Dal laboratorio alla pagina

I termini scientifici, se usati correttamente nei racconti di finzione, possono produrre effetti di senso davvero sorprendenti per il lettore. Lo ha spiegato lo scrittore palermitano Giorgio Vasta, vincitore, nel 2011, del Prix Ulysse du Premier Roman con il romanzo Il tempo materiale (minimum fax 2008), durante l’evento di Roma de “La scienza narrata” (Università degli Studi Roma Tre, 10 febbraio).

L’evidenza scientifica ci racconta cosa accade all’organismo, ma nel momento in cui un narratore si impadronisce di questa conoscenza e la riversa nella sua scrittura, può accadere qualcosa di straordinario. Pensiamo, suggerisce Vasta, all’ultima pagina del romanzo dell’inglese Christopher Isherwood Un uomo solo (1964), in cui il momento dell’innamoramento viene fatto coincidere con l’inizio della migrazione degli ioni calcio nelle arterie del protagonista, precondizione di un infarto. Isherwood si è documentato, ha utilizzato una terminologia scientifica non approssimativa, producendo una perfetta sintesi tra scienza e letteratura.