No! La farfalla, no!

Continuando a parlare degli “eroi della scienza”, oggi facciamo un salto nel passato con Patch Adams, film del 1998 diretto da Tom Shadyac e con attore protagonista Robin Williams.

Questo film racconta la storia di un uomo che secondo me è tra i più grandi della storia, un eroe vero e proprio. Peccato che questo lungometraggio pecchi proprio in quello che dovrebbe essere il suo punto di forza: la solidarietà.

Scusate se questa volta l’introduzione non è ironica, cercherò di recuperare nei punti qui sotto.

 

Punti di forza:


1. Tenerezza
Ragazzi, senza nessuna maschera, ho finito di vedere il film e mi sono informato su come e dove poter fare volontariato per la clown terapia. Maledetto Politecnico, non riesco a incastrare gli orari! (qui immaginate il meme “fuuuu” con la mia faccia)

 

2. Robin Williams
Sarà che ci sono cresciuto, sarà che tra Vita da camper e L’uomo bicentenario, rivivo la mia infanzia, ma per me questo attore è una garanzia: riesce a farti ridere nonostante dal primo all’ultimo minuto ti piazzi un nodo in gola e faccia di tutto per tenertelo bello saldo lì.

3. Cast
Per una volta, neanche io che sono puntiglioso da morire sulla recitazione sono riuscito a trovare un attore che abbia recitato male: addirittura i bambini sono stati bravissimi! Questi ultimi, tra l’altro, sono quasi tutti malati di cancro e gli è stata data l’opportunità di recitare tramite la Make-A-Wish Foundation, organizzazione americana non-profit che realizza i desideri dei bambini in condizioni mediche terminali.

 

Punti deboli:


1. Solidarietà
Un film basato sulla storia di una personalità come quella di Patch Adams non può non devolvere nemmeno un dollaro in beneficenza. Il Dr. Adams lavora da 40 anni a un ideale sacrosanto: la sanità libera e gratuita per tutti, ma dei milioni di dollari incassati (21 dei quali rappresentano il cachet di Robin Williams) nemmeno un dollaro è stato donato al suo ospedale o ad altre associazioni di beneficenza.

 

2. Colonna sonora
Ok, il soundtrack del film ha avuto una nomination all’Oscar (in realtà la nomination era per la canzone dei titoli di coda e, per quella, ve lo garantisco, ci sta!), ma in molti punti del film la musica non rispecchia minimamente quello che succede: in una scena triste non puoi mettere una musica allegra e nemmeno viceversa! Va bene l’agrodolce ma non stiamo parlando dei bocconcini di maiale fritto al ristorante cinese!

3. "Liberamente tratto"
Le parole magiche che ogni sceneggiatore usa per giustificare un adattamento cinematografico troppo fantasioso. Vi dico solo che lo stesso Dr. Adams detesta questo film per come viene presentato il suo lavoro, in quanto si è visto sminuito a semplice pagliaccio e ristrutturatore di case in montagna.
Ah, la scena della farfalla fa schifo, non ha senso, è palesemente inventata. Chi ha visto il film capirà.

 

Siamo giunti alla conclusione e al suggerimento finale, che quest'oggi è più un avvertimento: se qualcuno arriva alla premiazione con un testo con un adattamento narrativo del cavolo alla “liberamente tratto”, si becca una schicchera sulle orecchie che gliele faccio diventare blu. Uomo avvisato mezzo salvato.

Autore: Marco Borgna

Vincitore del 1° premio della 6 ͣ edizione de La scienza narrata. Ha frequentato il Liceo A. Avogadro di Torino e la facoltà di Ingegneria Aerospaziale. Attualmente lavora presso IBM CIC come IT Specialist.