La scienza dell'origine

Alan Lightman conclude il suo articolo uscito su Internazionale 1139 suggerendo di aggiungere in vetta alla piramide dei bisogni umani, proposta negli anni ’40 dallo psicologo statunitense Abraham Maslow, una nuova categoria: “l’immaginazione, il desiderio di esplorare”. Lightman è un fisico e scrittore statunitense che insegna al MIT; ci spiega che questi sono i principi cardine della cosmologia quantistica, scienza che indaga che cosa è successo nel primissimo momento del big bang.

“Come è cominciato tutto questo?” è la domanda che si pongono i cosmologi e alla quale cercano di rispondere “in forma matematica, carta e penna alla mano”.

Sean Carroll, un professore di fisica del California Institute of Technology, descrive la cosmologia quantistica come una scienza coraggiosa: “È ad alto rischio, ma anche di grande soddisfazione”. Seguendo questa linea, l'autore dell'articolo continua: “La prima difficoltà è che la nascita del nostro universo è stata un evento unico, e noi non eravamo lì ad assistere allo spettacolo”.

 

“Voi non ve ne potete ricordare, ma io sì” esclamerebbe Qfwfq, il bizzarro narratore de Le Cosmicomiche di Italo Calvino. E, senza dubbio, la versione della storia della nascita dell’universo che ci dà ha un suo fascino; nel racconto Tutto in un punto, esordisce così:

“Si capisce che si stava tutti lì, - fece il vecchio Qfwfq, - e dove, altrimenti? Che ci potesse essere lo spazio, nessuno ancora lo sapeva. E il tempo, idem: cosa volete che ce ne facessimo, del tempo, stando lì pigiati come acciughe? [...] Ogni punto d’ognuno di noi coincideva con ogni punto di ognuno degli altri in un punto unico che era quello in cui stavamo tutti”.

Tutta la materia di cui sarà poi composto l’universo si trova lì concentrata, pronta a esplodere e a espandersi nel momento in cui la signora Ph(i)Nko, entità di cui tutti sono infantilmente innamorati (poco altro viene detto di lei, io personalmente la immagino come qualcosa di simile alla Gradisca di Amarcord), esprime la volontà di preparare le tagliatelle per tutti:

“E in quel momento tutti pensammo allo spazio che avrebbero occupato le tonde braccia di lei muovendosi avanti e indietro con il mattarello sulla sfoglia di pasta, il petto di lei calando sul gran mucchio di farina e uova che ingombrava il largo tagliere mentre le sue braccia impastavano impastavano, bianche e unte d’olio fin sopra al gomito; pensammo allo spazio che avrebbero occupato la farina, e il grano per fare la farina, e i campi per coltivare il grano, e le montagne da cui scendeva l’acqua per irrigare i campi, e i pascoli per le mandrie di vitelli che avrebbero dato la carne per il sugo; allo spazio che ci sarebbe voluto perché il Sole arrivasse con i suoi raggi a maturare il grano; allo spazio perché dalle nubi di gas stellari il Sole si condensasse e bruciasse; alle quantità di stelle e galassie e ammassi galattici in fuga nello spazio che ci sarebbero volute per tener sospesa ogni galassia ogni nebula ogni sole ogni pianeta, e nello stesso tempo del pensarlo questo spazio inarrestabilmente si formava, nello stesso tempo in cui la signora Ph(i)Nko pronunciava quelle parole: - ... le tagliatelle, ve’, ragazzi! -”.

Fantasioso e suggestivo, ma allo stesso tempo non privo di un fondo di verità: “La maggior parte dei fisici è convinta che in quell’era quantistica [circa 14 miliardi di anni fa, ndr], l’intero universo osservabile fosse circa un milione di miliardi di miliardi più piccolo di un singolo atomo”, scrive Lightman, e prosegue con una constatazione di quanto cose del genere siano difficili da immaginare.

Ciononostante, ogni civiltà umana ha provato a rispondere alla domanda sull’origine del mondo e dell’universo attraverso racconti di dei in lotta tra loro, di uova cosmiche, di inafferrabili distese acquatiche, di esseri supremi e compagnia bella. Tutto questo dimostra il carattere di necessità di quell’“immaginare nuove possibilità, di andare oltre noi stessi per capire il mondo che ci circonda” di cui parla Lightman.

Tutto l’articolo comunque offre un campionario di spunti e idee interessanti: dalla confutazione della causalità (che tanto piacerebbe a Rustin Cohle, protagonista della prima stagione di True Detective), all’entropia fino ai rapporti della scienza con la fede. Rappresenta dunque un’ottima fonte alla quale attingere la materia per narrazioni a sfondo scientifico, ma, più in generale, per ricordarci quanto ancora si può – e a questo punto si deve – fare e conoscere.

Autore: Paolo Cerutti

Vincitore del 3° premio della 7 ͣ edizione de La scienza narrata. Ha frequentato il Liceo G. Galileo di Nizza Monferrato. Frequenta la facoltà di Lettere.