Consigli superflui

Premessa (ancor più superflua)

Nel caso vi domandaste chi io sia, l’unica risposta corretta è che non sono nessuno per spiegarvi come essere scribacchini scriventi scrittori. E ancora, allora perché mi trovate qui? Perché La scienza narrata non vi chiede di essere scrittori, vi chiede di scrivere (racconto, tema scientifico). A fare questo posso darvi una mano.
Capiamoci, se è vero che l’idea spetta a voi trovarla, e sarà quella ad essere certamente premiata se meritevole, e se è anche vero che i vostri testi verranno editati e corretti, presentare un proprio scritto significa presentarsi.
Non crediate che sia una questione così vana, da
l’abito non fa il monaco e reazioni pseudo-indignate quando si scopre che, in realtà, l’abito il monaco lo fa sempre. Bene, prima regola: la forma veicola il contenuto. Curare quello che scrivete significa in primo luogo dimostrare che tenete al lettore (piccola parentesi, qui il lettore sarà anche vostro giudice).
Ultimo dettaglio prima di partire. Ricordate che le regole, una volta conosciute e introiettate, possono essere stravolte. Mi spiego con un esempio, di sicuro saprete che la correlazione dei tempi verbali è di vitale importanza per la chiarezza e la correttezza di un testo. Già la vedete, la vostra prof delle medie che vi dice: «Se scrivete al passato, dovete scrivere tutto al passato.
». Ecco, è vero, ma lo è tendenzialmente. Anche nei Promessi Sposi (giusto per restare in ottica scolastica e disturbare ancora un po’ le vostre memorie) si usa d’improvviso il presente per dare risalto ad azioni improvvise e concitate, ma nessuno segnalerebbe con una penna rossa quelle righe. Quello che sto cercando di dirvi è: prima, imparate quel ch’è da imparare, e solo dopo stravolgete quello che volete stravolgere (preparandovi a critiche eventuali).
Ad ogni modo, il mio intento era quello di fornirvi indicazioni ben più generali, quindi finisco con gli sproloqui e inizio a fare degli esempi.

 

Cartelle

Inizio dal principio. Nel bando del concorso, trovate questa indicazione: Si concorre con un racconto di massimo 12.000 battute (6 cartelle di circa 2.000 battute l'una).
Ma cosa significa?
Una cartella è generalmente una pagina di Word, scritta in carattere di dimensione 12, con l’interlinea doppia e i margini laterali di 3 cm. Io, almeno, mi sono sempre regolata in questo modo.
Vi consiglio di impostare fin da subito le pagine in questo modo per avere un’idea più precisa di quanto state scrivendo, ma di lasciare solo alla fine il conto preciso delle battiture. Non trattenetevi prima, fate sempre in tempo a tagliare il superfluo in una fase di revisione.


Giustificare il testo

Arriviamo ad un aspetto grafico facile facile. Cosa importa, direte voi, non sarà l’allineamento a cambiare la percezione del testo. In fondo, poi, è solo un tastino.
Bene, ribalto l’argomentazione come farebbe una madre qualsiasi davanti ai capricci di un bimbo: proprio perché è solo un tastino, selezionate tutto il testo e poi cliccatelo, perché è povero e triste e troppe volte è stato trascurato (giusto per capirci, si tratta di quelle quattro lineette allineate una sull’altra; in alternativa, CTRL+F).
Quale dei due testi vi sembra più ordinato?


 

Se pensate che sia il secondo, partano gli applausi registrati, è la risposta corretta!

 

La punteggiatura

Difficile spiegarvi quando usare un punto e una virgola, il punto e virgola poi rende la situazione ancora più complessa; ma non abbiate paura di usare i due punti: spesso risolvono molti inconvenienti.
In linea generale, se quando rileggete il vostro testo siete in dubbio fra tenere e togliere, è sempre meglio togliere (vale anche per l’aggettivazione). E ricordatevi che è buona regola non separare allegre coppie che si tengono per mano: soggetto-verbo, verbo-complemento oggetto, nome-attributo.
Ah, i puntini di sospensione sono tre. Tre e basta, in fila, carini. Fatelo per loro, sono tre fratellini che si tengono per mano: non mozzatene via uno.

Apriamo una parentesi per quanto riguarda le virgolette. Non voglio essere troppo pignola e insistere sulle differenze. Personalmente, preferisco le caporali (« ») e i trattini (–), ma la verità è che potete gestirvi un po’ come preferite. L’importante è che siate coerenti con la vostra decisione e manteniate lo stesso tipo di virgolette per tutta la durata del racconto (anche qui, a meno che non ci sia motivo di cambiarle: è un pensiero e non un discorso diretto? State aprendo una parentesi in un discorso? Citate una frase all’interno di un discorso?).

 

La punteggiatura e gli spazi

La punteggiatura è fondamentale (ricordate la storia della virgola che salva vite? Vado a mangiare nonna non è esattamente uguale a Vado a mangiare, nonna), ma al di fuori di questi casi in cui dobbiamo escludere il cannibalismo e un nonnicidio, suppongo che tutti più o meno conosciate il significato dei dolci simbolini che vi accompagnano da molti anni.
Quello che posso ricordarvi è però in che modo si scrivono virgole, due punti e compagnia bella.

La regola fondamentale è una: lo spazio si colloca sempre dopo i segni di interpunzione. Esattamente: dopo. Né prima e dopo (povero segno isolato in bianche voragini), né solo prima. Nel dubbio, Word abbellisce le due varianti errate con una zigzagata linea blu.

 

E con le virgolette? Preferibilmente niente spazi.

 

Salvavita

Vi assicuro che da lettrice accanita è difficile passare sopra agli orrori ortografici (niente lapsus, orrori veri e propri, mostriciattoli che si inseriscono fra le vostre righe e le ribaltano con un gesto rapido di braccia per poi pizzicare fastidiosamente il naso al lettore). Così, cerco di fare un rapido elenco che salvi voi e chi vi legge dal raccapriccio.

  • Un po’ sempre apostrofato e mai accentato.
  • A proposito di apostrofi: ricordate che l’articolo indeterminativo al femminile va sempre apostrofato.
  • A volte e non avvolte (participio passato di avvolgere), in fondo e non infondo (indicativo presente di infondere), a fianco e non affianco (indicativo presente affiancare)…
  • Ricordate la differenza fra c’è e ce.
  • (indicativo presente del verbo dare) si scrive sempre con l’accento. Da’ è la forma imperativa (come fa’, va’ e di’). Da la preposizione.
  • se volete usare il pronome e non la congiunzione. Sé stesso o se stesso? In teoria corretti entrambi, in pratica preferibile il secondo.
  • affermativo è accentato.

Probabilmente, leggendo ciascuno di questi punti, penserete di stare leggendo i consigli di qualcuno che non ha ben presente a chi si rivolge: liceali e non bambini delle elementari. Spero di cuore che lo pensiate.
Ad ogni modo, ricordatevi che esiste sempre Google per chiarire ogni dubbio o vuoto di memoria momentaneo (questioni ortografiche, grammaticali, accenti corretti, sinonimi e contrari…). E per gli amanti del vintage, restano i dizionari ad aspettarvi sulle mensole.

 

Autore: Eleonora Daniel

Vincitrice del 2° premio della 7 ͣ edizione de La scienza narrata. Ha frequentato il Liceo V. Veneto di Milano. Frequenta la facoltà di Lettere Moderne.