Immaginare il reale

«Quello che mi piace della scienza, e della fisica in particolare, è che parla di cose che spesso sono al di fuori della nostra esperienza sensibile e che chiedono un adeguamento del nostro sentire e del nostro immaginare. […] Il mondo degli scienziati ha dimensioni molteplici, il nostro ha soltanto le dimensioni che corrispondono ai labirinti auricolari»: lo scrive Daniele Del Giudice, nel suo recentissimo In questa luce (Einaudi 2013). Il parsimonioso scrittore si era già altre volte confrontato con la rappresentazione scientifica del mondo (nel celebre romanzo Atlante occidentale, del 1985, ad esempio, poneva in parallelo le mappature del mondo di uno scrittore e di un fisico delle particelle), dimostrandoci quanto di fondamentalmente comune vi sia tra letteratura e scienza.


Ecco, «La scienza narrata» è un esercizio che dovrebbe avere tra i principali obiettivi quello di abbattere artificiose barriere tra i saperi e far riconoscere invece i motivi unitari della ricerca, della conoscenza, della simbolizzazione. Se è vero, come diceva il filosofo Wittgenstein, che anche la matematica è in fondo una mitologia, una spiegazione simbolica del mondo, coerente con particolari forme di vita (giochi linguistici), oppure – come un altro grande filosofo del Novecento, Heidegger, ci ricordava – che la parola «tecnica» alle sue origini greche indicava anche il fare artistico, allora capiamo che «narrare scientificamente» è una possibilità gnoseologicamente assai feconda dell’articolazione del binomio scienza-narrazione, che è alla base del nostro concorso. Un binomio, come le edizioni passate hanno mostrato, variamente declinabile (il racconto delle grandi scoperte, la vita degli scienziati, la proiezione futurologica, l’intervista immaginaria, l’apologo con elementi non umani, l’uso metaforico di teorie scientifiche, etc.), ma che proprio quando si sforza di sovrapporre lo sguardo scientifico e quello poetico (nel senso ancora greco di «poïesis», dall’atto del fabbricare, creare) produce, come per effetto di una stereoscopia tra logica e lirismo, intuizioni inaudite del reale.


Il giovane scrittore de «La scienza narrata», insomma, dovrebbe raccontare la realtà attraverso le leggi, le teorie, le simbologie, le figure delle scienze, non diversamente da quanto gli antichi facevano attraverso il filtro dell’apparato mitologico, dando così vita, grazie all’immaginazione, a nuove… realtà.


Enzo Mansueto