Cerca l’infinito! di Sofia Maria Mari

In quel tredici maggio 1998 il sole splendeva radioso e deciso nel cielo e le foglie si lasciavano cullare da un vento sottile. Io seduto su quella panchina, ormai danneggiata da anni di piogge, in compagnia soltanto del canto dei passeri, padroni dei rami sui quali si posavano; mi lasciavo trasportare dalla tranquillità che avvolgeva ogni angolo del mio corpo.

<< Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

e questa siepe che da tanta parte

dall’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quiete

io nel pensier mi fingo; ove per poco

il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

infinito silenzio a questa voce

vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s’annega il pensier mio:

e il naufragar m’è dolce in questo mare. >>

Mi accorsi di come quella siepe fosse paragonabile all’orizzonte cosmico, ossia una certa distanza astronomica oltre la quale non possiamo vedere e siamo costretti ad immaginare ciò che si cela al di là di essa, un limite che evoca il desiderio, l’immaginazione di ciò che il “guardo esclude”. La siepe è posta in un’altra dimensione decisamente diversa da quella fisica. Mi siedo e guardo in uno spazio senza tempo, e la mia immaginazione crea “interminati spazi”, “sovrumani silenzi” e “profondissima quiete”. A questo punto mi sembra di cogliere l’infinito spaziale, impossibile da paragonare alla dimensione solita e abituale. Portando all’interno del mio animo questi pensieri, mi rivelano il confine tra la limitatezza della vita umana e l’immensità della natura di cui faccio parte, ma che non riesco a cogliere in pieno. Questa intuizione mi provoca un senso di paura, un senso di smarrimento in una dimensione a me del tutto ignota. Il cuore quasi non riesce a sostenere la potenza di questa visione. Ma il vento mi riporta all’esistenza terrena e non più cosmica. E inizio a riflettere sulle parole “e mi sovvien l’eterno” (infinito temporale) che lasciano in me un senso di vago e indefinito. Forse ciò che vediamo non è tutto ciò che esiste nella realtà e mi viene spontanea l’idea che gli infiniti spazi leopardiani si riferiscano all’imprecisato universo. Guardandomi intorno e ammirando quel paesaggio a me circostante, mi chiedo come sia possibile l’esistenza di tale magnificenza. Da cosa scaturisce questa immensità?

Siamo a conoscenza che a causare la nascita dell’universo è stata un’enorme esplosione, il Big Bang. Prima di questo evento tutta l’energia e tutta la materia dell’universo erano compresse all’interno di un minuscolo punto, avente una densità pressoché infinita e una temperatura altissima. Con il Big Bang questa energia fu liberata, allontanando le une dalle altre tutte le particelle di materia, nel giro di un solo secondo. Queste, a causa dell’enorme velocità, si scontrarono fra di loro. In seguito, con il raffreddamento dell’universo, la materia cominciò ad aumentare, provocando l’avvicinamento dei protoni e dei neutroni. Questi, avvicinandosi, si aggregarono tra di loro, formando dei nuclei di idrogeno ed elio. Intorno ai 2500 gradi questi nuclei, aventi protoni con carica positiva, cominciarono ad attrarre gli elettroni, i quali ruotavano attorno ad essi. L’insieme di tale materia portò alla formazione di tutte le stelle e dei pianeti presenti oggi nell’universo osservabile; ovvero quella porzione di universo dalla quale la luce ha avuto il tempo di arrivare fino a noi e intesa come una piccola parte dell’intero cosmo. Non è detto che  l’universo termini dove termina il nostro sguardo; pertanto esiste l’ipotesi del Multiverso, cioè un’estensione infinita dell’universo tanto da provare l’esistenza di molteplici universi.

Il nostro universo è infinito oppure no? Riusciremo mai a scoprire la natura di ciò che si nasconde oltre l’orizzonte cosmico inteso come la siepe leopardiana o resteremo sempre all’oscuro di questo, e costretti ad usare la forza dell’immaginazione ?

Decido a questo punto di ritornare ad osservare il paesaggio e ad arrendermi ai miei pensieri proprio perché mi rendo conto che noi uomini siamo così minuscoli; particelle coinvolte in un meccanismo a dir poco perfetto quanto complesso.

E incamminandomi verso casa, mi affiora in mente la frase di uno scrittore di nome Jim Morrison che affermava: “Non accontentarti dell’orizzonte, cerca l’infinito!”, e comprendo che non dobbiamo accontentarci solo di ciò che vediamo o tocchiamo perché la vera vita si cela oltre le cose che percepiamo attraverso i sensi.