Ei fu. Napoleone, imperatore e amante della scienza

Il 5 maggio. Nessun uomo o donna che sia stato bambino potrà mai dimenticare questa data, così come mai potrà dimenticare i famosi versi di Alessandro Manzoni, intitolati proprio a questo particolare giorno per celebrare uno degli uomini più famosi di tutti i tempi:

Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.

Generale, Console e imperatore di Francia, considerato da qualcuno il più grande stratega della storia, forse non tutti sanno che Napoleone Bonaparte – quell'Ei che dà avvio all'ode del Manzoni – era anche un grande appassionato di scienza e, in particolare, di matematica.
D'altro canto, il legame tra matematica e arte bellica è antico: si pensi ai leggendari specchi ustori attribuiti ad Archimede e utilizzati dai siracusani nel corso della seconda guerra punica per difendersi dall'assedio dei romani. E ancora, pensiamo all'importanza della matematica nel determinare l’angolo di inclinazione di un cannone per ottenere la massima gittata.

Nato in Corsica nel 1769, Napoleone doveva eccellere in matematica per divenire sottotenente di artiglieria. Ma i legami dell'Imperatore con la scienza non si fermano certo qui: il periodo dell’impero è un’epoca di brillante fioritura in ogni ramo del sapere, gli scienziati ricevono titoli, pensioni, cariche ufficiali. Napoleone fu amico di illustri matematici come Monge, inventore della geometria descrittiva; chimici come Berthollet; naturalisti come Saint-Hilaire. Da Console, ospitò Alessandro Volta a Parigi e assisté, con genuino interesse, alla presentazione della sua pila elettrica. E persino un teorema – con molta probabilità elaborato dall'italiano Lorenzo Mascheroni – porta il suo nome.
Numerosi furono anche gli scienziati che lo seguirono nella Campagna d'Egitto: una vera e propria accademia in movimento con la quale il futuro imperatore si intratteneva in lunghe discussioni notturne, sotto gli sguardi preoccupati e attoniti dei suoi generali.

Nel suo esilio finale a Sant’Elena, Napoleone amava leggere l'Histoire naturelle di Buffon, l'Astronomie di Delambre, le opere di Fourcroy e di Lacroix, che annotò personalmente.

Oggi, a 195 anni dalla morte in esilio su quella stessa isola dell'Atlantico, vogliamo ricordarlo con le parole di Felix Markham, storico britannico conosciuto per aver redatto la biografia di Napoleone: “per i suoi insegnanti Napoleone era un allievo modello e promettente, specialmente in matematica (…) L’ispettore scolastico scrisse che l’attitudine di Napoleone per la matematica lo rendeva adatto alla marina, ma alla fine si decise che avrebbe dovuto tentare l’ingresso in artiglieria, dove l’avanzamento per merito e abilità matematica era più aperto”.