphone ad una campagna elettorale in scala: c’è chi propone un’idea, chi cerca di convincere gli indecisi, chi converte il proprio voto e chi attua la campagna elettorale. Da questo punto di vista i social potrebbero essere posti sotto una diversa luce: ognuno potrebbe diventare animatore di uno spazio di discussione, un’agorà, una palestra di democrazia…c’è solo un piccolissimo problema; a chi affidare il ruolo di opinion leader?

Sapete, la teoria degli effetti limitati nacque negli anni quaranta del ‘900 grazie agli studi effettuati sul voto degli elettori, attraverso i quali emerse una stretta relazione tra preferenza elettorale ed “influenze”. In particolare, un’influenza di tipo elettorale avviene soprattutto tramite contatti personali, e segue lo schema sociale MEDIA – LEADER ED ASSOCIAZIONI – AUDIENCE.

DRIIN DRIIN! DRIIN DRIIN!

Ancora?! Uff, meglio rispondere, potrebbe essere qualcosa di importante…

“Pronto! SI? Ah sei tu! No, tranquilla, non sono arrabbiata, in fondo era da tempo che non c’incontravamo e sai, un sopracciglio più alto, qualche centimetro in più ed incontrandosi si arriva addirittura a non riconoscersi! Oh, si ma certo! Mi farebbe tantissimo piacere, allora a domani!”

Sapete, non avrò preso gli spaghetti ma forse ho guadagnato qualcosa in più, in fondo questo aggeggio non è inutile! Mi ha richiamata la ragazza che prima non mi aveva riconosciuta. Mi ha spiegato che, verso la strada di casa, ha incominciato a ricordarsi ed attraverso Facebook ha ritrovato il mio numero di cellulare.

Forse in lei è avvenuto il cosiddetto effetto del cigno nero: nelle nostre piccole realtà, il nostro incontro è stato un evento imprevedibile, ad elevato impatto emotivo, che alla fine è stato razionalizzato a posteriori. Che strane coincidenze!

Sapete, forse non sarò molto social, molto cool, molto smart, ma penso di aver iniziato oggi una nuova mini fase della mia vita: mi attende una grande o piccola amicizia? Non lo posso sapere, chissà però se, come mia madre, non avrò bisogno anch’io un domani degli spaghetti!