Il cosmo raccontato da Italo Calvino

«In un punto nascosto di noi stessi la doppia serie degli ordini del passato si divide in due e le cellule nuove si ritrovano con un passato semplice, non più doppio, che dà loro leggerezza e l’illusione d’essere nuove davvero, d’avere un passato nuovo che quasi pare un futuro» (I. Calvino, Ti con zero, Mondadori, 2002, p. 74).


Come in tutti i racconti delle Cosmicomiche, la raccolta di Italo Calvino in cui la razionalità della scienza si coniuga alla dimensione mitica della narrazione, anche in Ti con Zero viene enunciata una teoria scientifica cui fa seguito una narrazione poetica.


In questo caso il protagonista, nonché la voce narrante, il vecchio Qfwfq, che ha visto e sperimentato tutti i cambiamenti subiti dal cosmo, assume le sembianze di un organismo unicellulare. In Mitosi, il suo stato di “innamoramento da morire” lo porta a rinunciare completamente alla sua individualità, mentre in Meiosi il rapporto con l’amata, di nome Priscilla, è condizionato dal bagaglio di dati e informazioni che ciascuno porta con sé dal passato, che li distingue come individui e che impedisce loro di fondersi veramente.


Ecco che un fenomeno scientifico come il processo di riproduzione cellulare – per meiosi e per mitosi – abbandona il regno del dato oggettivo per entrare nella dimensione fantastica, in un orizzonte immaginifico che però sembra rendere meno lontani, e dunque più reali, i fatti della scienza.