Punti di vista

La lettura di un libro – così come la visione di un film –, attraverso i punti di vista dei personaggi, può farci confrontare con differenti modi di vivere e di pensare. È una questione di punto di vista, di focalizzazione.

Chi ci sta raccontando la storia, e da quale angolazione?

Nel racconto classico il narratore non coincide con nessuno dei personaggi, è onnisciente, descrive i loro pensieri e le loro azioni, ma sa già tutto della vicenda, molto più dei soggetti che la popolano. Si tratta dunque di un racconto non focalizzato, come accade nei Promessi Sposi, in cui Manzoni presenta i fatti dall’alto, attraverso una sorta di panoramica cinematografica.

Se la voce narrante è estranea, parla dei protagonisti in terza persona, senza inserire commenti o giudizi, siamo di fronte a una focalizzazione esterna. In questo caso il narratore possiede le stesse informazioni che hanno a disposizione i suoi personaggi, come avviene nella maggior parte dei romanzi polizieschi e nei noir.

Infine ci sono storie in cui la focalizzazione è interna, come accade quando in un film la macchina da presa fa coincidere il punto di vista del narratore con quello di un personaggio, ritaglia la sua porzione di mondo, limita l’orizzonte di conoscenza a ciò che egli sente e vede. Anche nel romanzo della scrittrice francese Simone de Beauvoir troviamo un esempio di focalizzazione interna:

«Sono nata il 9 gennaio 1908, alle quattro del mattino, in una stanza dai mobili laccati di bianco che dava su boulevard Raspail.»
(Simone de Beauvoir, Mémoires d'une jeune fille rangée, 1960)