Raccontare le - omiche

Carlo Alberto Redi, docente di zoologia e biologia dello sviluppo all’Università di Pavia si rivolge agli studenti che hanno partecipato al Concorso di scrittura creativa "La scienza narrata" evidenziando le inquietudini ma allo stesso tempo le opportunità che caratterizzano la fase di transizione che stiamo vivendo, e per la quale oggi, le culture e le economie delle società occidentali si basano prevalentemente sugli avanzamenti del sapere delle scienze della vita.


Riportiamo di seguito una sintesi dell’articolo, a firma dello stesso Redi, comparso sul Sole 24 ore del 27.01.2013, seguita da un ulteriore contributo dello studioso.


Con l’uscita dalle caverne, circa 100.000 – 150.000 anni orsono, la mente umana ha cominciato a porsi questioni tutt’ora irrisolte (a partire da “l’essere è, il non essere non è”) e ha intrapreso attività straordinarie (pittura, musica, arti, tecniche) che contrassegnano una progressione geometrica nell’avanzamento delle conoscenze sino alla rivoluzione industriale, al secolo della chimica (l’Ottocento) ed a quello della fisica (il Novecento): ora l’Uomo si affaccia al millennio della Biologia.


In un paio di secoli la popolazione umana, partendo da meno di un miliardo ha superato i sette miliardi di individui e prima della fine del secolo supererà i nove.


L’Uomo ha sconvolto il pianeta gravandolo di un’impronta ecologica che nel 1961 corrispondeva all’utilizzo del 70 per cento della capacità totale della biosfera e nel 1999 era arrivata al 120 per cento. Gli umani stanno provocando l’estinzione di un numero incalcolabile di specie animali e vegetali prim’ancora di identificarle e descriverle. L’Uomo, inoltre, ha allestito programmi di eso-biologia, progettando di colonizzare altri pianeti e di sfruttarne le risorse minerarie.


Dopo la conquista del fuoco e l’invenzione della ruota, siamo giunti con Darwin ad elaborare il paradigma dell’evoluzione, concetto ormai entrato nel novero di quelli che connotano tutte le nostre attività, da quelle biomediche a quelle industriali ed economiche, sociali e intellettuali. Siamo giunti a identificare e a sequenziare il genoma dell’uomo e di molte altre specie animali e vegetali. E abbiamo compreso quanto fosse ingenua l’idea che sequenziando i genomi avremmo trovato i geni che determinano le caratteristiche delle diverse specie: al contrario, abbiamo trovato una manciata di geni (circa 20.000) che sono presenti in tutti i viventi, e che sono variamente declinati nel tempo e nello spazio dello sviluppo embriologico da un codice genetico universale, lo stesso per i batteri per il lievito e per l’uomo.


Vi è un immenso significato spirituale nell’universalità del codice genetico, nell’essere i viventi tutti figli del medesimo codice genetico che esprime una manciata di geni in quella meravigliosa biodiversità che ci circonda.


Oggi viviamo il passaggio della Biologia da scienza ontologica e storica a scienza esatta: dalla descrizione alla sintesi del vivente, con la capacità di replicare artificialmente alcuni dei passaggi della formazione naturale dei viventi.


È questa la cornice nella quale collocare le informazioni utili agli studenti che partecipano al concorso di scrittura creativa "La scienza narrata" presentando loro la carica di opportunità e di inquietudini che caratterizza questa transizione. Ma soprattutto per rendere loro sempre più chiaro che le culture e le economie delle società occidentali si basano oggi sugli avanzamenti del sapere delle scienze della vita. Gli avanzamenti più recenti (ad esempio, ingegnerizzazione dei genomi, derivazione di linee di cellule staminali simil-embrionali e sintesi di nuovi organismi mai prima apparsi sul pianeta) hanno determinato un ampio impatto da parte di tutte le biotecnologie sulle forme della politica, del diritto e più in generale su molteplici aspetti della vita quotidiana.


I veri temi politici oggi sono di natura biopolitica: basterà citare l’inizio-fine vita, l’ambiente e la produzione alimentare. Tutti questi temi di biopolitica determinano una necessaria riflessione su giustizia ed equità, valori questi ultimi che comportano aspri confronti tra attori che rappresentano interessi spesso confliggenti. E dunque, informarsi sui progressi della ricerca deve essere parte integrante della nostra cultura, deve essere una disciplina cui occorre dedicarsi con pazienza per impadronirsi degli strumenti concettuali utili per una valutazione consapevole delle applicazioni tecniche che si ritengono lecite su temi fondamentali di biopolitica: che cos’è il corpo, di chi sono le cellule, che significa “inizio e fine vita”, che cosa rappresentano le cellule staminali e gli embrioni. Sono tutti aspetti che segnano in modo pratico e concreto il nostro vivere quotidiano, il nostro essere cittadini di una democrazia cognitiva basata su un concetto di cittadinanza che deve andare oltre le conquiste democratiche ed egualitarie propugnate dalla rivoluzione americana e dalla rivoluzione francese per approdare a un concetto di cittadinanza scientifica.


