Quando sarò grande: 5 lezioni che gli scienziati avrebbero condiviso con i giovani se stessi

Cosa ha suscitato la loro curiosità? E quali esperienze hanno minacciato di spegnere quella fiamma? Le risposte potrebbero essere alquanto inaspettate

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Come chiunque lavori nel campo della divulgazione scientifica, passo un bel po' del mio tempo a leggere e pensare ai modi migliori per stimolare l'interesse verso la Scienza, la Tecnologia, l'Ingegneria e la Matematica (STEM) nel pubblico più giovane.

Ogni anno, ci sono nuovi programmi, nuovi giochi e strumenti per gli insegnanti che cercano di prendere il naturale entusiasmo per la scienza che sboccia nelle scuole elementari e portarlo attraverso la scuola media e superiore fino a una futura carriera nelle STEM.

Per ogni nuovo programma, si possono trovare persone – sia dentro che fuori dalle carriere nelle STEM – che riflettono su quanto avrebbero amato quel programma da bambini. Questo mi ha portato a pormi un'altra domanda: ma se non esistevano questi programmi quando l'attuale generazione di scienziati e ingegneri era a scuola, quali fattori hanno portato queste persone a laurearsi in materie scientifiche e a intraprendere carriere nelle STEM quando erano giovani?

Così ho girato la domanda ad alcuni di loro.

Mi sono messa in contatto con otto dei miei colleghi che lavorano nel campo delle scienze e ho fatto loro una serie di domande sui loro interessi scientifici di quando erano bambini, sulle loro esperienze scolastiche, sugli ostacoli che hanno dovuto affrontare nel loro percorso dalle elementari alla loro attuale posizione.

Le persone intervistate sono:

  • 5 donne e 3 uomini;

  • 4 persone con un dottorato di ricerca;

  • 1 medico;

  • 2 persone attualmente impegnati in un dottorato di ricerca;

  • 1 ricercatore pubblico;

  • 1 ricercatore universitario;

  • 1 professore associato;

  • 2 ricercatori di industria;

  • 1 pediatra.

Hanno raccontato non solo quello che li ha attirati della scienza ma anche ciò che li ha quasi fatti desistere. Ho suddiviso i feedback in cinque filoni principali, tra cui il consiglio che darebbero a se stessi alle scuole medie se potessero ricominciare da capo.

 

La scintilla iniziale si nasconde in luoghi inaspettati

Alcune delle prime scintille, per i nostri intervistati, provenivano da luoghi in qualche modo prevedibili: uno aveva un nonno inventore, un altro una madre ingegnere. Due persone hanno ricordato il tempo passato nei musei e nei parchi nazionali come primo interesse per la scienza e il mondo naturale. Ma altri sono stati ispirati per vie molto meno dirette.

Consideriamo, per esempio, che l'interesse per la medicina da parte della pediatra è nato grazie a “quegli acquari impressionanti che sembravano essere le sale d'attesa dei pediatri”.

Attraverso una logica strana da considerare per un adulto, ha detto che questo aveva perfettamente senso come decisione presa da una bambina delle elementari.

Per la maggior parte dei partecipanti, c'è anche un comune riferimento all'amore per gli animali. Molti volevano lavorare con o in soccorso degli animali e una buona metà ha espresso il desiderio di lavorare come paleontologo.

Sia che volessero essere paleontologi, archeologi o astronomi, gli intervistati terminano sempre il racconto delle loro aspirazioni infantili con riferimenti a vari film visti nel corso dell'infanzia.

Prendo atto che un aspirante biologo è diventato un biologo evoluzionista e un paleontologo è emerso da miscuglio, ma anche dall'amore, nato in lui da film come Jurassic Park, Indiana Jones o Contact, film che hanno incoraggiato anche geofisici, ingegneri dei materiali e scienziati planetari.

 

Coltivare gli interessi: molti percorsi per molte opzioni

Molti dei motivi che hanno scatenato interessanti aspirazioni di carriera sono ancora una volta da guardare attraverso la lente di una mente giovane.

Le scintille iniziali erano dirette verso ambizioni molto variegate:

  • artista e medico allo stesso tempo;

  • ferroviere e scienziato;

  • progettista di montagne russe;

  • addestratore di balene;

  • parrucchiere per cavalli;

  • proprietario di un servizio di salvataggio per animali selvatici;

  • studioso di antichi pittogrammi e vita aliena;

  • paleontologo (questo è, in effetti, il nostro paleontologo).

