La sinestesia tra scienza e letteratura

Cosa facciamo quando ci riferiamo a un “colore caldo” o a un “sapore pungente”?


Stiamo usando un procedimento retorico noto come sinestesia e basato sul trasferimento di significato tra due o più sistemi sensoriali.


Il poeta Arthur Rimbaud ricorda le vocali colorate della sua infanzia; in alcune pagine de “Alla ricerca del tempo perduto” Marcel Proust descrive in maniera sublime la profonda relazione che lega gli odori alle emozioni: la “memoria involontaria” scaturisce, senza una ragione precisa, dal contatto con un sapore o con un profumo, e non può essere arginata.


Ma la sinestesia non è solo una forma poetica. Si tratta anche di un particolare modo di sentire che interessa i cosiddetti sinesteti, in grado di percepire un colore osservando le lettere dell’alfabeto e un sapore da impressioni tattili. I sinesteti hanno attirato l’interesse delle neuroscienze, che ne indagano l’attività cerebrale per comprendere il funzionamento della percezione.


La sinestesia dunque, è un terreno in cui la scienza incontra la letteratura e la poesia.