Oggi i concetti di democrazia e di cittadinanza si declinano a partire dalla capacità del singolo di elaborare in autonomia i propri giudizi di valore su questi temi tra i quali, di grande rilievo per stimolare creatività ed intuizione nei ragazzi, vi sono la conoscenza del cervello umano e le prospettive dello sviluppo cognitivo (a partire da Edelman: cervello/mente) con la possibilità di creare intelligenze artificiali sempre più sofisticate e riflettendo sullo statuto legale che vogliamo assegnare ai robot dotati di capacità decisionali. E ancora, la necessità di riflettere sulla nozione di libero arbitrio nell’era della Biologia Sintetica, che segue la decifrazione della struttura del DNA nel 1953 e la rivoluzione delle “-omiche” negli anni ’70 – ’80: siamo infatti nel pieno della rivoluzione attuata dalle -omiche, informatica, computazione, tecnologie convergenti, nanotecnologie, sistemi ingegneristici ispirati alle logiche del vivente (del DNA), biologia dei sistemi e sintetica.


E come definire oggi la moralità umana trascendendo dal mero determinismo genetico o dal solo credo nella potenza della educazione. Siamo frutto dell’interazione tra i geni, assegnatici in sorte dalla roulette genetica, e l’ambiente in cui viviamo. Vi è una biologia che connota tutti gli aspetti della nostra vita: Biologia dell’Arte, della Musica, della Letteratura, della Natura, degli Ecosistemi, delle Piante, degli Animali… e così via sino alla Psicologia evolutiva e all’Etologia, la quale non tenta solo di capire perché il cane abbassa la coda, ma più in generale cerca di comprendere la genesi e lo sviluppo dei codici, delle norme, delle regole che presiedono alla nascita delle strategie di reciprocità, le uniche vincenti a livello evolutivo.


Senza il sostegno della ricerca scientifica non è possibile arrestare il declino del Paese: 15–20 anni orsono era la Germania il malato d’Europa, se oggi questo paese ne è il leader economico lo si deve agli investimenti massici attuati in ricerca e sviluppo anche in tempi di crisi. Lo si deve a quella cultura che portò Quintino Sella a rispondere a Theodor Mommsen (premio Nobel per la letteratura nel 1902 e tanto preoccupato per la sorte di Roma capitale) che avrebbe trasformato Roma in un centro di riferimento internazionale per la ricerca scientifica! Purtroppo, come ricordava Adriano Buzzati Traverso con la toccante lettera “se gli italiani fossero intelligenti” la cultura di Quintino Sella è andata persa: il concorso di scrittura creativa “La scienza narrata” vuole stimolare proprio i giovani in questa direzione chiamandoli ad un esercizio di italiano argomentativo/saggistico su temi e concetti scientifici, perché la cultura è una sola.


Ed è la ricchezza culturale che permette di sviluppare strategie collaborative. È grazie alla cultura che si potranno combattere ignoranze arcaiche che portano a comportamenti delittuosi, generati da economie e da culture povere di linguaggi e di codici, e dunque di comportamenti: ne è prova la scomparsa dell’uomo di Neanderthal ben più dotato di biomassa di noi, ma pressoché privo di un piccolissimo ossicino a livello della faringe, l’osso ioide, quello che permette di pronunciare le vocali. Il Neanderthal è stato sopraffatto dal sapiens, ben più mingherlino, capace però di pronunciare le vocali perché aveva quell’ossicino del tutto ben sviluppato. Il sapiens possedeva dunque un repertorio fonetico ben più ricco e articolato che gli consentì di sviluppare il linguaggio e la cultura, di scambiare informazioni, di creare e consolidare strategie di reciprocità capaci di conferire al gruppo un valore aggiunto: tutto ciò permise al sapiens di prevalere. Questo si dovrebbe spiegare a coloro che delinquono per sé o per pochi accoliti: essi perderanno per la ristrettezza delle loro norme e codici, mentre là fuori la vita continuerà, esprimendosi in scoperte (bosone di Higgs) e invenzioni (sistemi ingegneristici di DNA) meravigliose, in mostre e concerti e aurore boreali.