Tutti e otto hanno dichiarato di avere avuto ambizioni scientifiche ben prima di scoprire cosa fossero le materie scientifiche. Due di loro hanno anche ricordato il momento in cui “ho capito che essere uno scienziato era una possibilità di carriera” e “non avevo idea che essere uno scienziato fosse una valida opzione per me”.

In particolare, l'ingegnere dei materiali ha spiegato che “fin da quando pensavo che scienziato uguale fisico, non credevo possibile che il fisico fosse un vero lavoro che la gente fa. Pensavo fosse un qualcosa che la gente faceva tanto tempo fa (come Newton e gli altri)”.

Qualunque fosse la fonte d'ispirazione, nessuno dei giovani intervistati aveva paura di guardare negli occhi le proprie chiare ambizioni scientifiche.

I racconti, poi, si sono spostati sui fattori che hanno fatto vacillare queste certezze o che le hanno completamente annullate.

 

Possibili ostacoli che intralciano l'entusiasmo

Insieme alle storie delle prime, creative ambizioni scientifiche, molti degli intervistati hanno avuto un cammino condiviso: un amore precoce per la matematica/scienza che ha subito un grave colpo nel corso delle scuole medie o al liceo. Questa inversione di tendenza non è solo molto comune, ma il linguaggio utilizzato per descriverla è piuttosto forte.

  • “Ho amato la matematica per tutta l'infanzia e le scuole medie, poi sono andato al liceo e ho cominciato a odiarla”.

  • “Fisica e calcolo in particolare... Dio, odiavo la fisica”.

  • “Odiavo il modo in cui la matematica veniva – e viene – insegnata... Per fortuna mi sono reso conto che avevo bisogno della matematica per fare cose divertenti (scienza) e così ho tenuto duro”.

  • “Odiavo biologia e chimica al liceo ma in seguito le ho inserite nel mio piano di studi e le ho adorate”.

Queste citazioni sembrano contrastare con il mito secondo il quale avere un'esperienza negativa con la matematica o con la scienza può in qualche modo scoraggiarci dall'intraprendere una carriera scientifica. Spessissimo, al contrario, le persone che lavorano con le materie scientifiche, a un certo punto della loro vita, si sono trovate in rotta di collisione con quel materiale che oggi è centrale nelle loro esistenze. Semplicemente, hanno perseverato – una pratica che, comunque, è fondamentale per lavorare quotidianamente all'ambito della scienza.

Tra le affermazioni delle nostre studentesse di dottorato, ci sono anche due accenni al ruolo giocato dal “genere” rispetto alle loro carriere accademiche. La prima dice di rimpiangere di non aver continuato con la programmazione quando era più giovane, perché credeva che fosse “una cosa da maschi”. La programmazione continua a rivestire un ruolo chiave nel suo lavoro di ricerca.

L'altra ricercatrice, invece, ha avuto un'esperienza opposta, dice: “Essere di sesso femminile è stata una fortuna. Non ricordo di essere mai stata scoraggiata dall'essere uno scienziato, questo è probabilmente il motivo per il quale mi ha affascinato così presto”.

 

Costruire connessioni: il potente ruolo degli insegnanti

Con così tanti potenziali ostacoli – le materie scientifiche sono troppo difficili, noiose, senza applicazione pratica – non è una sorpresa che le risposte degli intervistati abbiano evidenziato l'influenza degli insegnanti nelle proprie decisioni. Per ogni affermazione del tipo “Avevo un professore terribile”, ho avuto commenti di ringraziamento nei confronti di importanti insegnanti che hanno aiutato i nostri intervistati a trovare la propria ispirazione.

Su tutta la linea, comunque, l'accento sul ruolo di questi educatori non deve essere esagerato.

  • “Sono grato che qualcuno abbia perso tempo per trovare un modo per spiegarmi la chimica che la rendesse 1) facile da capire e 2) attinente. È davvero figo quando inizi a entrarci dentro e a comprenderne le diverse applicazioni”.

  • “Ho davvero lottato con la chimica e anche con le operazioni matematiche perché mi riusciva difficile vedere la connessione tra ciò che studiavamo in classe a il mondo reale. Per un po' ho pensato che fosse qualcosa che non potevo fare”.

