Comprendere il mondo con la ragione - un'intervista a Piergiorgio Odifreddi

La lezione che il prof. Piergiorgio Odifreddi, docente di logica e saggista, ha tenuto per "La scienza narrata" lo scorso 13 febbraio presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli è stata l’occasione per porre qualche domanda al matematico sul suo ultimo libro, Come stanno le cose. Il mio Lucrezio, la mia Venere (Rizzoli, 2013).

Lucrezio, nella sua opera "De rerum natura", si fa portavoce delle teorie epicuree nell'intento di spingere gli uomini a prendere atto delle proprie responsabilità e della coscienza della realtà. Queste teorie possono essere applicate alla nostra quotidianità? In cosa consiste l’attualità di Lucrezio?

Io credo che questo sia l’aspetto più sorprendente. Si tratta di un libro che è stato scritto duemila anni fa, quindi si potrebbe pensare all’espressione di un pensiero ormai completamente obsoleto, in realtà è attualissimo, in parte per la visione atomistica di Lucrezio – l’atomismo è la filosofia della scienza moderna, ma è qualcosa di molto recente: soltanto nell’Ottocento si comincia a pensare in termini atomistici, e solo nel Novecento tutti gli scienziati sono poi stati d’accordo sul fatto che gli atomi esistessero veramente.
E il modo in cui Lucrezio usa l’atomismo per spigare le cose è veramente modernissimo, lo è in maniera davvero sorprendente non tanto quando parla di fisica o di chimica, ma soprattutto quando parla – nei libri terzo e quarto – dell’uomo, vale a dire di psicologia, sentimenti, sensazioni, fisiologia. Trattare questi argomenti in maniera puramente materialistica, quindi eliminare tutti i riferimenti all’anima, alla coscienza, allo spirito, dunque a tutto ciò che è metafisico, ecco, questo vuol dire addirittura essere avanti rispetto ai nostri tempi.
Oggi le scienze cognitive vanno in questa direzione, ma ancora non sono arrivate ad abbracciare la completa mancanza di ogni aspetto spirituale, quindi Lucrezio in questo senso non solo è moderno, ma è addirittura avveniristico. Certamente, secondo me, vale la pena di leggerlo.

Secondo Lucrezio è possibile comprendere la struttura del mondo fisico, capirla senza ricorrere alle superstizioni, sotto quali aspetti lei si rispecchia in Lucrezio?

Mi piacerebbe essere come Lucrezio – sempre che sia esistito – però sì, sicuramente mi rispecchio in questa visione che è prettamente scientifica. Ma Lucrezio non era ateo, in realtà era quello che potremmo definire un deista, credeva sì all’esistenza degli dei, ma dei lontani dalla realtà, che non si interessano dei destini degli uomini e non sono sensibili alle preghiere; allo stesso tempo era molto anticlericale, era contrario alle religioni istituzionalizzate. Confesso che anch’io condivido non solo la sua visione della scienza, ma anche un atteggiamento disincantato nei confronti delle religioni. In realtà, credo sia un pensiero condiviso da tutti gli scienziati: le due cose vanno d’accordo, non è un caso che Lucrezio sia un materialista scientifico e sia antireligioso.
Tra i membri di prestigiosissime associazioni come la Royal Society e la National Academy of Science americana il 93% dichiara di essere ateo, dunque è il sentire degli scienziati moderni, scienziati che cercano di dare delle spiegazioni unicamente in base a ciò che vedono, a ciò che dimostrano e a ciò che osservano. E chiaramente le spiegazioni di tipo religioso o metaforico non vengono considerate. Lucrezio è moderno proprio in questo senso.

 Oggi esiste ancora la superstizione? Quali forme assume?

La superstizione non solo esiste, ma è diffusa a tutti i livelli. Gli scienziati, in fondo, sono un’isola felice, sono coloro che dedicano la loro vita alla ragione, allo studio, alla meditazione, mentre l’uomo comune vive in un mondo pieno di superstizione, basti pensare al gioco del lotto o al gioco d’azzardo, o anche ai modelli utilizzati per la spiegazione del mondo. In America ad esempio, la maggioranza della popolazione pensa che il mondo sia nato cinque o seimila anni fa, cioè ancora si crede che la Bibbia rappresenti un modo corretto, dal punto di vista storico e scientifico, di raccontare la storia dell’Universo. Oggi sappiamo che non si tratta di cinque o seimila anni fa, ma di quattordici miliardi di anni, e queste in fondo sono superstizioni. Pensiamo poi ai gatti neri – qui peraltro siamo a Napoli, la patria dei cornetti e degli scongiuri... Tutto questo è superstizione e la gente pensa – o meglio non pensa – in questi termini.
Quindi da questo punto di vista Lucrezio, se fosse letto, e soprattutto fosse capito, sarebbe uno strumento utilissimo per superare questa tragedia dei nostri tempi, vale a dire il fatto che viviamo in un mondo scientifico e pensiamo come i selvaggi di mille anni fa. Si tratta di un atteggiamento schizofrenico, e un libro come quello di Lucrezio potrebbe aiutarci a capire, ma purtroppo non è il destino delle idee profonde quello di essere comprese da tutti.

Autore: Rosa Ognibene

Vincitrice del 2° premio della 5 ͣ edizione e del 3° premio della 8 ͣ edizione de La scienza narrata. Ha frequentato il Liceo Polispecialistico Piero Calamandrei di Napoli. Frequenta la facoltà di Lettere Moderne.