Consigli intorno al lavoro della scrittura

Colui che scrive non è necessariamente uno scrittore. Colui che racconta è un narratore. Si può raccontare una storia a voce e questa voce può diventare poi uno scritto (senza tornare al magnifico Omero, “Le fiabe italiane” che Italo Calvino ha raccolto nei tre volumi einaudiani sono figlie di una tradizione orale. E lo stesso è per quelle tedesche dei fratelli Grimm, per quelle russe di Afanasief). Noi, qui, in questo concorso di scrittura, ci occupiamo di racconti scritti. Che per tema hanno la scienza.


Come affrontare la sfida di questo concorso? Stando alle regole, che non ripeterò (tempi, lunghezze, ecc.). E tenendo a mente che un racconto… racconta una storia. E cioè non spiega, non dimostra, non profetizza, altro che con la forza e la suggestione della sua trama. E dell’idea che vi presiede.


Grazie all’iniziale, propedeutica lezione degli eminenti scienziati messi a disposizione degli allievi dei diversi istituti che vorranno cimentarsi con il concorso di scrittura creativa “La scienza narrata”, abbiamo avuto illuminanti squarci su alcuni argomenti.


Ma se uno studente che ha, ad esempio, ascoltato la bella conferenza del prof. Telmo Pievani volesse scrivere un racconto, che spunto potrebbe usare? Come potrebbe fare? Ecco subito un esempio (se ne potrebbero fare cento, grazie alla ricchezza e al fascino dei temi da lui introdotti). Il nostro narratore potrebbe raccontare di un individuo, sdraiato al sole, che sente la pelle prudere e arrossarsi. Si sta scottando. Se il narratore è abile nel dire e non dire, la mente del lettore costruirà automaticamente, attorno al racconto di questa scottatura (chi di noi non si è scottato almeno una volta al mare?) uno scenario: una spiaggia, delle ferie d’agosto, forse lontano il verde di una pineta, cui magari ha alluso il narratore. Dopo aver costruito questa suggestione, il racconto potrebbe chiudere fulmineamente. Perché il protagonista non allunga la mano per prendere una maglietta o per spalmarsi di antisolare. Il protagonista si mette dritto in piedi, per esporre meno parti del suo corpo ai raggi. Fa questo perché non è un bagnante, ma un nostro antenato che sta guadagnando la stazione eretta. Tanto più l’atmosfera iniziale sarà allusiva, avvolgente, traditrice (nella correttezza) tanto più la rivelazione finale deve essere breve come un colpo di frusta.


Un raccontino del genere dice molte altre cose: che bisogna leggere con trasporto, ma con attenzione. Che bisogna tenere la mente sempre all’erta. Che la storia, la scienza, e dunque la vita, sono sempre piene di sorprese, e che nulla deve essere dato per scontato.


Altro possibile esempio: un professore invitato da un istituto a tenere una lezione sull’evoluzione umana, un tipo intelligente, abile, democratico e mingherlino prende l’ascensore della scuola con un allievo noto per essere un teppista, picchiatore e inevitabilmente razzista (di solito queste tre cose vanno assieme). Tutti e due pensano che la stretta convivenza nell’ascensore durerà poco più di dieci secondi, e invece no. L’ascensore si blocca fra un piano e l’altro, viene chiamata la ditta che si occupa della manutenzione, ma la città è paralizzata dal traffico perché piove… così i due sono costretti a stare chiusi, vicini, faccia a faccia per oltre quattro ore. Ecco la partenza di un magnifico duello: perché il professore è piccolo, magrolino, ma ha una grande intelligenza. L’allievo è furbo, e molto palestrato. Uno vuole convincere, l’altro non vuole essere convinto… Potete aggiungere un bel caldo semi-estivo, potete far mancare la luce e lasciarli in penombra a sudare assieme. Può non esserci campo per i telefonini. Potete farli litigare, potete fare in modo che il professore riesca a fiaccare la tracotanza dell’allievo. Potete farlo vincere o perdere. La gamma delle alternative è vastissima. E può diventare ancor più rovente se il professore ha un cognome chiaramente ebraico. Levi, per esempio. E il ragazzo, senza dire nulla, disegna una grossa svastica con il pennarello sul suo libro di testo. Il tema della loro disputa è scientifico, ma la visione di quel tema, così diversa per l’uno e per l’altro, ne ha fatto due individui profondamente diversi. Dunque due personaggi.


Raccontare significa mettere in campo personaggi, tensioni, emozioni. E senza emozioni... non c’è storia. E dunque non c’è racconto.


Patrizia Carrano