  • “Ma se avessi visto o capito che la tecnologia, le droghe, le opere di ingegneria civile hanno origine da questi concetti e gli effetti che essi hanno sull'umanità, avrei prestato più attenzione”.

Nel complesso, 5 intervistati su 8 hanno affermato chiaramente che i loro primi sforzi erano rivolti a materie che venivano insegnate al di fuori del contesto – matematica per amor di matematica, chimica per amor di chimica ecc. Quando gli è stato assegnato il compito di individuare i modi in cui la loro formazione o esperienza avrebbe potuto essere migliorata, la risposta più comune riguardava maggiori e più chiari collegamenti con il mondo scientifico o reale.

 

Se potessi farlo ancora: consigli di autosopravvivenza per la scuola media

Oltre al feedback su ciò che le loro scuole o i loro insegnanti avrebbero potuto fare di diverso, ho chiesto ai partecipanti dei consigli che avrebbero dato ai se stessi delle scuole medie per ottenere di più dall'esperienza scolastica. Il consiglio è stato:

  • studiare più matematica e programmazione fin dalla tenera età: la metà degli intervistati vorrebbe poter aiutare il se stesso delle scuole medie a capire il valore di passare più tempo a studiare matematica e programmazione. Ora che ne comprendono gli impieghi e l'importanza di averne padronanza, le dipingono come strumenti, non come semplici materie.

  • Voti vs interessi: vorrebbero informare i piccoli se stessi che i voti, benché importanti, non sono i soli o i più importanti strumenti di conoscenza. Tornando indietro, proverebbero a non limitarsi a ciò che è scritto nei libri di testo. Al contrario, ogni qualvolta si presentasse loro qualcosa di interessante, la tratterebbero come un motivo per esplorarla più a fondo, al di là del programma di studi.

  • Competenze linguistiche/di scrittura: come la matematica e la programmazione, vorrebbero poter trasmettere ai loro stessi più giovani l'importanza delle competenze linguistiche e di scrittura. Portano come esempio le esperienze di studio in un altro Paese, lo svolgimento di ricerche all'estero o il fatto che “come ricercatore, passo lo stesso tempo a scrivere articoli che a fare qualsiasi altra cosa”. Ancora una volta, sostengono che questi siano strumenti importanti per la loro carriera, più di un corso sul curriculum.

  • Prestare attenzione anche a materie che vanno al di là del proprio specifico campo di studi: dilungandosi sull'importanza di strumenti come la lingua e la scrittura, i partecipanti hanno lamentato il fatto di non aver saputo approfittare dei vantaggi dati dalle risorse disponibili nel momento in cui potevano trasformarle in passioni. Non seguirebbero semplicemente i corsi di musica, arti visive, economia ma coltiverebbero questi interessi per tutta la vita piuttosto che cominciare da zero in età più avanzata e con maggiore difficoltà.

  • Educazione fisica come esperienza di vita: può sembrare inaspettato sottolineare l'importanza dei corsi di educazione fisica per una vita nelle STEM eppure scovare una divertente attività fisica e impegnarsi in questo senso sin da piccoli, avrebbe reso la loro vita più facile e salutare. Inoltre, per quattro di coloro che hanno risposto, il lavoro sul campo ha un ruolo significativo nella loro ricerca e la mancanza di forma fisica aggiunge difficoltà al loro lavoro in un modo che vorrebbero tornare indietro e prevenire, se potessero.

Anche se nessuno di noi può effettivamente tornare indietro nel tempo, possiamo prendere queste lezioni e applicarle al modo in cui interagiamo con i giovani che stanno attualmente vivendo il loro viaggio con la scienza.

Vorrei ringraziare le persone che hanno reso possibile questo studio non-scientifico condividendo le proprie storie ed esperienze. Quindi grazie a: Anya, Roopa, Dusty, Mary, Stephanie, Kristopher, Ryan ed Enrica.

Traduzione di When I Grow Up: 5 Lessons Scientists Would Share with Their Younger Selves, Scientific American, 21/01/2016

Autore: Amanda Baker

è una Program Manager a Frontiers e Project Manager per Frontiers for Young Minds. Ha un dottorato in geoscienze alla Cornell University e ha gestito open-access, riviste accademiche di fisica, astronomia, scienze della terra e scienze delle piante. Ha lavorato come supervisore nazionale nelle Olimpiadi della Scienza e ha insegnato al primo anno di un seminario di scrittura sui sistemi terrestri sostenibili alla Cornell.